Burundi

A Bujumbura è ormai il capo dell’ala giovanile del Cndd-Fdd, il partito al potere in Burundi, a dirigere la radio-televisione nazionale Rtnb, l’unico media pubblico audiovisuale del Paese della Regione dei Grandi Laghi. Eric Nshimirimana, è stato nominato direttore generale della Rtnb a inizio luglio. Immediata la reazione dell’Ong per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw) che ha denunciato l’entrata in funzione del capo dei famigerati “Imbonerakure”, che è stata definita milizia armata anche dalla Nazioni Unite, rappresenta “un duro colpo inferto a tutte le vittime degli abusi da loro inferti in questi anni di repressione, come anche alla libertà di stampa nel Paese”. Sono le parole pronunciate ai media dal responsabile dell’Hrw nell’Africa centrale, Lewis Mudge, il quale ha tenuto a ricordare che gli Imbonerakure sono accusati di aver commesso abusi tra cui arresti o omicidi ai danni di civili e oppositori al Governo di Pierre Nkurunziza: “Sotto la guida di Nshimirimana sono stati commessi crimini, compresi estorsioni, intimidazioni e assassini che continuano ancora oggi”. Nshimirimana è stato nominato alla testa degli Imbonerakure nel 2015, al culmine della crisi innescata dalla decisione del Presidente Pierre Nkurunziza di correre per un terzo mandato, violando la costituzione del Paese. Mandato poi ottenuto nel mese di luglio dello stesso anno tramite delle elezioni farsa boicottate dall’opposizione i cui principali esponenti sono dovuti fuggire all’estero. Le proteste che ne sono scaturite, sono state represse nel sangue. L’ala giovanile del Cndd-Fdd è accusata di essere al centro del sistema repressivo burundese insieme all’esercito, alla polizia e al Service National de Renseignement (Snr, i servizi segreti). Decine di migliaia di giovani Imbonerakure fanno ronde in tutti i comuni del Burundi e svolgerebbero un ruolo chiave nel reprimere gli oppositori, con pestaggi e uccisioni, secondo le organizzazioni per i diritti umani. Come sottolineato da un giornalista burundese, che ha voluto restare anonimo, a Rfi fino ad oggi Nshimirimana è stato direttore di un’azienda produttrice di zucchero e non sa nulla di media. È probabile che questa nomina serva ad assicurare al partito di Nkurunziza il “controllo totale di un media molto seguito”, specie nelle zone rurali in vista delle elezioni del 2020 in cui il Governo “non vuole lasciare spazio di manovra ai giornalisti”. Le violenze e la repressione che hanno contraddistinto la crisi politica in Burundi hanno causato almeno 1200 morti e oltre 400mila sfollati tra aprile 2015 e maggio 2017, secondo le stime della Corte penale Internazionale (Cpi), che sul caso ha aperto un’inchiesta difficile da concludere visto che Bujumbura si è ritirata dallo Statuto di Roma nell’ottobre del 2017.