Camerun

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Dal 2016, le Province anglofone nel Nord-ovest e nel Sud-ovest del Camerun hanno iniziato una battaglia per l’autonomia, a tratti in chiave federalista a tratti indipendentista e secessionista. Dopo un periodo di trattative con il Governo centrale fatto anche di proteste e cortei pacifici in cui si manifestava per un uso più equo della lingua inglese nei tribunali e nelle scuole, come pure contro la discriminazione e l’esclusione dai ruoli di potere, i gruppi hanno optato per la scelta armata. Nell’ottobre del 2017, i separatisti della Repubblica di Ambazonia (da Ambas Bay, la baia alla foce del Mungo, il fiume che durante il colonialismo segnava il confine tra le aree a dominazione inglese e francese) hanno annunciato in modo unilaterale la propria indipendenza. Scelta che nasconde motivazioni anche economiche: l’area e infatti una delle più ricche di risorse. Con l’autoproclamazione, i secessionisti hanno annunciato l’inizio della guerra contro il Governo di Yaoundè. Ne e seguita la dura repressione dei militari governativi. Considerato a torto un conflitto a bassa intensità, in oltre quattro anni lo scontro ha provocato circa 15mila morti, 500mila rifugiati, 5mila detenuti, 2milioni di sfollati interni, 400 villaggi incendiati e 800mila bambini privati del loro diritto all’educazione. Altro fronte attivo nel Paese, dal 2012, e rappresentato dal gruppo terroristico Boko Haram. Sono oltre 1.100 i morti, oltre 300 le incursioni e 30 gli attacchi suicidi negli ultimi anni. La crisi sta creando tensioni anche con Parigi. Nel febbraio 2020, 23 civili sono stati uccisi nel villaggio di Ngarbuh, nel Nord-ovest del Paese. Ong e opposizioni hanno subito puntato l’indice contro il presidente Paul Biya, francofono. Attivisti camerunensi hanno interpellato il presidente francese Macron, che ha promesso di intervenire per porre fine allo scontro. Una ingerenza che ha suscitato l’ira del Governo e la rabbia di parte della popolazione, che ha manifestato davanti all’ambasciata francese, chiedendo a Parigi di non interferire. Il rapporto fra Francia – ex potenza coloniale – e Yaoundè resta ambiguo. La Francia vorrebbe evitare di intervenire, per non rompere equilibri già delicati nella Regione.

Per cosa si combatte

Stretto tra le rivendicazioni del Nord e gli attacchi di Boko Haram, il Camerun si trova in uno stallo governativo dopo le elezioni dell’ottobre 2018, vinte come sempre dal 1984 da Paul Biya, e come sempre contestate. Domenica 9 febbraio 2020, dopo sette anni e 2 diversi rinvii, si è anche votato per eleggere i membri del Parlamento e i consigli comunali. Il voto è stato segnato da un clima di tensione dovuto alle violenze separatiste che scuotono il Paese. Inoltre, vi e la totale mancanza di fiducia verso le istituzioni da parte delle giovani generazioni che gioca un ruolo altrettanto cruciale. Nel Paese, più del 60% della popolazione ha meno di 25 anni. Come confermato da diverse Ong e associazioni per la tutela dei diritti umani, tra le quali Amnesty International, la situazione umanitaria e desolante, con uccisioni extragiudiziali e sparizioni forzate compiute dallo stesso Governo centrale. Secondo le statistiche dell’International Crisis Group, sono morte a causa delle rivendicazioni separatiste oltre duemila persone, almeno tre milioni si trovano in stato di grave insicurezza alimentare e 500mila civili sono stati costretti a lasciare le proprie case. Boko Haram continua a essere un grave problema in Camerun, dove semina il terrore. Secondo il Gruppo internazionale di crisi, dal 2014 al 2019 il gruppo islamista ha ucciso oltre 2mila persone (civili e militari) in più di 100 attacchi e ne ha rapite altre mille. E oltre 322mila camerunensi sono sfollati a causa delle violenze.

