Haiti

Le ragioni di una latente guerra interna sono abbastanza semplici e si potrebbero sintetizzare in una sola locuzione: si lotta per sopravvivere. Il Paese è tra i più poveri del mondo. L’agricoltura è a livelli di pura sussistenza, l’industria è limitata e dal sottosuolo si ricava solo un po’ di bauxite e quantitativi di oro e argento lontani dallo scatenare guerre. Le ragioni del lungo, perenne, conflitto haitiano, quindi, non sono economiche, ma sociali e politiche. Ed è ancora un Paese in ginocchio quello della repubblica insulare caraibica di Haiti situata sull’isola di Hispaniola ed ex colonia francese. Il Paese è meno scosso dalla violenza politica rispetto ad un tempo, ma ancora insicuro, socialmente instabile e incapace di diventare autonomo dopo il devastante terremoto del 2010: morirono oltre 220mila persone. Infine è un Paese sottoposto all’urto costante degli uragani che, soprattutto nel 2004 e nel 2016, hanno spazzato coste e entroterra. Più recentemente, una grave crisi energetica ha colpito Haiti: grazie al programma di aiuti venezuelano noto come Petrocaribe, Haiti ha ricevuto negli ultimi anni circa 60mila barili di petrolio al giorno a condizioni favorevoli. Più della metà dei costi del petrolio, che arrivava a un prezzo fortemente scontato, erano rimborsabili in 25 anni a un tasso di interesse dell’1%, con il fine di consentire al Governo di utilizzare – così si supponeva – le risorse risparmiate in programmi di sviluppo economico. In cambio, Haiti ha sostenuto costantemente il Venezuela contro gli Usa nei forum regionali, come l’Osa, l’Organizzazione degli Stati Americani. Ma quando il Governo venezuelano del Presidente Nicolás Maduro, in crisi politica, economica e tecnologica, ha visto precipitare la produzione petrolifera, Caracas ha smesso di inviare miliardi di petrolio sovvenzionato ai Paesi dell’America Centrale e dei Caraibi, tra cui Haiti, dove la fine del bene primario energetico a buon mercato ha significato una forte riduzione della disponibilità di energia elettrica. Ben presto il Bureau of Monetization of Development Aid Programs di Haiti, o Bmpad, si è trovato in grave difficoltà. Dopo aver iniziato a comprare petrolio sul mercato globale – dunque a prezzi di mercato – l’ufficio ha dichiarato nel 2019 di aver esaurito i fondi operativi e ha interrotto la fornitura regolare di carburante necessario agli operatori delle centrali per mantenere le luci accese. Ora, gran parte della popolazione di Haiti ha accesso all’elettricità solo per tre ore al giorno. L’attività serale e notturna si è arrestata: approfittando dell’oscuramento, i rapinatori armati assaltano il piccolo commercio nelle strade, e fanno irruzione nelle case. Le stazioni di servizio sono state chiuse per giorni, rendendo quasi impossibile per molti haitiani recarsi al lavoro, fare commissioni o portare i figli a scuola. Gli ospedali sono costretti a fare affidamento sui generatori. Fino all’ottobre del 2017 ad Haiti era presente la Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite Minustah, missione di peacekeeping stabilita dal Consiglio di Sicurezza il 30 aprile 2004 con la risoluzione 1542.