Sudan del Sud

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Dopo otto anni di guerra, il Sud Sudan e in mano a un’elite militare che controlla le risorse e massacra la popolazione. Quello che all’inizio poteva essere definibile come un conflitto dinka-nuer oramai non e più solo questo. La somalizzazione del territorio e ciò che caratterizza questa guerra. Gruppi armati controllano porzioni di territorio e solo idealmente fanno riferimento alle due principali parti in lotta. Una guerra nella guerra dunque, che non e cosi facilmente definibile. Si trovano sempre più villaggi attaccati senza sapere da chi e perché, con quelle forme di violenza estreme tipiche di questo conflitto: uccisioni di massa, comprese donne e bambini, mutilazioni, stupri.

Dopo la richiesta di Pace fatta da Papa Francesco, con quel gesto inedito del bacio dei piedi ai due leader Salva Kiir e Riek Machar, i due hanno completamente disatteso gli impegni di pacificazione assunti, ma ormai hanno perso anche il controllo dei gruppi armati che perpetrano i loro efferati attacchi. Timidi gli interventi della comunità internazionale. Fra questi, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che ha rinnovato l’embargo sul commercio delle armi fino al primo luglio 2022. A febbraio 2021 l’Unhcr ha pubblicato

un rapporto che presenta dati sconcertanti sulle violenze nel Paese e l’intensificazione degli attacchi contro la popolazione civile. Ad esempio, nel periodo tra febbraio e novembre 2020, il Paese e stato colpito da un violento conflitto tra milizie dinka e nuer contro i pastori di etnia murle e la guerriglia ha comportato massicce violazioni di diritti umani, tra cui l’uccisione e lo sfollamento di centinaia di persone.

La popolazione di rifugiati più vasta di tutta l’Africa e quella del Sudan del Sud: sono circa 2,2milioni le persone che sono state costrette a fuggire fuori dal Paese in otto anni di conflitto e la stragrande maggioranza di queste, l’83%, e composta da donne e bambini. Lo Stato che ne ospita il numero più significativo e l’Uganda. A questi si aggiungono altri 2milioni di persone sfollate internamente al Paese. E in questo quadro di guerra che il presidente Salva Kiir a maggio 2021 ha sciolto il Parlamento per dare seguito agli Accordi di Pace siglati nell’ormai lontano 2018. Non si sono fatte attendere le critiche per il ritardo con il quale e stata messa in atto questa decisione. Peraltro, non avendo indicato i tempi per la costituzione di quello nuovo, ciò che ora si teme e che permanga una situazione di attesa, senza neppure più il Parlamento e con un maggiore accentramento dei poteri.

Per cosa si combatte

Il Sudan del Sud e nato il 9 luglio 2011 a seguito di un referendum. Due anni dopo, nel dicembre del 2013, e piombato in una delle guerre civili più sanguinose mai viste. Inizialmente i fronti contrapposti erano quelli del presidente Salva Kiir e quello del suo ex vice Riek Machar, rispettivamente di etnia dinka e nuer, le più numerose del Sud Sudan. Questi fronti di guerra rimangono quelli principali ai quali si aggiungono altri gruppi etnici e di controllo di porzioni di territorio in tutto il Paese. Il Sudan del Sud e lo Stato piu giovane del Mondo e per questo motivo la sua collocazione negli equilibri internazionali e regionali e ancora tutta da definire. Nel Sudan unito la principale ricchezza, cioè il greggio, aveva uno sbocco, il terminale di Port Sudan sul Mar Rosso e gli oleodotti del Regime di Khartoum che lo trasportavano. Oggi il Sudan del Sud rischia di essere una bolla di petrolio in mezzo all’Africa senza terminali, investimenti, attrezzature e tecnologie per sfruttare quella enorme ricchezza. Questa e la principale posta in gioco economica della guerra, alla quale si aggiunge quella delle risorse idriche dell’acqua del Nilo Azzurro e quella del prezioso legname teak.

