Niger

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Una luce, tante ombre. Il Niger, nel 2020 il Paese con il più basso indice di sviluppo umano, continua a essere profondamente instabile e dilaniato da attentati terroristici in molte delle sue zone, soprattutto di confine. Una nota positiva c’è, non da poco: il primo passaggio di mandato democratico della sua storia (ovvero dal 1960), quando Mohamed Barzoum, già ministro dell’Interno, e stato eletto presidente il 2 aprile 2021 con elezioni ritenute affidabili dagli osservatori internazionali. Lo scenario complessivo rimane tuttavia negativo e la scia di sangue e morte lunga.

Due tra i recenti misfatti. Il 21 marzo 2021, un raid di jihadisti in motocicletta ha devastato villaggi al confine con il Mali e ucciso 137 persone tra la popolazione civile, il peggior attacco degli ultimi anni. Tra il primo e il 2 maggio, invece, 16 soldati dell’esercito nigerino sono stati assassinati in un’imboscata sempre nel Sud-ovest del Paese, nella zona di Tahoua. Le incursioni terroristiche al confine con Mali, Burkina Faso e Nigeria hanno prodotto un’ondata di rifugiati senza precedenti: a fine aprile 2021 l’Unhcr ne ha contati 584.021, di cui il 51%

sfollati nigerini (il doppio dell’anno precedente) scappati dalle proprie case verso l’interno del Paese. Il resto sono persone provenienti dagli Stati limitrofi, soprattutto maliani e burkinabe nella zona di Tillabery, nigeriani nella città di Maradi e a Diffa, non lontana dal Lago Ciad.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati promuove azioni di protezione dei civili più vulnerabili, anche in collaborazione con organizzazioni non governative, e sta costruendo centinaia di abitazioni in zone considerate più sicure. All’integralismo islamico cercano di far fronte le forze regionali e internazionali, spinte dall’accordo di cooperazione G5 Sahel, nato nel 2014 e nel 2021 sotto la guida del presidente del Ciad Idriss Deby. Sono almeno 5mila i militari stranieri presenti in Niger: la maggior parte

dalla Francia, che continua con la propria Operazione Barkhane, a cui si affianca la presenza di contingenti di Germania, Stati Uniti, Emirati Arabi e Italia (dal 2018), con la missione Misin dedicata all’addestramento di truppe locali.

Lungo il deserto del Sahara e in particolare al confine con la Libia, i problemi oramai endemici del contrabbando rendono altamente instabile tutta l’area e il rischio di rapimenti sia in quei territori che in altre zone rurali (l’italiano, padre Maccalli, e stato liberato nel settembre 2020 dopo 2 anni di prigionia) ha portato il Governo nigerino a estendere il coprifuoco notturno in tutto il Paese.

Per cosa si combatte

Delle 163 nazioni analizzate dal Global Peace Index di Reliefweb, nel 2020 il Niger era al 138mo posto, scivolando di 11 posizioni più in basso rispetto all’anno precedente, con un notevole peggioramento della sicurezza lungo tutto il confine Sud-occidentale del Paese. Gli attentati per il controllo del territorio condotti da Boko Haram in Nigeria e a cavallo della frontiera, insieme a quelli di gruppi jihadisti maliani e in Burkina Faso, sono di fatto lo scenario principale dei combattimenti in atto, che ne le forze armate nazionali ne il contingente internazionale riesce a bloccare. A sconvolgere e la violenza di tali attacchi contro la popolazione civile inerme, costretta a fuggire dagli assalitori che rubano tutto quello che trovano, compreso il bestiame. A Nord, se gli scontri armati con i trafficanti di esseri umani si sono ridotti dopo lo schieramento di truppe nella zona settentrionale di Agadez, cosi come si e ridotto il flusso di persone in transito, non si e ridotto ma e tuttora fiorente il contrabbando di armi, oro e droghe. Il traffico coinvolge anche il resto del Niger, come conferma il ritrovamento da parte dell’Interpol di 17 tonnellate di cannabis in un deposito della capitale Niamey lo scorso 17 maggio 2021: partito da Libano e Togo, il carico era destinato alla Libia e da li sarebbe ripartito per varie zone del Mondo, Europa compresa. Infine, le materie prime del Niger (uranio soprattutto) continuano a essere un motivo di interesse per molti attori presenti nel Paese.

