Niger

Situazione attuale e ultimi sviluppi

È uno stillicidio, continuo. È il segnale che la guerra va avanti: 28 soldati uccisi in maggio 2019, più quattro statunitensi, in giugno. Prima ne erano morti altri. In Niger la guerra sta diventando infinita e il Paese vive diviso tra la presenza di truppe straniere – Stati Uniti, Francia Germania e anche Italia – e gli attacchi dell’integralismo islamico, sempre più aggressivo e raccolto attorno alla sigla dello Stato Islamico del Grande Sahara. A guidarlo è Adnan Abu Waleed al-Sahrawi, la linea del fronte corre lungo il confine con il Mali e il Burkina Faso.

Gli jihadisti attaccano sempre con autobombe, che aprono brecce nei perimetri difensivi dell’esercito. Poi, arrivano su motociclette, sparando a tutto quel che si muove. Gli alleati – soprattutto i francesi – rispondono con attacchi aerei. La presenza di truppe straniere – quasi 4mila uomini – è diventata fondamentale dal punto di vista militare.

Oltre a francesi, statunitensi e tedeschi, in una base situata all’aeroporto di Niamey c’è anche una missione italiana (Misin), composta da circa 200 militari. Iniziata nel 2018 e rifinanziata nel 2019, l’operazione ha compiti di addestramento delle forze locali.

A questi contingenti si aggiungeranno presto gli uomini degli Emirati Arabi Uniti (Eau). Recenti trattative si sono concluse, nel 2019, con il permesso per le forze militari di Abu Dhabi di costruire una base operativa sul confine Settentrionale del Niger, al confine con l’Algeria e la Libia.

Gli osservatori internazionali, sostengono che la base emiratina in Niger vuole in realtà suggellare il controllo del confine con Libia, Ciad e Algeria – crocevia di traffici illeciti (armi, droga ed esseri umani) – da parte del generale libico Haftar. Il 12 marzo 2019 il suo Esercito Nazionale Libico (Lna) ha completato la conquista del Fezzan occupando la cittadina di el-Gatrun, al centro delle piste desertiche che collegano la Libia al Niger e al Ciad. Di fatto è lui il padrone di quella frontiera.

 

Per cosa si combatte

Il Paese è diventato strategico anche per l’Europa, che ha schierato, con gli Usa, migliaia di uomini. L’obiettivo è controllare le rotte migratorie e avere accesso alle materie prime del Niger. Sulla frontiera Sud l’esercito combatte, assieme alle truppe nigeriane, ciadiane, camerunensi e beninesi, una guerra contro i miliziani di Boko Haram. È una guerra difficile e asimmetrica perché Boko Haram – la formazione islamista presente in diverse nazioni – schiera bambini, kamikaze e donne di fronte ai quali le attrezzature belliche dell’esercito sono inefficaci.

In Niger poi è endemico il conflitto tra popolazioni del Nord di origine araba, ma anche tuareg e altre etnie del deserto, e le popolazioni del Sud, nere, animiste o cristiane.

In Niger infine sono attivi anche gruppi legati ad al-Qaeda nel Maghreb islamico e altri affiliati all’autoproclamato Stato Islamico, collegati a quelli presenti nel vicino Mali. Queste formazioni si finanziano anche con il contrabbando di varie merci, soprattutto sigarette, droga, armi che passano attraverso le piste del grande deserto del Nord. Un altro grande business che finisce per finanziare queste formazioni è il traffico dei migranti. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, nel 2016 le vie carovaniere tra Niger e Libia sono state attraversate da 330mila migranti, che hanno pagato fino a quattromila euro per essere trasportati lungo la rotta, somme che finiscono per alimentare, paradossalmente, il magro Pil di questo Paese.