Quadro generale

Il primo gennaio 1960 il Camerun francese ottiene l’indipendenza e diventa Repubblica del Camerun. Un anno dopo, a seguito di un referendum, il Camerun Meridionale si unisce al Paese, che diventa cosi una Repubblica federale, mentre il Camerun Settentrionale decide di annettersi alla Nigeria. Il primo presidente del Camerun, Ahmadou Ahidjo, per paura di scontri e rivendicazioni, abolisce il regime federale nel 1972 creando la Repubblica Unita del Camerun, capitale Yaoundé. Nel 1982, Ahidjo rassegna le dimissioni e decreta il Primo ministro Paul Biya come suo successore. Quando, pochi mesi dopo, Ahidjo ci ripensa, viene accusato da Biya di aver orchestrato un colpo di Stato ed e costretto all’esilio. Nel gennaio 1984, con il 99,98% dei voti, Biya e eletto Presidente e la nazione riprende il nome di Repubblica del Camerun. Nell’ottobre 1992 Biya viene rieletto nelle prime elezioni multipartitiche ma sospende la carica di Primo ministro a John Fru Ndi, leader del Fronte social-democratico (Fsd), principale forza di opposizione. Dopo l’autoproclamazione a presidente di Fru Ndi, il Governo instaura lo stato d’emergenza e mette agli arresti domiciliari il capo dell’opposizione e i suoi collaboratori. A seguito di questo, gli Stati Uniti sospendono gli aiuti al Paese e Biya e costretto a liberare Fri Ndu. Nel 1994 cominciano gli scontri tra Camerun e Nigeria per il possesso della penisola di Bakassi, area ricca di petrolio. Due anni dopo le parti accettano la mediazione dell’Onu e nell’ottobre 2002 la Corte di giustizia internazionale concede al Camerun la sovranità sulla penisola, che resta pero sotto occupazione nigeriana. Nel 2007 militari nigeriani uccidono 21 soldati camerunesi nella penisola e il Senato nigeriano rigetta l’accordo sulla consegna della penisola al Camerun. La vicenda si trascinerà fino al 2012, quando la Nigeria decide di accettare la sentenza della Corte internazionale e riconsegna la penisola al Camerun.

Nel 2008 iniziano le proteste contro la presidenza di Biya, che si apprestava a modificare la Costituzione per estendere ulteriormente il proprio mandato. Le manifestazioni vengono represse nel sangue, cosi come succederà nel 2011, quando le opposizioni si rifiutano di riconoscere il risultato elettorale che conferma il potere ancora a Biya. Nel maggio 2014 il Governo invia mille soldati a pattugliare il confine con la Nigeria, per contrastare i miliziani di Boko Haram. Per supportare il Camerun, il presidente americano Barack Obama autorizza l’invio nel Paese di 300 militari per operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Le proteste contro l’imposizione del francese nelle Regioni anglofone del Paese iniziano nel 2016 e proseguono nel 2017 con prolungate manifestazioni. L’autoproclamazione dell’indipendenza arriva il primo ottobre dello stesso anno: il nuovo Stato si e dato anche un nome (Ambazonia), una bandiera (bianca e blu), un inno nazionale, confini, un capo di Stato. Il 5 gennaio 2018 il Presidente del movimento separatista del Camerun anglofono, Sisiku Ayuk Tabee, viene arrestato ad Abuja, in Nigeria, ed estradato insieme a 46 suoi sostenitori. Nello stesso anno il Dipartimento di Stato americano e l’Ue condannano la crescente violenza nelle Regioni anglofone del Camerun. Le elezioni presidenziali dell’ottobre 2018 hanno consegnato la vittoria ancora una volta a Paul Biya e sono state precedute da una grave crisi. Il candidato dell’opposizione, Maurice Kamto, che ufficialmente avrebbe ottenuto appena il 14% dei voti, si e proclamato vincitore ma i suoi ricorsi sono stati respinti. Kamto, 65 anni, e un ex magistrato con esperienza internazionale.

In passato e stato ministro di Biya ma e poi andato in rotta di collisione con il Presidente e ha creato il suo partito, il Movimento per la rinascita del Camerun (Mrc). In questa escalation di instabilità, il 28 gennaio 2019 Maurice Kamto e stato arrestato dopo una manifestazione non autorizzata insieme ad altre 200 persone e due giornalisti, incaricati di seguire la dimostrazione. Il 6 dicembre 2020 si sono svolte le prime elezioni regionali per accelerare il processo di decentralizzazione e dare più autonomia alle Regioni anglofone. Era una delle risoluzioni del “dialogo nazionale” del 2019, che per altro non faceva che attuare la Costituzione del 1996. Il dialogo si e svolto senza gli indipendentisti e la maggioranza dell’opposizione politica interna, che lo considerava una farsa politica.