Siria

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Dopo otto anni di guerra la pace in Siria sembra ancora una chimera. Nell’ultimo anno si sono verificati alcuni mesi di torpore, che hanno lasciato sperare in una fine del conflitto. Tutt’altro. La calma relativa era frutto di un accordo firmato il 15 settembre 2018 tra Mosca e Ankara, che erano intenzionate a creare una deescalation zone di 15-20 chilometri intorno alla Provincia di Idlib, che rappresentava l’ultima enclave delle opposizioni jihadiste. Una tregua che tuttavia è stata più volte infranta. Idlib e la sua Provincia, da aprile 2019 sono sotto attacco delle forze governative che cercano di riconquistarle. Qui vivono oltre tre milioni di abitanti, a poche decine di chilometri dal confine turco. In un mese si sono verificate oltre mille vittime, un terzo dei quali sarebbero civili, tra i quali si nascondono i jihadisti. Nella Provincia che il Presidente siriano Bashar al Assad sta cercando di riprendere con l’aiuto della Russia, hanno trovato rifugio gruppi eterogenei, che vanno dai ribelli anti-Assad che hanno preso le armi contro il Governo fin dall’inizio della rivolta fino ai jihadisti di Hay’et Tahrir al-Sham (Hts) appoggiati dalla Turchia. Pesante, oltre a quello de morti, anche il bilancio degli sfollati interni. Secondo le Nazioni Unite sarebbero almeno 150mila, che fanno presagire una nuova crisi umanitaria. Ma a morire, in Siria, sono soprattutto i bambini. Nel solo anno 2018 ne sono stati uccisi 1.106, secondo i dati forniti dall’Unicef. Si tratta del più alto numero in un solo anno dall’inizio della guerra. Sullo sfondo rimane la guerra con la Turchia, che combatte le milizie curde dell’Ypg nel Rojava. Ma soprattutto non fanno che intensificarsi i raid di Israele nel Sud del Paese, in quelle zone che affacciano sulle Alture del Golan occupate dallo Stato ebraico dal 1967. Uno dei raid più pesanti ha causato una decina di vittime, ed è stato motivato da una reazione al fatto che due ordigni sono stati lanciati dalla Siria verso il Monte Hermon. Ma anche in questo caso l’ossessione di Tel Aviv è l’Iran. Le autorità israeliane hanno confermato la paternità dei vari raid, spiegando che si tratta di una strategia per fermare i tentativi dell’Iran di acquisire posizioni militari in Siria. Ecco spiegato il moltiplicarsi dei raid che l’aviazione israeliana conduce ormai con una certa regolarità contro “obiettivi iraniani” presenti nel confinante stato arabo. Tra Israele e la Siria la tensione rimane altissima, con il Presidente Usa Donald Trump che non esita a condannare gli attacchi da parte del Governo siriano mentre benedice quelli dello Stato ebraico.

Per cosa si combatte

Quella che oggi insanguina il territorio siriano è una guerra del “tutti contro tutti”. L’Esercito libero siriano è ormai disintegrato in tante sigle diverse e oltre ai ribelli si devono fare i conti anche con i miliziani dell’Isis. Poi ci sono i curdi che combattono per uno stato indipendente, anche se le cose ultimamente sembrano andare nella direzione opposta e il vero nemico per loro non è Damasco ma la Turchia. Le ragioni di questa guerra che va avanti da oltre sette anni e ha mietuto un numero impressionante di vittime e generato un altrettanto spaventosa ondata di profughi e sfollati vanno oltre le istanze di riforme e democrazia che hanno caratterizzato le prime proteste. La Siria, infatti, prima della guerra e pur con tutte le sue contraddizioni rappresentava un unicum nella Regione, un Paese moderno e all’avanguardia. E sebbene il regime di Assad fosse l’antitesi della democrazia, la Siria poteva definirsi laica e progressista. Una situazione che dava fastidio ai Paesi vicini, soprattutto alle petromonarchie del Golfo, con le quali si instaurava uno scontro anche di tipo confessionale abbracciando loro l’islam sunnita e appartenendo Assad alla minoranza alawita che è sciita. Nella guerra siriana, quindi le ingerenze straniere sono sempre state assai presenti: Usa, Qatar, Arabia Saudita e Turchia, hanno agito in chiave anti-Assad e, seppur con molte ambiguità, anti-Isis. Mentre Iran, Russia e Cina sostengono Damasco. In mezzo, a morire e a essere portati allo stremo, ci sono i civili.

