Hong Kong

Nessuno si sarebbe mai aspettato che il 2019 potesse essere un anno così complicato per Hong Kong. Dopo cinque anni di lenta repressione delle persone che avevano partecipato al Movimento degli Ombrelli del 2014, che fossero studenti, universitari, o politici, sembrava che l’attivismo a Hong Kong stesse sprofondando in una lunga fase depressiva. Il movimento del 2014, infatti, che si era mobilitato per chiedere pieno suffragio universale, era stato preso di mira dal Governo tramite una lunga serie di denunce per istigazione al disturbo dell’ordine pubblico, che hanno condannato diverse decine di persone a lunghe pene detentive. Nel frattempo, i partiti politici che si erano formati dopo il Movimento degli Ombrelli sono stati squalificati dal partecipare alle elezioni, per la loro insufficiente lealtà alla Cina e possibili simpatie indipendentiste, e alcuni dei candidati eletti al parlamento nelle elezioni del 2016 sono stati squalificati per lo stesso motivo. Il governo, dunque, sembrava aver trovato tutti i metodi possibili per schiacciare le richieste di democratizzazione. Poi, forse per leggerezza, forse per arroganza, ecco che il quarto Capo dell’Esecutivo da quando Hong Kong è tornata sotto sovranità cinese, nel 1997, Carrie Lam, ha deciso di introdurre una legge per l’estradizione nelle giurisdizioni con cui Hong Kong non è coperta da accordo. Fra queste, c’è anche la Cina continentale, e non per caso: all’epoca del trasferimento di sovranità dalla Gran Bretagna alla Cina era stato deciso di mantenere la barriera che separa i due fori legali, dato che la garanzia di applicazione del governo della legge a Hong Kong serviva anche a tranquillizzare le industrie e le aziende internazionali. Il tentativo di Lam di togliere queste barriere protettive si è rivelato un boomerang colossale, che ha mutato per sempre il panorama di Hong Kong. Le manifestazioni contro la legge sull’estradizione, dapprima poco significative, si sono estese ad una parte sempre più ampia della popolazione, con picchi di due milioni di persone in piazza a chiedere che il disegno di legge sia formalmente ritirato. Al momento di scrivere, questo era solo “sospeso”, una formula introdotta da Lam stessa ma che è priva di valore legale. Le manifestazioni contro la legge hanno visto un inasprirsi inquietante delle relazioni fra la polizia e la cittadinanza, dopo che l’amministrazione ha deciso di delegare interamente alle forze dell’ordine il compito di risolvere una questione che è invece prettamente politica. Non è chiaro in che modo andranno le cose: Pechino ha cercato di spaventare i dimostranti, lasciando vedere movimenti di truppe ed esercitazioni militari al confine. Quello che sembra ancora più probabile, però, è il rafforzarsi di un braccio di ferro con le aziende presenti a Hong Kong e che auspicano di fare affari con la Cina: come è successo a Cathay Pacific, la compagnia aerea di bandiera di Hong Kong, che è stata costretta a sacrificare il suo direttore generale per continuare a volare in Cina. Lo staff di bordo deve essere selezionato fra quelli che non hanno mai preso parte a manifestazioni. Quanto avvenuto a Cathay Pacific ha lasciato sgomenta la città, ma ora che banche e assicurazioni si vedono costrette a recitare pubblicamente che sostengono la polizia di Hong Kong e sono contro le manifestazioni, il timore di un controllo sempre più capillare, che passa attraverso i punti nevralgici del potere economico cittadino, è diventato una certezza.