Quadro generale

La secessione del Sudan del Sud dal Regime di Khartoum, avvenuta con il referendum del 2011, è stata conquistata col sangue. Quasi mezzo secolo di guerre, delle quali l’ultima e durata ben ventidue anni, dal 1983 al 2005. Il Trattato di Pace che ha chiuso il conflitto aveva anche fissato le tappe successive: un periodo di transizione di cinque anni, nei quali il Sud avrebbe goduto di ampia autonomia e il referendum per l’autodeterminazione, svoltosi il 9 gennaio 2011, nel quale il 98,83% dei votanti si e espresso a favore della secessione. Il neonato Stato africano oggi e un Paese indipendente, ma ha poco altro. La guerra interna lo sta devastando quando ancora e alle prese con le ferite profonde dei decenni di guerra con il Sudan del Nord. Quel conflitto, aggravato da prolungate carestie, ha causato due milioni di morti e quattro di rifugiati e sfollati.

Ma anche la distruzione quasi totale delle infrastrutture: scuole, strade, ponti, ospedali. Oltre alle enormi carenze dello stato sociale, nella sua breve storia il Sudan del Sud ha dovuto affrontare diverse crisi umanitarie. La prima delle quali legata al rientro in massa di 350mila sudsudanesi che durante la guerra erano emigrati nelle Regioni del Nord e che sono rientrati in patria con l’indipendenza. Inoltre, nel 2012, erano scoppiati scontri etnici in diverse aree del Paese (proseguiti anche nel 2013), il più grave dei quali aveva provocato migliaia di morti nella Regione del Jonglei, con decine di migliaia di sfollati. Altre emergenze umanitarie si erano verificate nel Sud-ovest, lungo il confine col Centrafrica, a causa delle incursioni del gruppo ribelle del Lra (Esercito di resistenza del Signore).

E, ancora, lungo il confine Nord, per via degli scontri fra l’esercito di Khartoum e i gruppi armati del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro, due Regioni le cui popolazioni non hanno potuto votare per l’autodeterminazione, pur avendo combattuto con lo Spla (Esercito di liberazione del Sudan del Sud) la guerra per l’indipendenza, e scegliere di far parte del nuovo Stato meridionale. Gli scontri dei suoi primi due anni di vita avevano già spinto alla fuga oltre 200mila profughi oltre confine.

Quanto alla situazione economica del Paese, dipende totalmente dal petrolio (costituisce il 98% delle entrate delle Stato). L’85% delle riserve di greggio, con la scissione in due del grande Sudan, e rimasto al Sud e la capacita di estrazione e di circa 350mila barili al giorno. Ma i soli oleodotti utilizzabili, realizzati prima dell’indipendenza, sono quelli che attraversano il Nord. Il contenzioso sul “diritto di passaggio”, per il quale Khartoum esigeva un prezzo salatissimo, ha portato il Governo del Sud a interrompere le estrazioni, dal gennaio 2012 fino al marzo 2013, quando sono riprese a seguito di un nuovo accordo con Khartoum.

Ma quell’anno, senza più gli introiti del greggio, ha precipitato il già poverissimo Paese in una profonda crisi economica, che ha costituito una delle premesse al rigurgito di guerra civile della fine del 2013. La questione da allora non e mai stata regolata definitivamente e gli indicatori sociali ne sono lo specchio. Il Sudan del Sud, che ha una crescita demografica annua del 3,83% (stima del 2017) e un tasso di fertilità per donna di cinque figli, ha una speranza di vita di soli 56 anni e una mortalità infantile (sotto i cinque anni) di 92,6 bambini ogni mille nascite. L’analfabetismo (sopra i 15 anni) e del 69% mentre solo cinque bambini su cento hanno completato le scuole primarie. Anche la prevalenza dell’Hiv e alta e arrivava (stime del 2016) al 2,7%. L’accesso a servizi sanitari adeguati e bassissimo – meno del 7% della popolazione – mentre l’accesso all’acqua potabile e solo del 58,7%, il che significa che quasi la meta della popolazione sudsudanese beve acqua contaminata.