Kosovo

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Il 14 febbraio 2021, in Kosovo, si sono tenute le elezioni per il rinnovo dei 120 deputati dell’unica Camera legislativa. I risultati hanno consegnato la vittoria al partito di sinistra Vetevendosje, guidato da Albin Kurti, che (ad onor di cronaca) aveva già vinto le elezioni dell’ottobre 2019 ed era stato eletto Primo ministro il 3 febbraio 2020 in seguito a un accordo di governo con il partito di centrodestra Ldk (Lega Democratica del Kosovo). Molto amato dalla popolazione giovanile, Kurti è anche un convinto sostenitore e promotore della partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale, come testimoniato dalle numerose Ministre che vanta il suo Governo. Il suo successo è attribuibile in parte al suo carisma e in parte è ascrivibile allo scarso consenso di cui godeva il Premier precedente e all’indebolimento dei partiti oppositori, orfani di molti dei propri esponenti accusati di aver commesso crimini di guerra ai danni sia di serbi che di albanesi. Kurti è anche un formidabile nazionalista pacifista, protagonista di quel nazionalismo complesso da catalogare secondo canoni occidentali. È stato capace di costruire il suo nazionalismo anche sul concetto di tolleranza: “In Kosovo, non si sono combattute due etnie, non è stato uno scontro tribale serbi-albanesi, ma la lotta del popolo (quello albanese) contro lo Stato totalitario (serbo)”, sostiene. Non stupisce allora che sia più aperto alla Pace con Belgrado di alcuni suoi predecessori.

La sua vittoria rappresenta una (postuma) sconfitta dell’Amministrazione Trump per quanto riguarda la questione spinosa dei rapporti tra Serbia e Kosovo: il Primo ministro aveva accusato l’inviato della Casa Bianca per il dialogo tra Pristina e Belgrado, Granell, di essere direttamente responsabile del voto che aveva portato allo scioglimento del suo esecutivo nel 2020 e di aver interferito negli affari interni del Paese. Storicamente, però, i rapporti tra Washington e Pristina sono stati eccellenti. Le tensioni con la Serbia, che continua a considerare il Kosovo terra propria, si sono raffreddate solo di recente: grazie alla mediazione degli Stati Uniti, è stato siglato un accordo di cooperazione economica tra le parti. Anche l’Unione Europea ha “provato” a imporre a Belgrado la normalizzazione dei rapporti con Pristina come precondizione per l’ingresso nell’Unione, ma i colloqui bilaterali hanno prodotto pochi risultati concreti. Certo è che il dialogo tra Belgrado e Pristina può avere ricadute significative non solo con specifico riferimento a Serbia e Kosovo, ma su tutta la Regione balcanica.

Per cosa si combatte

Ai tempi della Jugoslavia, il Kosovo godeva di ampia autonomia politica e amministrativa, dovuta alla sua composizione etnica a larghissima maggioranza albanese. Le cose cambiarono quando, nel marzo 1989, l’allora presidente della Serbia Slobodan Miloševic revocò gran parte dell’autonomia territoriale, eliminò l’albanese come seconda lingua ufficiale accanto al serbocroato e chiuse le scuole di lingua albanese. La Provincia subì una serbificazione della classe dirigente: i funzionari, gli insegnanti e gli amministratori locali vennero sostituiti con serbi o con persone comunque allineate a Belgrado. La popolazione albanese e i suoi leader, primo fra tutti Ibrahim Rugova (a capo della Lega democratica del Kosovo, Ldk), scelsero l’opposizione pacifica, dichiarando l’indipendenza unilateralmente nel 1990. Fu però la fine della guerra di Bosnia Erzegovina a scatenare l’escalation, quando la Serbia diede inizio alla pulizia etnica. Si scatenò la resistenza armata. Alla guida della lotta armata si pose l’Esercito di liberazione del Kosovo, Uçk. Fu l’intervento della Nato a porre fine alla guerra. La dichiarazione dell’indipendenza il 17 febbraio 2008, però, non ha sopito la “questione kosovara”. La Costituzione serba del 2006, nel preambolo, dichiara infatti il Kosovo parte integrante del territorio dello Stato, riconoscendogli lo status di Provincia autonoma. Il mantenimento dell’indipendenza nazionale è quindi tuttora una questione all’ordine del giorno a Pristina.

