Ciad

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Nel Ciad in bilico dopo l’uccisione del presidente Idriss Deby, al potere con un colpo di Stato dal dicembre del 1990, tutto si gioca nelle trame oscure di militari clanici legati all’etnia zaghawa che, con la legge del kalashnikov, tengono in scacco il Paese da oltre tre decenni. A due passi dalla frontiera con il Sudan, si fronteggiano i diversi clan zaghawa in lotta tra loro per il controllo del Paese, delle sue terre e delle sue risorse. Conflitti aspri che si riflettono anche tra i membri del Consiglio militare di transizione (Cmt), guidato dal figlio di Deby, Mahamat Idriss, e messo in piedi da quindici generali zaghawa, calpestando la Costituzione. E con una fretta molto sospetta, a poche ore dalla notizia della morte del Presidente tra il 19 e il 20 aprile scorso. Le fortissime tensioni, radicate persino all’interno di ogni nucleo familiare zaghawa, facevano parte del “sistema Deby”, dove i diversi sottoclan non erano favoriti allo stesso modo e dove vivevano discriminazioni molto evidenti, aggravatesi nel marzo scorso dopo l’incursione delle guardie presidenziali a N’Djamena nella dimora di Yaya Dillo, candidato alle presidenziali di aprile e cugino del Presidente. L’agguato ha provocato l’assassinio della madre di Dillo e di uno dei suoi figli: una crepa tremenda all’interno della stessa famiglia Deby, che ne è uscita con le ossa rotte, e un evento che ha segnato una militarizzazione della campagna elettorale al punto da costringere alcuni storici oppositori al boicottaggio. Da quel momento qualcosa e cambiato nel clima del clan al vertice del Paese. Ma il malcontento e la divisione abitano da lungo tempo anche i settori più profondi dell’esercito ciadiano, all’interno del quale il presidente Deby esercitava la repressione contro tutti i soldati che rivendicavano i loro diritti. Inviati in difficili interventi nel Sahel o in conflitti contro i ribelli che da anni infestano il Nord del Ciad, i soldati hanno il diritto di avere dei premi in denaro. Ma Deby ne tratteneva i due terzi e chi si lamentava o pensava di ribellarsi veniva inviato nella prigione a cielo aperto di Koro Toro, in mezzo al deserto del Sahara, nel Nord del Paese, oppure veniva semplicemente liquidato. Quindi la repressione di Deby non e stata solamente esercitata sulla popolazione, ma anche sull’esercito e su tutte le forze di sicurezza che contestavano il suo modo di gestire i militari e la nazione. Tutte queste contraddizioni e divisioni sono ora in fase di riassestamento e potrebbero andare ad associarsi all’insoddisfazione popolare che straripa nel Paese.

Per cosa si combatte

In Ciad si combatte da anni per il controllo delle terre in scontri fratricidi e intercomunitari tra le oltre 200 etnie del Paese, da Nord a Sud. Il conflitto per il controllo dei pascoli e l’irruzione del bestiame nei campi coltivati provocano ogni anno tensioni fortissime tra allevatori e agricoltori, tensioni che spesso sfociano nel sangue. Si combatte per il controllo delle risorse, soprattutto oro e uranio nel Nord, tra vari gruppi armati che si contendono la Regione. Alcuni di questi minacciano il potere centrale, che interviene spesso con l’esercito per contenere queste mire espansioniste. Ne e esempio il recente caso del Fronte per l’alternanza e la concordia del Ciad (Fact), la cui discesa verso la capitale ha causato fortissimi scontri con le forze armate nazionali nella Regione occidentale del Kanem, centinaia di morti e prigionieri di guerra e l’uccisione del presidente Idriss Deby. Si combatte per il potere tra i vari clan dell’etnia zagahwa, in cui la fame delle ricchezze divide gli appetiti tra gli eredi. Non scorre buon sangue tra il nuovo uomo forte del Paese, Mahamat Idriss, e suo fratello Zacaria, che si considera vero erede perché figlio di Hinda Deby, prima moglie del defunto Presidente. Il Ciad e molto impegnato militarmente nel contrastare il fenomeno del terrorismo jihadista con il gruppo del G5 Sahel, il quadro istituzionale di coordinamento e monitoraggio della cooperazione regionale in materia di politiche di sviluppo e sicurezza.

