Nigeria

Situazione attuale e ultimi sviluppi

L’industria dei sequestri e la nuova frontiera del crimine nigeriano. Gli addetti del settore solo i terroristi islamisti di Boko Haram ma banditi (come sono definiti dal Governo) delle più svariate provenienze. Non si esclude una collaborazione, perché i rapimenti di studenti praticati da entrambi i gruppi costringono alla chiusura centinaia di scuole, unico argine all’analfabetismo a cui sono condannati i più poveri e ai matrimoni forzati per le ragazzine. Una vittoria per i jahidisti che vedono nell’istruzione sul modello occidentale un nemico da sopprimere. I sequestri avvengono in ogni angolo della Nigeria, nel Sud-ovest cristiano cosi come nel Nord-est islamico. A farne le spese, passeggeri degli autobus, ignari viaggiatori che si muovono in auto, passanti inermi. Il riscatto pagato dalle famiglie per riabbracciare i propri cari può variare da poche centinaia di dollari fino ai milioni per i ricchi.

E la maggioranza delle vittime evita la denuncia alla polizia. I 1.100 rapiti ufficiali del 2020 sono solo la punta dell’iceberg e riconfermano la fragilità dello Stato, che nonostante le promesse non ha mai rafforzato la sicurezza su strade e scuole a rischio. Sono rimaste inascoltate le pressanti richieste che deputati di Camera e Senato hanno avanzato al presidente Buhari per licenziare i vertici militari per la loro incapacità (o addirittura collusione) nell’affrontare l’emergenza. L’esplosione demografica (nel 2019 si contavano già 201milioni di abitanti), la crisi economica (che registra la seconda recessione in sei anni), il crollo del prezzo del petrolio hanno fatto deflagrare i conflitti. Più della meta dei nigeriani, in stragrande maggioranza giovani, e disoccupata o sottoccupata mentre i prezzi del cibo sono schizzati alle stelle (il record dal 2006). A questo si aggiunga la desertificazione (che spinge masse sempre più numerose a spostarsi o emigrare), nonché l’aumento vertiginoso del traffico di armi leggere e di piccolo calibro, e si potrà facilmente capire la potenzialità distruttiva della miscela “atomica” che scorre sotto i piedi d’argilla del gigante africano, che conserva il primato economico nel Continente.

A complicare ulteriormente la situazione sono le tensioni etniche. I principali sospettati dei rapimenti sono pastori nomadi peul o agricoltori hausa, storicamente in competizione per il controllo di acqua e terra. Gli scontri sono sfociati in massacri di villaggi e sequestri di massa. E cosi chi ieri praticava il furto di bestiame oggi si dedica ai sequestri, con maggiori vantaggi economici.

Per cosa si combatte

Se da un lato la Nigeria e un coacervo di etnie, lingue e religioni, dall’altro lo e anche per le ragioni per cui si combatte. Nel Nord-est (Stato del Borno e limitrofi) scontri e attentati sono sempre dovuti alla presenza dei terroristi islamici. Nel Middle Belt (tutta la fascia centrale della Federazione) le tensioni e le violenze sono causate dalla contrapposizione fra gli allevatori e le comunità agricole. E ancora, nel Delta del Niger (la regione petrolifera) continua l’attività di guerriglia di gruppi ribelli che combattono la dominazione delle compagnie di estrazione, mentre sporadici episodi di ribellione e conseguente repressione avvengono nel Biafra, per le rivendicazioni di indipendenza. Ma non e tutto. Un ulteriore elemento preoccupante e la crescita generalizzata di criminalità, più o meno organizzata, in tutto il Paese, specie nelle grandi e sovrappopolate città – come la megalopoli Lagos, capitale economica e commerciale del Paese africano, ma anche delle attività criminali. Secondo il Global Terrorism Index del 2020 (realizzato dall’IEP, Institute for economics and Peace), la Nigeria e il terzo Paese al Mondo dove il terrorismo ha colpito di più, dopo Afghanistan e Iraq. E il primo africano, davanti a Somalia e Repubblica Democratica del Congo. Un clima di instabilità e violenza diffuse che rischia di peggiorare in una fase che si presenta fortemente critica: dopo il 2020 recessivo (–1.92%), le previsioni per il 2021 sono di una crescita molto bassa, fra 1,1 e 1,5%.

