Pakistan Pashtun

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Dopo l’ennesimo rischio, all’inizio del 2019, di una escalation del conflitto con l’India, nel febbraio del 2021 i due Paesi si impegnano ad un cessate il fuoco lungo la linea di controllo (LoC) nel Kashmir. Nonostante il cessate il fuoco fosse già stato concordato nel 2003, dal 2014 c’è stato un aumento deciso degli incidenti. Durante il 2020 il Pakistan ha contato 114 attacchi indiani, risultanti in 62 vittime. Preoccupante è stato anche l’uso frequente di artiglieria di grosso calibro da entrambe le parti. L’accordo per un rinnovato rispetto del cessate il fuoco è un passo importante nel processo di distensione tra i due Paesi. Infatti, meno di un mese dopo, il capo dell’esercito pachistano, il generale Bajwa, delinea una visione per la politica estera e strategica del suo Paese che dà priorità all’economia. La pace con l’India è una condizione preliminare per questo nuovo corso. Tale visione viene confermata dal consigliere per la sicurezza nazionale Moeed Yusuf alla fine di maggio, durante un incontro con il suo omologo americano. Il piano pachistano ambisce a una cooperazione bilaterale con gli Stati Uniti non basata su sicurezza e difesa, ma su economia, commercio e affari. Sul fronte interno, le zone di confine che hanno visto la nascita del movimento dei Talebani sono di nuovo in subbuglio.

La popolazione locale di etnia pashtun si è mobilizzata attorno al Movimento Pashtun Tahafuz (Ptm) per richiedere una maggior protezione dei diritti umani. Il Movimento critica le politiche dello Stato e in particolare dell’esercito nel Waziristan, per un gran numero di sparizioni forzate e violazioni di diritti umani. I leader del Ptm sono finiti sotto tiro per aver perseguito il rilascio di individui detenuti dalle autorità senza un giusto processo. L’esercito ha accusato il Ptm di condurre un programma antinazionale e di fare il gioco dei nemici dello Stato. Nell’estate del 2020, sempre nelle aree tribali, si segnala un pericoloso processo di riunificazione di vari gruppi talebani sotto l’insegna del Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp), l’organizzazione da cui si erano scissi a partire dal 2014 in seguito alla pressione esercitata dallo Stato pakistano attraverso una pesante operazione militare nel Nord Waziristan. Il consolidamento del Ttp apre nuovi preoccupanti scenari di violenza interna, dopo che il numero di attacchi perpetrati è stato in continua diminuzione dal 2009 (con l’eccezione del 2013). I primi mesi del 2021 evidenziano infatti una crescita netta di attacchi da parte del Ttp, condotti quasi esclusivamente nella provincia del Khyber Pakhtunkhwa. Verso la fine del 2021 però Governo e Ttp sono tornati a parlarsi (avevano già tentato un accordo nel febbraio 2014 ) grazie alla mediazione dei Talebani afgani. Il cessate il fuoco dura un mese (sino al 10 dicembre 2022)  ma non è stato immediatamente rinnovato e un mese dopo Islamabad confermava che i colloqui erano ancora sospesi. Inoltre il 10 gennaio 2022 la stampa locale rende  noto che Khalid Balti,alias  Muhammad Khorasani già portavoce del gruppo, è stato ucciso da sconosciuti nella provincia afgana del Nangarhar.

Per cosa si combatte

Il Pakistan è sostanzialmente in guerra su due fronti: uno esterno con l’India, a causa del Kashmir, ma anche per una psicosi da annientamento incombente; uno interno, rivolto verso una galassia variegata di attori armati. Nel secondo fronte si trovano gruppi come il Ttp, che professano di lottare per una rifondazione del Paese secondo principi puramente islamici, e gruppi di matrice etno-nazionalista e separatista, soprattutto attivi nelle province del Belucistan e del Sindh. Durante il 2020 il Ttp e altri gruppi a esso affiliati hanno condotto 95 attacchi in Pakistan, causando la morte di 140 persone. 75 di questi attacchi hanno avuto luogo nel Khyber Pakhtunkhwa, che nel 2018 ha formalmente assorbito le sette agenzie tribali che componevano la Regione del Fata. La lentezza con cui le riforme promesse in queste agenzie sono state portate avanti, in combinazione con l’instabilità che è destinata a emergere nel vicino Afghanistan, sono due fattori di una probabile intensificazione del conflitto con il Ttp. Il Belucistan, e in misura minore anche il Sindh, si annunciano come province dove le tensioni etno-nazionaliste sono destinate a crescere. Il Belucistan in particolare è una provincia da anni sotto il controllo dei militari, afflitta dalla piaga delle sparizioni forzate, come denunciato dalla popolazione locale. I gruppi separatisti che vi operano hanno adottato una strategia sempre più audace nella scelta degli obiettivi e nel modo in cui condurre questi attacchi.