Quadro generale

Il Kosovo è una Repubblica parlamentare monocamerale. Gli organi dello Stato sono regolati dalla Costituzione, che ha trovato compimento con gli accordi di Bruxelles del 2013 sulla normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo. La rappresentanza delle minoranze etnico-linguistiche è garantita da una norma costituzionale che riserva una quota dei seggi a rappresentanti della comunità serba, più altri dieci per le restanti minoranze. Un’ulteriore garanzia è data dal sistema elettorale multipartitico. L’amministrazione pubblica e la costruzione dell’impianto legislativo sono tuttora sotto la diretta competenza della missione Eulex (European Union Rule of Law Mission in Kosovo) dell’Unione Europea, insieme all’Unmik (United Nations Interim Administration Mission in Kosovo), la missione nata nel 1999 con la Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. In realtà, dall’indipendenza del 2008, le funzioni dell’Unmik avrebbero dovuto essere trasferite a Eulex: la transizione, però, si è rivelata più complessa del previsto e non ha ancora trovato compimento. La missione Eulex, che era stata prevista per un periodo limitato, continua a operare sulla base di ripetute proroghe. Nel corso degli anni, Eulex è stata oggetto di critiche per la scarsa efficacia del suo operato, soprattutto in campo giudiziario, e per le accuse di corruzione. Nel 2009, una violenta protesta guidata da un gruppo di cittadini kosovari causò l’incendio di numerose auto e l’arresto di 21 persone. Nel 2014, le accuse di corruzione raggiunsero i massimi livelli, tanto da causare l’intervento dell’Ue, che istituì una commissione d’inchiesta. Al termine dei lavori, nel 2015, la commissione non rilevò responsabilità della missione Eulex, affermando però che il problema della corruzione in Kosovo è presente. Nel 2017, un nuovo scandalo ha investito il giudice capo della missione, l’inglese Malcom Simmons, che si è dimesso.

Dal 2016, il Presidente del Kosovo è stato Hashim Thaçi, già Primo ministro e ministro degli Esteri. Era stato indicato dai servizi segreti tedeschi come a capo di una rete di traffico di armi, stupefacenti e organi e nel 2021 è a processo alla Corte dell’Aja. Così come l’ex capo del Governo Ramush Haradinaj, processato dal tribunale dell’Aja per omicidio e prosciolto. Travolto dagli scandali anche l’ex presidente del Parlamento Kadri Veseli, ex capo dei servizi segreti, ritenuto molto vicino ai primi due ai tempi dell’Uçk. Dal 2021, la nuova Presidente dello Stato è donna: Vjosa Osmani. Il Parlamento è composto da 120 deputati. Di questi, 100 seggi sono assegnati con voto diretto proporzionale, almeno 10 seggi sono garantiti alla comunità serba e 10 distribuiti tra le altre minoranze presenti sul territorio (rom, bosgnacchi, turchi, ecc.). La legislatura dura quattro anni. Il territorio è suddiviso in 7 distretti amministrativi. Le municipalità sono 48. La suddivisione amministrativa, effettuata dall’Unmik nel 2000 con attenzione alla distribuzione etnica della popolazione, è stata contestata dalla Serbia, senza effetto. Il Kosovo ha una sola università, divisa in due diverse unità: quella di lingua albanese, che ha sede a Prishtina e conta 17 facoltà, e quella in lingua serba con sede a Kosovska Mitrovica, che conta 10 facoltà e fa parte dell’unione delle università serbe. La massima autorità giudiziaria è la Corte suprema.

L’indipendenza della magistratura, prevista dalla Costituzione, è garantita dal Consiglio giudiziario del Kosovo, che propone al Presidente la nomina dei procuratori e svolge il ruolo di organo disciplinare della magistratura. Almeno il 15% dei componenti della Corte suprema e dei tribunali distrettuali devono appartenere alle minoranze etniche. Sull’implementazione del sistema giudiziario è competente la missione Eulex. L’economia del Kosovo è una tra le meno sviluppate d’Europa, ma qualche segno di ripresa – prima che la pandemia da Covid-19 rifermasse tutto – c’era. Il numero dei residenti aveva ripreso a crescere. Dal punto di vista della facilità di creare impresa, secondo la classifica Doing Business della Banca Mondiale, il Kosovo ha fatto un balzo in avanti grazie anche alla semplificazione fiscale e nell’accesso al credito, classificandosi 44° su 190 Paesi nel 2018, pur perdendo quattro posizioni rispetto all’anno prima. Restano drammatiche le questioni di una criminalità e una corruzione dilaganti e una disoccupazione giovanile al 50%. La pandemia ha rimesso in ginocchio il Paese.