Sahara Occidentale

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Per ogni passo avanti il conflitto del Sahara Occidentale ne subisce almeno due indietro. I colloqui di pace di dicembre 2018 e marzo 2019 a Ginevra hanno portato le due parti ad un nuovo dialogo ma non hanno fatto registrare nessun tipo di progresso. Il Marocco continua a sostenere la soluzione che conferisce autonomia ad una Regione considerata però parte integrante ed irrinunciabile del Regno. Nessuna concessione anche dal punto di vista della liberazione dei prigionieri politici Saharawi e all’autorizzazione di poter far entrare nei territori occupati osservatori indipendenti per monitorare il rispetto dei diritti umani. Di contro, per il Fronte Polisario, l’unica soluzione resta il referendum: ovvero il diritto inalienabile di far decidere al popolo Saharawi il proprio destino in maniera democratica.

Un altro elemento negativo sono le dimissioni del maggio 2019 di Hornst Kohler, inviato speciale delle Nazioni Unite che stava tentando di trovare una soluzione al conflitto. Secondo gli osservatori si deve proprio all’ex Presidente tedesco, in carica da agosto 2017, la ripresa dei colloqui di pace tra le due parti, con Algeria e Mauritania come osservatori. L’inviato speciale aveva organizzato anche nel mese di febbraio 2018, al culmine di un periodo estremamente teso tra le due parti, nuovi colloqui a Berlino, terra da sempre neutrale al conflitto.

Ufficialmente le dimissioni di Kohler sono legate a motivi di salute ma, secondo molti, sarebbe arrivata dopo la votazione, alla fine di aprile 2019, della risoluzione Onu 2468, giudicata da più parti troppo sbilanciata a favore di Rabat. Con le dimissioni di Kohler la situazione arriva ad un nuovo momento di stallo. Alla fine dell’aprile 2019 il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha prorogato, soltanto di altri sei mesi, la missione di pace Minurso. La risoluzione ha visto l’astensione della Russia e del Sudafrica.

Germania e Belgio hanno espresso diverse perplessità sul testo finale, che è stato rimandato e ricorretto varie volte, perché considerato troppo favorevole al Marocco. Intanto le condizioni di vita dei Saharawi nei campi profughi si fanno sempre più complicate: da anni gli aiuti umanitari sono in costante diminuzione. Per sopperire a questa mancanza il Programma alimentare mondiale ha approvato il piano strategico 2019-2022 per i rifugiati Saharawi. Il programma sosterrà il paniere di base per rafforzare la dieta scolastica e incoraggiare le attività produttive. Il numero di persone coinvolte oscilla tra 125mila e 133.672, ovvero il 77% dei rifugiati saharawi nel deserto algerino.

Per cosa si combatte

Il popolo Saharawi aspetta dal 1975 di beneficiare del diritto, internazionalmente riconosciuto, dell’autodeterminazione. Il Governo del Marocco ha occupato il Sahara Occidentale illegalmente da quando gli spagnoli hanno lasciato la vecchia colonia e, nonostante le numerose risoluzioni di condanna delle Nazioni Unite, l’occupazione non è ancora terminata.

Il Sahara Occidentale è quindi considerata l’ultima colonia africana ancora in attesa dell’indipendenza. Dal 1991 è attiva la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (Minurso) che ha il compito di sorvegliare il rispetto del cessate il fuoco e organizzare il referendum di autodeterminazione, che però non si è ancora realizzato. La popolazione Saharawi è divisa tra chi vive nei campi profughi nel deserto algerino e chi abita nei cosiddetti ‘Territori Occupati’. Entrambe le condizioni sono, anche se per differenti motivazioni, drammatiche. La repressione del dissenso, la censura e la violazione dei diritti umani restano all’ordine del giorno nel Sahara Occidentale, dove notizie di arresti e torture si susseguono ogni giorno. Di contro la vita nei campi profughi resta per le condizioni climatiche, l’isolamento e per gli aiuti umanitari che diminuiscono ogni anno di più, al limite della tollerabilità. Le due popolazioni sono divise da un muro lungo oltre duemila chilometri, costruito dal Marocco a partire dal 1980: un’opera militare composta da bunker, postazioni fortificate e campi minati.