Quadro generale

La fine della guerra in Libia, con l’Accordo di Pace di Ginevra dell’ottobre scorso, ha provocato lo spostamento di mercenari e gruppi ben armati ed equipaggiati verso Sud, provocando instabilità in Ciad. Nel corso di violenti scontri tra il movimento ribelle del Fronte per l’alternanza e la concordia del Ciad (Fact) e l’esercito ciadiano ha perso la vita il presidente Idriss Deby, lasciando il Paese nel caos. Dopo una lunga storia da ex colonia francese, il Ciad e diventato indipendente nel 1960: sembrava l’inizio di una transizione pacifica che presagiva un futuro di stabilita per il Paese che nello stesso anno, il 20 settembre, e entrato ufficialmente a far parte dell’Onu. Il primo residente del Ciad, eletto l’11 agosto del 1960, e stato Francois Tombalbaye, che nel dopoguerra aveva fondato uno dei principali partiti ciadiani, il Partito progressista del Ciad (Ppt). Le speranze del Paese furono presto deluse dal Governo di Tombalbaye, che si trasformò in una guida autoritaria. Solo due anni dopo la sua elezione, il Presidente aveva messo al bando tutti gli altri partiti e cominciato una forte repressione contro quelli che considerava oppositori politici. Il malcontento cresceva e in più di un’occasione il Governo dovette sedare rivolte interne. Tensioni si registravano nel Nord, abitato da popoli di fede islamica, ma anche nel Sud, con popolazioni cristiane e animiste. Nel 1966, nel confinante Sudan, venne fondato il Fronte Nazionale per la Liberazione del Ciad (Frolinat). Il gruppo di ribelli imbraccio le armi contro il Governo dando inizio a una sanguinosa guerra civile, proseguita anche dopo il colpo di

Stato militare del 13 aprile del 1975, quando Tombalbaye venne ucciso e il generale Felix Malloum, guida della giunta militare, divenne il nuovo capo del Governo. Nell’impossibilita di annientare la guerriglia del Frolinat, nel 1978, Malloum decise di nominare premier il leader dei ribelli Hissene Habre. La convivenza dei due ai vertici duro poco. L’anno successivo, le forze ribelli del Frolinat e l’esercito di Malloum si scontrarono apertamente nella capitale N’Djamena. Il generale golpista Malloum fu costretto alla fuga, ma il Paese scivolo in una crisi interna ancora più profonda. La guerra civile coinvolgeva, oltre al Frolinat, numerose fazioni di ribelli e la situazione era ormai fuori controllo. L’Onu intervenne e traghetto il Ciad alla firma, nell’agosto del 1979, di un trattato di Pace (Accordo di Lagos) che permetteva la formazione di un Governo di transizione che avrebbe dovuto guidare il Paese a elezioni politiche. A capo di questo Governo, il presidente Goukouni Oueddei, mentre Habre fu nominato ministro della Difesa. Dopo diciotto mesi, la situazione era pero immutata e gli scontri continuavano a imperversare.

Oueddei riuscì a conquistare il controllo della capitale, ma per farlo chiese aiuto alla Libia che invio le proprie truppe. An-cora grazie alla Libia, nel 1983 l’esercito governativo sferrò un nuovo attacco contro le forze di Habre, che ottenne il sostegno delle truppe francesi già presenti sul territorio. Nel 1984, la Francia e la Libia siglarono un accordo per ritirarsi dal Ciad. Tale decisione non fu pero rispettata dalla Libia, che mantenne i propri soldati nella striscia di Aouzou. Solo nel 1987 Ciad e Libia firmarono un cessate il fuoco, che rimase in vigore fino al 1988. Negli anni Ottanta la stabilita interna del Ciad fu minata da una serie di colpi di Stato. Nel 1990, un disertore dell’esercito di Habre, Idriss Deby, riuscì con un golpe a instaurare un nuovo Governo, di cui egli stesso divenne Presidente per oltre trent’anni.

La situazione del Paese si aggravo dal 2003, quando migliaia di rifugiati in fuga dal Darfur, martoriato da un conflitto civile hanno iniziato a entrare in Ciad per sfuggire alle violenze. Il 23 dicembre del 2005, il Governo ciadiano dichiarò ufficialmente lo stato di guerra contro il Sudan. Alla base della decisione, una lunga serie di violenti scontri lungo il confine tra i due Paesi ai danni delle popolazioni che abitavano la frontiera. Nel 2010 i due Paesi hanno firmato un accordo di pace. Durante gli anni di governo di Idriss Deby, i gruppi ribelli hanno cercato in diversi momenti e modi di rovesciare il Regime per conquistare il potere. Il Paese e rimasto così preda di violenti scontri e l’instabilità e ancora costantemente in aumento, soprattutto dall’aprile scorso, quando fu ucciso lo stesso Presidente.