Burkina Faso

Non si può parlare di Burkina Faso senza ricordare la scomparsa di un italiano e della sua compagna canadese. Di Luca Tacchetto ed Edith Blais, non si hanno più notizie dal 16 dicembre 2018. L’italiano e la sua amica canadese hanno raggiunto il Burkina Faso in macchina – sono partiti dall’Italia – dopo aver attraversato la Mauritania e il Mali, per poi raggiungere il Togo. Luca e Edith erano diretti a Kpalimé, una cittadina del Togo, dove avrebbero dovuto unirsi a un’Organizzazione non governativa legata all’ambiente. L’ultima volta sono stati visti nella città del Sud-Ovest del Paese, Bobo Dioulassou. E a raccontarlo è stato il cittadino francese Robert Guilloteau, che li ha ospitati a casa sua il 15 dicembre 2018. I due giovani sono ripartiti la mattina del 16 dicembre e sarebbero stati diretti alla moschea di Bobo Dioullasou. Da lì sarebbero ripartiti per la capitale del Burkina Faso, sempre secondo il racconto del francese, dove avrebbero dovuto fare dei visti regolari e quelli per il Togo e il Benin. Il loro durava solo 3 giorni. Da lì più nulla. Potrebbero essere stati rapiti da gruppi terroristici, che infestano tutta la sub-regione, oppure da criminali comuni. Ma nessuna rivendicazione è arrivata. I gruppi jihadisti, inoltre, hanno interesse ad attirare l’attenzione internazionale. Che non sia arrivata nessuna rivendicazione è un fatto molto strano. Ma non è arrivata, nemmeno, una richiesta di riscatto da parte di un gruppo di criminali comuni. Anche questo risulta essere improbabile. La vicenda, quindi, è avvolta dal mistero. Il viaggio intrapreso dai due giovani ha toccato aree del continente africano molto pericolose. Tutta la fascia del Sahel, cioè dalla Mauritania al Mali, dal Niger al Ciad, compreso il Burkina Faso, è un’area di presenza terroristica e di continuo flusso migratorio dalla fascia sub-sahariana dell’Africa verso, appunto, il Sahel. Tra Niger, Mali e Burkina Faso sono 6 le persone nelle mani dei jihadisti, tra le quali anche il missionario italiano Luigi Maccalli, rapito in Niger il 17 settembre 2018. Il Burkina Faso, che era rimasto immune da fenomeni terroristici, negli ultimi anni è diventato un Paese a rischio e pericoloso dove si sono susseguiti numerosi attentati per mano di jihadisti. La pericolosità del Paese, che sembrava essere “relegata” al Nord, ora si è estesa anche in altre Regioni, comprese quelle dell’Est, proprio al confine con il Togo e il Mali. Non è un caso che l’Assemblea nazionale del Burkina Faso abbia prolungato lo stato d’emergenza, proclamato dal Presidente Roch Marc Kaboré il 31 dicembre, per altri 6 mesi. Motivando la dichiarazione dello stato di emergenza, il Presidente ha spiegato: “Riteniamo molto insicure le Regioni nel Nord come quelle Meridionali al confine con Togo e Benin. I nostri soldati non riescono ancora a gestire il raggio d’azione dei militanti islamici che sta diventando sempre più grande”. Lo stato d’emergenza riguarda 14 Provincie su 45, ripartite in sei Regioni che hanno registrato attacchi terroristici, che sono costati il posto al capo di stato maggiore dell’esercito, licenziato dal Presidente burkinabé. Le incursioni jihadiste, che fino a qualche mese fa hanno riguardato il Nord del Paese si sono estese anche alle zone confinanti con il Togo e il Benin. Attentati, come quelli avvenuti nella capitale Ouagadougou (l’ultimo nel marzo del 2018), attributi ai gruppi jihdisti di Ansaroul Islam e al Gruppo di sostegno all’Islam e ai Musulmani (Gsim). Attacchi che si sono ripetuti nel mese di maggio 2019 e che hanno avuto come obiettivi chiese cristiane. Gli attacchi hanno provocato più di 300 morti dal 2015 ad oggi.