Georgia

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Nel giugno 2019, Tiblisi è stata teatro di violente manifestazioni antirusse, che hanno causato almeno 240 feriti tra manifestanti e polizia, a seguito del discorso tenuto in parlamento dal deputato russo in visita, Sergey Gavrilov, visto come una provocazione. Episodio che ha riportato in primo piano le tensioni mai sopite con Mosca. Sul piano del percorso di democratizzazione, non molti progressi ha fatto la Georgia dal primo luglio del 2016, quando è entrato in vigore l’agognato Accordo di Associazione con l’Unione europea. Nonostante gli innegabili successi del Paese caucasico nei campi della democrazia, dello stato di diritto, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, gli ultimi dati dell’Eastern Partnership Index, diffusi dal Civil Society Forum a dicembre 2018, segnano un rallentamento (va detto, in linea con gli altri Paesi dell’Eap). Freedom House continua a collocare la Georgia nel gruppo dei Paesi parzialmente liberi, insieme a Paesi come Azerbaigian e Ucraina. Dal 2006 il Paese ha avviato un processo di pre-adesione all’Alleanza Atlantica, che negli ultimi anni ha intensificato la cooperazione militare con Tbilisi. A seguito della guerra in Ossezia del Sud del 2008, l’Ue ha dispiegato una missione di monitoraggio (European Monitoring Mission, Eumm) in Georgia per contribuire al ristabilimento e alla normalizzazione dell’area, all’osservazione e al rispetto dei diritti umani e alla tenuta dell’accordo Russia-Georgia del 2008.

Dal novembre 2018, Salomé Zurabishvili è succeduta a Giorgi Margvelashvili alla presidenza del Paese. Anche Zurabishvili, come il suo predecessore, appartiene al partito “Sogno georgiano”, costituito dal miliardario Bidzina Ivanishvili. Il riconoscimento dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud da parte della Russia come stati indipendenti ha provocato forti manifestazioni antirusse nella capitale, Tbilisi, e sparso il timore di una volontà russa di annettere le due Regioni negli ultimi anni. Per fortuna però, finora, la situazione nei due territori è rimasta su un livello di tensione decisamente basso. Gli unici episodi degni di nota riguardano alcune piccole manifestazioni antirusse al confine con l’Ossezia del Sud, nel 2015, dopo che i militari russi (che occupano la Regione) avevano installato recinzioni di filo spinato e cartelli che indicavano il confine. Il caso di Archil Tatunashvili, un ex militare georgiano morto in condizioni poco chiare in un carcere osseto a febbraio 2018 ha poi riportato in primo piano la questione dell’occupazione russa dell’Ossezia del Sud.

Per cosa si combatte

Nei mesi di giugno e luglio 2008 aumentarono le tensioni e si registrarono esplosioni e scambi a fuoco sia in Abkhazia che in Ossezia del Sud. Nell’agosto dello stesso anno ebbe inizio un’operazione militare georgiana di ampia scala contro la città di Tskhinvali, in Ossezia del Sud.

Si originò un conflitto armato che coinvolse la Russia. Dopo la firma del cessate il fuoco il 15 agosto 2008, la Russia riconobbe formalmente l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud. Organizzazioni internazionali come Human Rights Watch o la Missione europea incaricata di indagare cause e responsabilità del conflitto ravvisarono in tutte le parti coinvolte (forze georgiane, russe e dell’Ossezia del Sud) violazioni dei diritti umani.

Abkhazia e Ossezia del Sud, sono oggi Regioni de facto indipendenti, reclamate come proprie da Tbilisi, la cui posizione è appoggiata da tutti gli stati membri dell’Ue e dalla Nato, oltre che dalle stesse Nazioni Unite.

Il conflitto, di fatto rimasto congelato dal ritiro delle truppe russe dall’Ossezia del Sud, continua a condizionare i rapporti internazionali della Georgia, specialmente con la Russia.

L’Ossezia del Sud è abitata da una forte maggioranza di popolazione di etnia e lingua osseta (di origine iraniana e religione russo-ortodossa), a differenza dell’Abkhazia che ha una composizione etnico-demografica più variegata. Dall’inizio del conflitto, comunque, le popolazioni georgiane residenti hanno abbandonato le due Regioni, aumentando la componente entica non georgiana.