Quadro generale

Nata dalle ceneri dell’Impero anglo-indiano, la Repubblica Islamica del Pakistan è divisa in quattro Province, due Territori autonomi e il Territorio della capitale Islamabad. La sua genesi è segnata dal profondo trauma causato dalla partizione del 1947, in seguito alla quale morirono tra le 500.000 e i due milioni di persone, con circa 15milioni costrette a spostarsi da un nuovo Paese all’altro. Le ambizioni di un partito religioso – la Lega Musulmana – si fusero con le mire britanniche volte a indebolire un’India sempre più filosovietica. In questo processo vennero creati due Pakistan: uno Occidentale (quello odierno) ed uno Orientale (l’attuale Bangladesh), separati da circa 1.600 km di territorio indiano. Nel 1971 un breve conflitto tra i due Pakistan portò alla nascita del Bangladesh come Stato indipendente. Dopo la morte del padre fondatore della Lega Musulmana nel 1948, Muhammad Ali Jinnah, il Pakistan conobbe una deriva democratica che per decenni fu caratterizzata da un susseguirsi di regimi militari e da un processo di radicalizzazione religiosa. Il periodo più oscuro fu quello della decade tra il 1978 ed il 1988, sotto il dittatore Zia ul-Haq, il quale lanciò una campagna di islamizzazione della società. Le relazioni storicamente tese con l’India e con l’Afghanistan hanno svolto un ruolo centrale nell’evoluzione dello Stato pachistano e hanno anche contribuito alla militarizzazione della politica pachistana. L’India viene da sempre considerata come la minaccia principale all’esistenza stessa del Pakistan.

La contesa per il Kashmir rappresenta il punto di convergenza di queste tensioni storiche. Ad oggi sono state tre le guerre combattute per questa Regione, l’ultima delle quali nel 1999. Oltre a conflitti diretti tra questi due Paesi dotati di un arsenale nucleare e con eserciti tra i più grandi al Mondo (quello indiano conta un milione e 200mila effettivi, mentre quello pakistano circa 600mila effettivi), la lotta per il Kashmir ha avuto luogo soprattutto come conflitto asimmetrico a bassa intensità. Da una parte l’esercito indiano con una presenza oppressiva nei riguardi della popolazione locale e dall’altra gruppi di guerriglieri sia di matrice interna che infiltrati dal Pakistan. Sempre intorno al Kashmir, ruotano tensioni legate a reciproci disaccordi sull’uso dell’acqua. Le gravi carenze d’acqua di entrambi i Paesi, che si prevede peggioreranno a causa del processo generale di riscaldamento globale, sono state aggravate da interventi come la costruzione di dighe e progetti idroelettrici. Simili problemi legati alla gestione di risorse idriche comuni condizionano anche i difficili rapporti tra il Pakistan e l’Afghanistan. Inoltre, per controbilanciare la minaccia rappresentata dall’India, negli ultimi tre decenni il Pakistan ha cercato di influenzare gli affari interni dell’Afghanistan soprattutto attraverso un uso mirato dei Talebani, sia pachistani che afghani. La ragione principale per questa politica di ingerenze, voluta principalmente dai settori militari, è collegata alla cosiddetta dottrina della “profondità strategica”, secondo cui l’Afghanistan viene visto come un territorio dove potersi ritirare in caso di un attacco indiano.

Il sostegno ai mujahidin afghani e la guerra clandestina in Kashmir hanno rafforzato il potere e l’autonomia delle forze armate (in particolare dell’agenzia di intelligence militare) e creato un notevole quadro di jihadisti armati e addestrati. Il Governo attuale dell’ex giocatore di cricket Imran Khan è salito al potere dopo le elezioni del luglio del 2018. Di stampo conservatore, si dice che abbia beneficiato dell’appoggio degli apparati militari, i quali erano in aperta rottura con il precedente Governo di Nawaz Sharif. L’economia del Paese è caratterizzata da un sistema in mano a poche famiglie e ai militari, mentre nelle zone rurali è ancora forte la presenza di grandi proprietari terrieri. Queste élite “feudali” rappresentano un fattore centrale nel determinare il carattere clientelare della politica nazionale. L’economia è in uno stato costante di fabbisogno energetico, sia per uso domestico che industriale. A tal fine, già da alcuni anni ogni Governo pachistano si è prodigato alla ricerca di investitori e di finanziamenti. Il Fondo Monetario Internazionale è in continui negoziati col Pakistan, mentre Paesi amici quali la Cina, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno promesso prestiti ed investimenti a condizioni agevolate.