Quadro generale

Il Sahara Occidentale è composto dalle Regioni Quadro generale di Saquia el Hamra al Nord e Rio de Oro al Sud. Confina con il Marocco, l’Algeria, la Mauritania e l’Oceano Atlantico. Dopo la ritirata degli spagnoli il Marocco e la Mauritania ne hanno invaso il territorio. Dal 1975, anno dell’occupazione, in molti sono fuggiti nel deserto algerino, e lì vivono ancora oggi, organizzati in campi profughi. Il 6 ottobre 1975, il re del Marocco dette il via libera alla “marcia verde”, attraverso la quale 350mila marocchini avanzarono verso il Sahara Occidentale con l’obiettivo di conquistare il territorio. Il 31 ottobre 1975 ebbe inizio l’invasione marocchina nella zona Orientale del Sahara Occidentale. La Spagna intanto si ritirò e il 2 novembre Madrid riaffermò il proprio supporto all’autodeterminazione del popolo Saharawi, allineandosi agli impegni internazionali assunti. Con la Spagna fuori dai giochi, alla fine del 1975 il Fronte Polisario sembrò sul punto di guadagnare l’indipendenza, ma con trattative separate e segrete, Madrid firmò un accordo clandestino con il Marocco e la Mauritania. I tre Paesi decisero di dividere il territorio del Sahara Occidentale fra il Marocco e la Mauritania. Nel 1976 il Fronte Polisario proclamò la Repubblica Democratica Araba Saharawi (Rasd), riconosciuta al 2019 da oltre 80 Paesi, ma non dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.

L’annessione illegale del territorio dette il via alla guerra fra Marocco e Mauritania, per il controllo del territorio. Decine di migliaia di Saharawi fuggirono sotto i bombardamenti al napalm del Marocco.

L’aggressione investì il Paese provocando la fuga dei Saharawi verso Est, in Algeria, dove è stato concesso loro asilo politico. Il rientro nelle terre venne reso ancora più difficile dalla costruzione da parte del Marocco, a partire dal 1980, di un muro elettrificato. La fortificazione divide ancora le famiglie, alcune delle quali hanno potuto incontrarsi in rare occasioni organizzate e scortate dall’Onu.

Nel 1984, l’Organizzazione degli Stati Africani ha accettato come Stato membro, la Rasd, espellendo il Marocco. L’Unione Africana ha riammesso il Regno dopo 33 anni, nel gennaio del 2017, ma ha anche stabilito l’invio di una delegazione di pace a Laayoune e l’istituzione di una missione di sorveglianza dei diritti civili e umani nei territori del Sahara Occidentale.

Nel 1991, dopo 18 anni di guerra, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvò il Piano di Pace. Dal 1991 la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale, Minurso, sorveglia il rispetto del cessate il fuoco e organizza il referendum di autodeterminazione che è rimasto solo sulla carta. Il referendum è stato costantemente bloccato e rinviato dal Marocco, che nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può contare su un alleato di ferro come la Francia e del suo potere di veto. La Minurso viene rinnovata ogni anno nel mese di aprile ed è una missione atipica: è l’unica che non estende le sue competenze in materia di controllo delle violazioni e rispetto dei diritti umani.

Intanto le violazioni dei diritti umani nel Sahara Occidentale sono sistematiche e ampiamente documentate da numerose organizzazioni internazionali. Nel Territorio vige la censura: i giornalisti stranieri non sono ammessi e quelli locali non possono documentare quello che succede senza rischiare il carcere.

La situazione è particolarmente difficile anche nei campi del deserto algerino, che ospitano ad oggi circa 173mila Saharawi, in esilio dal 1975. I profughi Saharawi dipendono dagli aiuti internazionali e abitano in una delle aree più inospitali del Pianeta.

I campi, sotto il controllo e la gestione del Fronte Polisario, sono organizzati in wilaya (Regioni) e in daira (Province). Qui spesso manca l’acqua corrente e l’elettricità sia nelle tende che nelle più moderne case costruite con mattoni di sabbia, sempre esposte a crolli durante il periodo delle piogge. Proprio per questa inospitalità la popolazione Saharawi soffre di svariate malattie, dovute soprattutto al clima. Tra le principali si riscontrano asma, patologie respiratorie di varia natura e problemi agli occhi. Tra la popolazione locale si registra poi una delle percentuali di celiachia più alte al mondo: 5,6% contro la media dell’1% degli altri Paesi.

La motivazione si può riscontrare proprio negli aiuti internazionali: il popolo Saharawi non aveva nella propria dieta il frumento, che invece ha iniziato ad assumere in quantità massiccia con gli arrivi dall’Occidente.