Quadro generale

Situato all’ultimo posto mondiale nell’Indice di sviluppo umano (Isu) 2020 tra 189 Paesi analizzati, il Niger non riesce a risollevarsi dalle estreme difficoltà legate alla povertà (il 49% della popolazione e indigente) e oggi deve affrontare anche la piaga crescente dell’integralismo islamico, che semina terrore e miseria in larghi tratti della zona paradossalmente più fertile della nazione, ben diversa dall’immensa rea desertica del Sahara a Nord. L’indipendenza dalla colonizzazione francese, ottenuta nel 1960, non ha portato alla nascita di uno Stato capace di garantire una vita degna alla maggior parte dei propri abitanti. Le cifre e gli indicatori, spesso tra i più bassi dell’intero Pianeta, parlano chiaro: in un Paese dove l’età media e 15,4 anni e la speranza di vita non supera i 54 anni, emerge il dato drammatico della mortalità infantile, che si attesta attorno al 25%, ovvero un bambino su quattro muore entro i primi cinque anni di vita.

Nonostante questo, la demografia e comunque in espansione per l’alta natalità: ogni donna partorisce in media 7,5 figli, che arrivano a 8 se si stima il numero di bambini non registrati. Anche il dato relativo all’analfabetismo e drammatico e supera l’80% della popolazione, mentre l’accesso a servizi sanitari adeguati rimane fermo a poco più del 10% della popolazione, mentre quello a l’acqua potabile al 60%. Il clima del Niger, Stato centrale del Sahel, e perlopiù torrido e raggiunge altissime temperature d’estate, con il deserto del Sahara che avanza inesorabilmente togliendo spazio alle coltivazioni agricole. A ciò si aggiunge l’Haboob, devastante tempesta di sabbia desertica capace di oscurare il sole che passa da Algeria a Niger e causa carestie enormi che aumentano ogni anno il numero di bambini nigerini con problemi di malnutrizione, oggi arrivato a quota 4,8milioni. A Sud, invece, l’ultima stagione delle piogge ha causato inondazioni cosi forti, in particolare del fiume Niger, da mettere a rischio la vita di almeno 600mila persone, buona parte delle quali anche attorno alla capitale Niamey. Per quanto riguarda le malattie, si segnala proprio a seguito delle inondazioni un’impennata di malaria, che si aggiunge a malattie endemiche tra cui tifo, tubercolosi e meningite. E presente anche il colera, nelle zone agricole, e l’Aids tra la popolazione giovanile, specie cittadina.

Il Covid-19 non ha causato grossi danni, con poco più di 5mila contagi registrati e meno di 200 morti dall’inizio della pandemia, probabilmente a causa di un mix di fattori tra cui le levate temperature, la bassa età media e la scarsa mobilita nazionale e internazionale. Il Governo nigerino ha comunque messo in atto una serie di provvedimenti volti a contenere il contagio laddove si fosse presentato in forma acuta. Dei 22,7milioni di abitanti (dei quali l’80% vive nelle campagne), solo il 30% ha la luce elettrica poco più di due nigerini su dieci ha accesso a Internet. Il Niger e uno dei Paesi africani in cui abbondano le risorse del sottosuolo (uranio, gesso, sale, carbone e oro), ma la diffusa corruzione e i ricavi trattenuti dalle compagnie minerarie fanno si che la popolazione non ne benefici e dipenda dagli aiuti internazionali. Oltre all’uranio, si esportano bestiame, cipolle e legumi per un totale di 1,18miliardi di dollari l’anno, ma il debito pubblico verso l’estero rimane molto elevato, sopra i 3miliardi di euro.

Al di la della produzione di legname nelle zone più a Sud, l’attività più diffusa rimane l’agricoltura, con colture di sussistenza come miglio e fagioli, a cui si aggiungono canna da zucchero, ortaggi e tabacco. Anche l’allevamento (bovini, caprini e ovini) e presente nel Paese. Nonostante i tanti fattori che rendono il Niger uno dei luoghi peggiori al Mondo come qualità della vita, rimane rimarcabile il fatto che si dimostri accogliente quando c’è da dare rifugio alle popolazioni che scappano dai territori circostanti: oggi e il Paese subsahariano che accoglie più rifugiati ed e sede di programmi di ricollocamento in Europa – dai corridoi umanitari alle evacuazioni dalla Libia – di persone vulnerabili, organizzati sotto l’egida delle Nazioni Unite con la collaborazione di enti umanitari e alcuni Stati tra cui l’Italia, il Canada, la Norvegia, la Germania, l’Inghilterra e la Francia. La maggior parte delle persone che hanno trovato rifugio in Niger provengono da Stati limitrofi o dell’Africa centrale, quali Mali, Nigeria, Sudan, Eritrea e Somalia.