Sahara Occidentale

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Dopo ventinove anni dal cessate il fuoco, il 13 novembre 2020, il Fronte Polisario e il Marocco hanno ripreso le armi. La tregua sancita nel 1991 e terminata dopo che l’esercito marocchino e penetrato nella zona cuscinetto controllata dalla missione Onu Minurso, per interrompere il blocco al traffico che era stato imposto dai manifestanti saharawi nel valico di El Guerguerat. Da quel giorno, il quotidiano bollettino di guerra dell’Esercito popolare di Liberazione Saharawi parla di “bombardamenti contro le forze nemiche lungo il Muro della Vergogna nel Sahara Occidentale”. Un combattimento che pero il Marocco minimizza o addirittura smentisce. Nella zona di guerra, cosi come nei territori del Sahara Occidentale, vige il divieto di ingresso per operatori umanitari e giornalisti. Anche dal punto di vista diplomatico le cose si sono smosse a più riprese. Nel dicembre 2020, il presidente Usa uscente Donald Trump ha nei fatti proposto al Marocco una partita di giro: il riconoscimento del diritto del Regno sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti con Israele.

Una dichiarazione che ha provocato non poche reazioni internazionali, ma che si e rilevata di scarsa efficacia. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha infatti avuto modo di ribadire che la soluzione al conflitto del Sahara Occidentale non dipende dai riconoscimenti dei singoli Stati, ma dall’attuazione delle risoluzioni dell’Onu. Colin Stewart, capo della Minurso, ha poi confermato che “tutto rimane nell’Accordo siglato nel 1991, che indica quel territorio come occupato e che prevede un referendum di autodeterminazione per definire la volontà del popolo saharawi di decidere liberamente il proprio destino”. Delicati poi i rapporti diplomatici tra Marocco, Germania e Spagna, sempre in relazione alla questione Sahara Occidentale. Il 6 maggio 2021, Rabat ha infatti richiamato il proprio ambasciatore a Berlino denunciando in un comunicato ufficiale “atti ostili” da parte della Germania. Ferri corti anche tra Marocco e Spagna, dopo che lo Stato iberico ha accolto il presidente della Rasd, Brahim Ghali per ricevere cure mediche quando ha contratto il Covid-19. Nel comunicato diffuso dal Ministero degli Esteri marocchino, Rabat ha avvertito la Spagna di non “minimizzare il grave impatto” di questa crisi sui rapporti bilaterali e l’ha avvertita che “trarrà tutte le conseguenze” da una decisione “premeditata”, presa “alle spalle di un partner e di un vicino”.

Per cosa si combatte

Il conflitto del Sahara Occidentale ruota attorno al diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi. Il overno del Marocco ha infatti occupato il Territorio illegalmente dal 1975 (contemporaneamente alla Mauritania), quando gli spagnoli lasciarono la vecchia colonia. Nonostante le numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, l’occupazione non è ancora terminata e il Sahara Occidentale resta l’ultima colonia africana ancora in attesa dell’indipendenza.  Dal 1991, è attiva la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (Minurso), che ha il compito di sorvegliare il rispetto del cessate il fuoco e organizzare il referendum di autodeterminazione, finora però mai realizzato. La popolazione saharawi resta ancora divisa tra coloro che abitano nei campi profughi nel deserto algerino, chi vive nei territori del Sahara Occidentale e i pochissimi residenti delle cosiddette ‘zone liberate’, una fascia pressoché desertica composta da sette città raggiungibili con 4-5 ore di fuoristrada dai campi saharawi. A dividere la popolazione resta il muro, lungo 2.700 chilometri, costruito dal Marocco a
partire dal 1980. La fortificazione è una vera e propria opera militare composta da bunker, postazioni fortificate e campi minati. Anche il conflitto del Sahara Occidentale poi ha un risvolto economico: nel Territorio si trovano ricchi giacimenti di fosfati e quel tratto di Oceano è uno dei più pescosi del Continente.

