Georgia

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Le elezioni parlamentari dell’ottobre 2020 hanno sconquassato la Georgia come un terremoto. Accuse di brogli hanno scatenato proteste e innescato una profonda crisi culminata con le dimissioni del Primo ministro Giorgi Gakharia e con l’arresto del leader del principale partito d’opposizione Enm, Nika Melia, con un raid nella sede del partito. Melia era già stato arrestato e liberato su cauzione quando, nel giugno 2019, era stato a capo di violente manifestazioni antirusse a seguito del discorso tenuto in Parlamento dal deputato russo in visita Sergey Gavrilov, visto come una provocazione. L’irrisolta questione dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud, unitamente all’attuale crisi politica (che secondo alcuni osservatori sarebbe sistemica), mette a rischio il percorso di democratizzazione e avvicinamento all’Europa iniziato nel luglio del 2016, quando è entrato in vigore l’agognato Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

Nonostante gli innegabili successi ottenuti dal Paese caucasico dopo l’indipendenza nei campi della democrazia, dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la profonda crisi politica in atto preoccupa i partner occidentali, soprattutto considerando il rischio del riaccendersi del conflitto con la Russia. Il riconoscimento dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud come Stati indipendenti da parte di Mosca all’indomani della guerra provocò forti manifestazioni antirusse nella capitale Tbilisi e sparse il timore di una volontà russa di annettere le due Regioni, annessione mai avvenuta.

Sul piano bellico, la situazione nei due Territori è rimasta su un livello di tensione decisamente basso negli ultimi anni. Gli unici episodi degni di nota riguardano alcune piccole manifestazioni antirusse al confine con l’Ossezia del Sud, nel 2015, dopo che i militari russi (che occupano la Regione) avevano installato recinzioni di filo spinato e cartelli che indicavano il confine. A seguito della guerra, l’Unione Europea ha dispiegato una missione di monitoraggio, EuMM, per contribuire al ristabilimento e alla normalizzazione dell’Area, all’osservazione e al rispetto dei diritti umani e alla tenuta dell’accordo Russia-Georgia del 2008. Dal novembre 2018, Salomé Zurabishvili è succeduta a Giorgi Margvelashvili alla Presidenza del Paese. Anche Zurabishvili, come il suo predecessore, appartiene al partito “Sogno georgiano”, costituito dal miliardario Bidzina Ivanishvili. Dal 2006 il Paese ha avviato un processo di preadesione all’Alleanza Atlantica, che negli ultimi anni ha intensificato la cooperazione militare con Tbilisi.

Per cosa si combatte

All’indomani della caduta dell’Urss, prima l’Ossezia del Sud e poi l’Abkhazia dichiararono la loro indipendenza dalla Georgia, risvegliando tensioni mai sopite sin dall’epoca zarista e dando vita ai primi conflitti della Regione. Dopo una fiammata di scontri in Abkhazia nel 1998, si arrivò all’estate del 2008 per avere di nuovo un’escalation delle tensioni e scambi a fuoco in entrambe le Regioni. Nell’agosto dello stesso anno ebbe inizio un’operazione militare georgiana di ampia scala contro la città di Tskhinvali, in Ossezia del Sud. Si originò un conflitto armato che coinvolse la Russia. Dopo la firma del cessate il fuoco nell’agosto 2008, Mosca riconobbe formalmente l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Organizzazioni internazionali come Human Rights Watch o la missione europea incaricata di indagare cause e responsabilità del conflitto ravvisarono in tutte le parti coinvolte violazioni dei diritti umani. Abkhazia e Ossezia del Sud sono oggi Regioni de facto indipendenti, reclamate come proprie da Tbilisi, la cui posizione è appoggiata da tutti gli Stati membri dell’Ue e dalla Nato, oltre che dalle stesse Nazioni Unite. Il conflitto, di fatto rimasto congelato dal ritiro delle truppe russe dall’Ossezia del Sud, continua a condizionare i rapporti internazionali della Georgia, specialmente con la Russia. L’Ossezia del Sud è abitata da una forte maggioranza di etnia e lingua osseta, a differenza dell’Abkhazia che ha una composizione più variegata.