Quadro generale

Tra ottobre e dicembre 2020, sulla Nigeria si è abbattuta la più grande ondata di proteste degli ultimi trent’anni. A innescare la miccia è stato, il 3 ottobre, l’omicidio di un ragazzo a Ughelli, nello Stato meridionale del Delta. Gli assassini sono alcuni ufficiali della Sars (Special Anti-Robbery Squad), la squadra speciale antirapina della polizia, che scappano via con la sua jeep. Un testimone riprende il delitto con lo smartphone e posta un tweet condiviso più di 10mila volte in pochissimo tempo, ma e arrestato in giornata. Ritrova cosi nuova linfa via web il movimento #EndSars nato nel 2017 dalle denunce dei giovani contro violenza e corruzione dell’unita antirapina e dalla sfiducia verso lo Stato centrale che ha sempre nascosto i suoi crimini, indifferente agli abusi sui civili.

L’8 ottobre le strade di Abuja e Lagos sono invase da studenti, attivisti, giornalisti, giovani imprenditori, artisti, donne. La protesta si estende e infiamma tutta la Nigeria, paralizzandola per tre mesi. E una lunga catena di cortei, sit-in, occupazioni, sparatorie indiscriminate della polizia sui manifestanti, morti, feriti e devastazioni causate anche da teppisti infiltrati. E un movimento senza leader ma ben organizzato grazie alla capacita dei social di mobilitare e informare correttamente, dribblando i tentativi governativi di dividere il movimento con la diffusione di fake news. Per esempio, la manifestazione al casello autostradale di Lekki, sfociata in una carneficina, e stata organizzata da ragazze attraverso piattaforme social con le immagini condivise in tempo reale sulla rete, da cui e partita anche una raccolta fondi di sostegno alla protesta.

I manifestanti chiedono lo scioglimento della squadra antirapina, giustizia per le vittime, inchieste giudiziarie indipendenti, ma anche l’aumento salariale per i poliziotti non adeguatamente retribuiti. Le unita Sars furono create nel 1992 per contrastare rapine e altre attività criminali. Da sempre pero sono state accusate di abusi sui cittadini: arresti arbitrari, detenzioni illegali, rapine, estorsioni, torture e omicidi, in larga maggioranza ai danni di giovani. Nel 2009, un reportage della Bbc documento addirittura il coinvolgimento di alcuni agenti nel commercio di cadaveri: i corpi di alcune loro vittime sarebbero stati venduti agli ospedali nigeriani per pratiche di formazione e ricerca medica. Insomma, banditi in divisa autorizzati dal Governo. Amnesty International ha puntualmente denunciato le malefatte di questo corpo di polizia, strutturalmente violento, corrotto e con l’impunità intrisa nel proprio Dna.

“E agghiacciante la sfrontatezza con cui lo Stato uccide i suoi cittadini, in modo cosi palesemente premeditato, come se fosse certo della mancanza di conseguenze”, ha commentato la scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie. Vittime di violenze e protagonisti delle proteste sono i giovani, in una nazione dove gli under 20 sono la meta dei 201milioni di abitanti. E una generazione che non ha memoria (se non attraverso i racconti) degli anni della dittatura e che ha evidenziato il fallimento del presidente Muhammadu Buhari, il quale ha parlato con imbarazzo solo alcuni giorni dopo le stragi per minimizzarne la portata e per fare promesse puntualmente disattese. Chi e sceso in strada ha mostrato di avere orizzonti più ampi delle cause contingenti: nel mirino ci sono la corruzione del Governo, le diseguaglianze sociali, la mancanza di opportunità, ma anche le discriminazioni di genere e le ingiustizie subite dalla comunità Lgbt. Femministe e attivist* Lgbt sono state colonne portanti delle manifestazioni.

Nonostante i ricchi proventi del petrolio (la Nigeria e primo produttore in Africa, ottavo nel Mondo) e di altre risorse, nel Paese più della meta della popolazione sopravvive con meno di due dollari al giorno, un bambino su tre soffre di malnutrizione cronica, il tasso di mortalità materna e il quarto più alto sul Pianeta. L’economia – secondo gli analisti – entrerà nella peggiore recessione degli ultimi quarant’anni per gli effetti del Covid-19 e del crollo del prezzo del petrolio, che rappresenta l’80% delle esportazioni e il 60% delle entrate del Governo. Di conseguenza, altri 7milioni di persone cadranno in povertà mentre già si registra il più alto tasso di disoccupazione di sempre. Il disprezzo verso le proteste e il sigillo all’ennesimo fallimento delle elite. Forse e andata in fumo l’occasione per colmare il profondo fossato che divide Stato e società, giovani e anziani.