Quadro generale

Tutto ebbe inizio nel marzo 2011, sull’onda lunga delle primavere arabe che hanno cominciato a sconvolgere il Medio Oriente e andavano disegnando assetti mai visti prima. Le proteste iniziarono nella città meridionale di Dera’a, dopo che alcuni ragazzi che avevano imbrattato i muri di una scuola con alcune scritte contro il Presidente Bashar Al Assad, erano stati arrestati. Partì una serie di proteste, che il regime di Damasco soffocò, ma solo nel luglio 2011 nacque la prima formazione ufficiale dei ribelli, l’Esercito siriano libero che man mano ha perso potere e influenza, lasciando spazio alle infiltrazioni islamiste che perpetrano attentati terroristici.

Fino ad allora era prematuro parlare di guerra civile. Va notato che in Siria le opposizioni al regime non hanno mai rappresentato un fronte unito. A loro sostegno c’è la Lega Araba, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, mentre Russia e Cina appoggiano Assad e oppongono il veto a ogni risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma la storia della Siria viene da molto lontano e la sua indipendenza dal protettorato francese affonda le sue radici nel 1945, dopo che il Paese è stato per secoli una terra di imperi e di dominazioni straniere, prima sotto i turchi e poi sotto i francesi. Proprio i francesi reagirono alle istanze indipendentiste con le bombe, anche se poi dovettero arrendersi di fronte al riconoscimento da parte della comunità internazionale. Un’indipendenza che non è andata di pari passo con la stabilità politica. Si sono succeduti una serie di colpi di Stato e di guerre, la più eclatante fu quella dei Sei Giorni con Israele.

Nel 1970 arrivò la “Rivoluzione Correttiva Siriana” che portò al potere Hafiz al-Assad. Al Governo per 30 anni, con mano durissima e repressione di ogni dissenso, Assad contribuisce a far considerare la Siria uno Stato Canaglia da molti Paesi.

Nel 1982, al culmine di un’insurrezione islamica, Assad bombarda la città di Hama per reprimere la rivolta della comunità musulmana sunnita. Il New York Times parla di almeno 10mila cittadini siriani uccisi, 40mila, di cui 1000 soldati, i morti invece per il Comitato Siriano per i Diritti Umani. Negli stessi anni, alimentando la guerra civile, Damasco arriva a fare del Libano un protettorato. Assad controlla tutto, governa con mano dura. Alla sua morte, nel 2000, gli è successo il figlio Bashar, dal momento che il designato figlio Basil morì in un incidente d’auto nel 1994. Il potere degli Assad si estende ininterrottamente sulla Siria dal 1971, e la democrazia è una chimera. Il neo Presidente Bashar nomina nei posti che contano i famigliari. Il fratello minore, Maher al-Assad, è al comando della IV Divisione dell’Esercito, mentre il cognato Assef Shawkat, è Capo di Stato maggiore. Ruoli chiave, che si rivelano essenziali al Presidente con l’avvio della rivolta del 2011, destinata a trasformarsi in guerra civile. Parallelamente alla formazione dell’Esercito Siriano Libero, che oggi riveste un ruolo marginale ed è stato sostituito dai jihadisti, Damasco mette in campo artiglieria e aviazione e la rivolta diventa guerra civile che culmina all’inizio del 2012 nell’assedio di Baba Amr, un quartiere della città di Homs, nel centro della Siria, ritenuto una roccaforte dei ribelli. All’esercito siriano libero, in quell’occasione, si affranca il Fronte Al Nusra, nato da al-Qaeda, composto da fondamentalisti sunniti che vedono nel rovesciamento di Assad la possibilità di instaurare uno Stato Islamico in Siria. L’esercito di Assad compie offensive in maniera regolare e gli insorti si frammentano in gruppi laici e islamisti. La coalizione tra Esercito siriano libero e Al Nusra si spacca nel 2014, aggiungendo nuovi elementi di tensione per la popolazione civile. La guerriglia arriva prima ad Aleppo e poi a Damasco. In particolare Aleppo vive un assedio che distrugge la vita e l’economia della città. Dopo 4 anni Assad, appoggiato dai russi, riconquista la città, capitale economica della Siria. Il Paese oggi è diviso in quattro grandi zone, che man mano che il conflitto evolve variano i loro confini: la parte controllata da Assad, quella controllata dai curdi, quella controllata dai ribelli e quella controllata dal sedicente Stato Islamico.

La popolazione, che prima della guerra era di circa 23milioni di persone, secondo gli ultimi dati non arriva ai 19milioni. Oltre ai morti, che gli ultimi dati ufficiali stimano in circa mezzo milione, ci sono almeno 11milioni di sfollati interni ed esterni, e oltre 13milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.