Quadro generale

Stato indipendente dal 1960 dopo la colonizzazione francese, il Niger è uno dei Paesi più poveri del mondo, dove la speranza di vita è bassissima per gli uomini e con qualche anno in più regalato alle donne. Gli indicatori sociali di accesso all’istruzione e alla sanità e i dati sanitari di mortalità infantile sono tra i più bassi dell’intero pianeta: in un Paese dove la media è di 6,4 figli per ogni madre, la mortalità infantile (sotto i 5 anni) è altissima (95,5/1.000) e la speranza di vita media è di poco più di 55 anni. L’analfabetismo è dell’80,9%, l’accesso a servizi sanitari adeguati è del 10,9% e l’accesso all’acqua potabile è disponibile solo per sei abitanti su dieci. Anche dal punto di vista ecologico il Niger è uno dei Paesi maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici, con il deserto che avanza inesorabilmente e strappa territorio utile per l’agricoltura. L’economia è una classica economia di sussistenza che utilizza per produrre energia la legna con il risultato che ogni anno vengono tagliati alberi che favoriscono l’avanzata del deserto. Gli abitanti sono circa venti milioni e vivono per lo più nelle campagne (il tasso di urbanizzazione è solo del 19,3%) ma solo il 30% ha la luce elettrica. Questa percentuale aumenta drasticamente man mano che si procede verso Nord, cioè verso il deserto. Il Niger è un Paese dove solo il 20% della popolazione ha la possibilità di connettersi ad internet e dove la povertà e le disuguaglianze toccano in special modo le Regioni rurali e quelle desertiche.

Il 48,9% della popolazione vive sotto la soglia nazionale di povertà e l’Indice di sviluppo umano mette il Paese al 187° posto: il penultimo. Le risorse naturali sono importanti: uranio soprattutto ma anche carbone, minerali di ferro, stagno, fosfati, oro, molibdeno, gesso, sale, petrolio. L’agricoltura produce legumi, cotone, arachidi, miglio, sorgo, cassava, riso e l’allevamento bovini, ovini, cammelli, asini, cavalli, pollame. Le esportazioni (1,18miliardi di dollari nel 2017) riguardano uranio, bestiame, legumi, cipolle. Il debito estero ammonta a 3,09miliardi di dollari.

Il Niger è una delle cinque nazioni che formano una nuova forza regionale per combattere militanti islamisti nella Regione del Sahel (le altre nazioni sono: Burkina Faso, Ciad, Mali e Mauritania; assieme formano il “G5”). Come gli altri stati aderenti al progetto, anche il Niger si è impegnato a finanziarne l’organizzazione con 10milioni di euro, anche se gran parte del costo delle operazioni militari in capo all’organismo regionale vengono finanziate dagli stati europei, dagli Stati Uniti e dall’Unione europea anche per limitare i flussi migratori. Sempre sul fronte militare, il 2017 ha visto in marzo il Niger dichiarare lo stato di emergenza nelle zone Occidentali confinanti con il Mali, dopo attacchi attribuiti a militanti vicini al Movimento per l’Unità e al Jihad in Africa Occidentale.

Il sistema politico è attualmente quello di un “Governo di transizione”, nominato da una giunta militare che ha rovesciato Tandja Mamadou nel 2010. Nel 2011 Mahamadou Issoufou viene eletto Presidente e nel marzo 2016 rieletto a Capo dello Stato in un ballottaggio boicottato dai sostenitori di Hama Amadou, un suo ex alleato che nel 2014 è fuggito in Francia dove vive in esilio per sfuggire all’arresto per traffico di neonati. La corte d’appello di Niamey nel 2017 lo ha condannato a un anno di carcere, giudicandolo in abstentia.

Mahamadou Issoufou, ha ricoperto anche la carica di primo Ministro. Si è presentato come candidato in ogni elezione presidenziale successiva al 1993 ed è stato infine rieletto nel 2011 e ancora cinque anni dopo. Già leader del Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo (Pnds-Tarayya, partito a indirizzo socialdemocratico) fino alla sua elezione come Presidente del Niger nel 2011, è stato anche il principale leader dell’opposizione durante la presidenza di Tandja Mamadou (1999 – 2010), il sesto capo di Stato del Niger. Nel febbraio 2010, in seguito a una crisi politica scatenata dal suo tentativo di rimanere al potere, Tandja Mamadou è stato deposto con un golpe militare.