Quadro generale

Dopo la ritirata degli spagnoli, il Marocco e la Mauritania invasero il Sahara Occidentale, un territorio composto dalle regioni di Saquia el Hamra a Nord e Rio de Oro a Sud e confinante con Marocco, Algeria, Mauritania e l’Oceano Atlantico. Il 6 ottobre 1975, il Re del Marocco
dette il via libera alla “marcia verde”, alla quale parteciparono 350mila marocchini, con l’obiettivo di occupare il Territorio. Il 2 novembre 1975, la Spagna affermò il proprio supporto all’autodeterminazione del popolo saharawi. Alla fine dell’anno, quindi, il Fronte Polisario sembrò sul punto di guadagnare l’indipendenza ma, con trattative segrete, Madrid firmò un accordo clandestino con il Marocco e la Mauritania: i tre decisero che il Territorio venisse spartito tra i due Paesi africani.
L’annessione illegale del Sahara Occidentale avviò la guerra fra Marocco e Mauritania (ritiratasi dal conflitto nel 1978) e decine di migliaia di saharawi fuggirono sotto i bombardamenti al napalm dell’esercito di Rabat.

Nel 1976, il Fronte Polisario proclamò la Repubblica democratica araba saharawi (Rasd), riconosciuta oggi da 86 Paesi, ma non dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea. L’aggressione marocchina provocò la fuga dei saharawi verso Est, in Algeria, dove è stato concesso loro asilo politico. A partire dal 1980,
il Marocco ha iniziato la costruzione di un muro elettrificato e militarizzato per dividere la popolazione
dei campi profughi da quella rimasta nel Sahara Occidentale. La fortificazione separa ancora le famiglie, alcune delle quali hanno potuto incontrarsi in rare occasioni organizzate e scortate dall’Onu. Nel 1984, l’Organizzazione degli Stati Africani ha accettato come Stato membro la Rasd, espellendo il Marocco. L’Unione Africana ha poi riammesso il Regno nel gennaio del 2017, ma ha anche stabilito l’invio di una delegazione di Pace a Laayoune e l’istituzione di una missione di sorveglianza dei diritti civili e umani nei territori del Sahara Occidentale.

Nel 1991, dopo diciotto anni di guerra, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvò il Piano di Pace. Da quell’anno, la Minurso sorveglia il rispetto del cessate il fuoco (violato nel novembre 2020) e dovrebbe organizzare il referendum di autodeterminazione. La consultazione non si è però ancora svolta, perché costantemente bloccata e rinviata dal Marocco, che nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può contare sull’appoggio della Francia e del suo potere di veto. La Minurso viene rinnovata ogni anno ed è una missione atipica: è l’unica che non estende le sue competenze in materia di controllo delle violazioni e rispetto dei diritti umani. Tra dicembre 2018 e marzo 2019, a Ginevra si sono svolti alcuni colloqui di Pace che avevano fatto sperare nella ripresa del dialogo, ma che non hanno fatto registrare alcun tipo di progresso. Il Marocco continua a sostenere la soluzione che conferisce autonomia a una Regione considerata però parte integrante e irrinunciabile del Regno. Nessuna concessione anche dal punto di vista della liberazione dei prigionieri politici saharawi e dell’autorizzazione a poter far entrare
nei Territori Occupati osservatori indipendenti per monitorare il rispetto dei diritti umani. Di contro, per il Fronte Polisario, l’unica soluzione resta il referendum, ovvero il diritto inalienabile del popolo saharawi di decidere il proprio destino in maniera democratica.

Intanto, le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale sono sistematiche e documentate da numerose organizzazioni internazionali. Nel Territorio vige la censura: i giornalisti stranieri non sono ammessi, gli attivisti e i cittadini non possono documentare quello che succede senza rischiare il carcere. La situazione è difficile anche nei campi del deserto algerino: i profughi saharawi dipendono dagli aiuti internazionali e abitano in una delle Aree più inospitali del Pianeta. Nel campi spesso manca l’acqua corrente e l’elettricità. Sia le tende che le più moderne case costruite con mattoni di sabbia
sono sempre esposte a crolli durante il periodo delle piogge. Proprio a causa di queste condizioni estreme e delle difficili condizioni di vita, la popolazione soffre di diverse malattie.