Quadro generale

La Georgia è uno stato transcaucasico, Repubblica dell’Unione Sovietica fino al 1991. Il processo d’indipendenza ebbe inizio nel 1990, con le prime elezioni multipartitiche, seguite da un referendum per lasciare l’Urss, approvato dal 98,9% dei votanti. L’indipendenza formale venne dichiarata il 9 aprile 1991. A oggi, è membro delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa, dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Nei suoi primi anni di vita, la Repubblica georgiana ha sofferto un periodo di turbolenze politiche ed economiche. Gli anni della transizione alla democrazia e all’economia di mercato sono stati accompagnati da tassi di crescita lenti e da sanguinosi conflitti interni con le Regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud. In risposta a una nuova legge che rendeva la lingua georgiana obbligatoria in tutti gli organi di Stato, la neo-costituita Assemblea popolare dell’Ossezia del Sud, nel gennaio 1992, dichiarò con un referendum la propria indipendenza esprimendo anche la volontà di entrare a far parte della Federazione russa. Ne seguì un conflitto fra i georgiani e i ribelli della Regione autonoma che si concluse, sempre nel 1992, con una tregua. L’accordo alla base del cessate il fuoco prevedeva la dislocazione in zona di un contingente di “forze miste per il sostegno alla Pace” composto da soldati provenienti dalla Russia, dall’Ossezia del Nord e dalla Georgia. Dal 1991 al 1993 un conflitto ancora più grave infiammò l’Abkhazia. Si giunse ad un accordo di Pace solo nel 1994, dopo che la Georgia accettò di entrare a far parte della Comunità Stati indipendenti (Csi) e acconsentì alla presenza di basi russe sul proprio territorio.

L’accordo, stipulato a Mosca il 14 maggio del 1994, prevedeva un cessate il fuoco, la dislocazione di un contingente di Pace della Csi e un impegno delle parti a risolvere pacificamente il conflitto. In pratica, le forze di Pace includevano solo soldati russi, per la maggior parte provenienti dalle basi già presenti in Abkhazia e Georgia. In seguito, fu stabilita la presenza di una missione di osservatori delle Nazioni Unite (Unomig), con il compito di controllarne l’operato. Ossezia del Sud e Abkhazia sono da allora Regioni de facto indipendenti, membri (insieme alla Transnistria e al Nagorno-Karabakh) della Comunità per la democrazia e il diritto delle nazioni, un’organizzazione internazionale che riunisce Territori dell’ex-Urss a riconoscimento limitato. I primi anni della Georgia indipendente avevano visto al potere l’ex-ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica, Eduard Shevardnadze. Nel 2003, dopo che Shevardnadze aveva vinto ancora una volta le elezioni politiche in un contesto di tensioni e accuse di brogli, corruzione e nepotismo, montò la protesta popolare. Shevardnadze diede le sue dimissioni il 23 novembre di fronte all’estendersi delle manifestazioni.

La Rivoluzione delle Rose, così fu chiamato il movimento di protesta, avvenne senza spargimento di sangue e rappresentò un momento di speranza democratica non solo per la Georgia, ma anche per le altre Repubbliche caucasiche dell’ex Unione Sovietica. Con le dimissioni di Shevardnadze salì alla Presidenza del Paese Mikheil Saakashvili. La sua guida della Georgia, ininterrotta fino al 2013 (quando gli è succeduto Giorgi Margvelashvili), si tradusse in una vigorosa sterzata verso alleanze con gli Stati Uniti e l’Europa, oltre che in una chiara politica di avvicinamento alla Nato. Si è trattato di un decennio che ha caratterizzato la vita recente del Paese e che ha visto il tragico episodio della guerra del 2008, ma anche un cambiamento dell’assetto del potere molto discusso: una riforma costituzionale varata nel 2004 accentrò molti poteri nel Presidente, svuotando il ruolo del Parlamento e caratterizzando la Georgia con tratti autoritari.

A seguito di proteste di piazza del 2009, la Costituzione fu nuovamente emendata per ridurre i poteri presidenziali in favore del Primo ministro e, in parte, del Parlamento. Dal 2018 è presidente Salomé Zurabishvili, del partito “Sogno georgiano”, ex diplomatica francese, nata e vissuta a Parigi da una famiglia georgiana. L’attuale Primo ministro, dello stesso partito, è Irakli Gharibashvili, nominato in corsa dopo le dimissioni a sorpresa nel febbraio 2021 di Giorgi Gakharia, sempre di “Sogno Georgiano”, in segno di dissenso contro l’arresto dell’oppositore Nika Melia.