Quadro generale

La Georgia è uno stato transcaucasico, repubblica dell’Unione sovietica fino al 1991. Il processo d’indipendenza ebbe inizio nel 1990, con le prime elezioni multipartitiche, seguite da un referendum per lasciare l’Urss, approvato dal 98,9% dei votanti. L’indipendenza formale venne dichiarata il 9 aprile 1991.

Nei suoi primi anni di vita, la repubblica georgiana ha sofferto un periodo di turbolenze politiche ed economiche. Gli anni della transizione alla democrazia e all’economia di mercato sono stati accompagnati da tassi di crescita lenti e sanguinosi conflitti interni con le Regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud.

In risposta a una nuova legge che rendeva la lingua georgiana obbligatoria in tutti gli organi di stato, la neo-costituita Assemblea Popolare dell’Ossezia del Sud, nel gennaio 1992, dichiarò con un referendum la propria indipendenza esprimendo anche la volontà di entrare a far parte della Federazione Russa. Ne seguì un conflitto fra i georgiani e i ribelli della regione autonoma che si concluse, sempre nel 1992, con una tregua. L’accordo alla base del cessate il fuoco prevedeva la dislocazione in zona di un contingente di “forze miste per il sostegno alla pace” composto da soldati provenienti dalla Russia, dall’Ossezia del Nord e dalla Georgia.

Dal 1991 al 1993 un conflitto ancora più grave infiammò l’Abkhazia. Si giunse ad un accordo di pace solo nel 1994, dopo che la Georgia accettò di entrare a far parte della Comunità Stati Indipendenti (Csi) e acconsentì alla presenza di basi russe sul proprio territorio. L’accordo stipulato a Mosca il 14 maggio del 1994, prevedeva un cessate il fuoco, la dislocazione di un contingente di pace della Csi, e un impegno delle parti a risolvere pacificamente il conflitto. In pratica, le forze di pace includevano solo soldati russi, per la maggior parte provenienti dalle basi già presenti in Abkhazia e Georgia. In seguito, fu stabilita la presenza di una missione di osservatori delle Nazioni Unite (Unomig), con il compito di controllarne l’operato. Ossezia del Sud e Abkhazia sono da allora dalle Regioni de facto indipendenti, membri, insieme alla Transnistria e al Nagorno-Karabakh, della Comunità per la democrazia e il diritto delle nazioni, un’organizzazione internazionale che riunisce territori dell’ex-Urss a riconoscimento limitato.

I primi anni della Georgia indipendente avevano visto al potere l’ex-ministro degli Esteri dell’Unione Sovietica, Eduard Shevardnadze. Nel 2003, dopo che Shevardnadze aveva vinto ancora una volta le elezioni politiche, in un contesto di tensioni e accuse di brogli, corruzione e nepotismo, montò la protesta popolare. Shevardnadze diede le sue dimissioni il 23 novembre di fronte all’estendersi delle manifestazioni. La Rivoluzione delle rose, così fu chiamato il movimento di protesta, avvenne senza spargimento di sangue e rappresentò un momento di speranza democratica non solo per la Georgia, ma anche per le altre repubbliche caucasiche dell’ex Unione sovietica.

Con le dimissioni di Shevardnadze salì alla presidenza del Paese Mikheil Saakashvili. La sua guida della Georgia, ininterrotta fino al 2013 fino a quando gli è succeduto Giorgi Margvelashvili, si tradusse in una vigorosa sterzata verso alleanze con gli Stati uniti e l’Europa, oltre che in una chiara politica di avvicinamento alla Nato. Si è trattato di un decennio che ha caratterizzato la vita recente del Paese e che ha visto anche il tragico episodio della guerra del 2008. Ma anche un cambiamento dell’assetto del potere molto discusso: una riforma costituzionale varata nel 2004 accentrò molti poteri nel Presidente, svuotando il ruolo del parlamento e caratterizzando la Georgia con tratti autoritari. A seguito di proteste di piazza del 2009, la costituzione fu nuovamente emendata per ridurre i poteri presidenziali in favore del primo Ministro e, in parte, del parlamento.

Dal 2018 è Presidente Salomé Zurabishvili, ex diplomatica francese, nata e vissuta a Parigi da una famiglia georgiana.

A oggi, la Georgia è membro delle Nazioni unite, del Consiglio d’Europa, dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).