India

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Va avanti dal 1967 e non accenna a finire la guerriglia tra il governo centrale e i gruppi maoisti conosciuti come ‘naxaliti’, da sempre alla ricerca dell’indipendenza.

Il People’s Liberation Guerrilla Army, il braccio militare del Partito comunista indiano (maoista) si è schierato con le popolazioni tribali e ha scelto la lotta armata.

Nel gennaio 2017 un treno è deragliato nel distretto di Vizianagaram, nello Stato sud-orientale di Andhra Pradesh provocando 39 morti. Secondo varie agenzie di stampa l’incidente ferroviario potrebbe essere frutto di un sabotaggio dei binari ad opera dei ribelli.

Intanto la polizia dello stato indiano ha ricevuto dalla Commissione nazionale per i diritti umani una notifica in cui rende noto di essere in possesso delle testimonianze di almeno sedici donne violentate durante le operazioni di repressione della guerriglia maoista. Secondo gli osservatori internazionali, la polizia dello Stato di Chhattisgarh si sarebbe ripetutamente macchiata di stupri e violenze fisiche nei confronti delle donne indigene.

Per cosa si combatte

I partiti della galassia naxalita affermano di battersi per i diritti delle masse rurali, per sviluppare “zone liberate”, e in ultima istanza per instaurare in India la dittatura del proletariato. Denunciano lo Stato che espropria terre e foreste togliendole ai nativi per darle in concessione a grandi multinazionali che sfruttano le risorse naturali.

I giovani adivasi (nativi) che si uniscono alla guerriglia combattono per la terra, le foreste, e per avere giustizia e rispetto. La popolazione rurale dell’India è stata lasciata nella povertà, con poco o nessun accesso a sanità, scuola, stato sociale, infrastrutture di sviluppo agricolo. Lo ‘sviluppo’ casomai è arrivato sotto forma di esproprio di terre per realizzare grandi progetti, dighe, miniere, acciaierie. I maoisti dicono di difenderli: è questo che dà loro tanta attrattiva.

Dall’altra parte, lo Stato lotta per riprendere il controllo di ampie zone dove i ribelli trovano santuario, off limits per le forze dell’ordine. Anche le grandi imprese sono coinvolte: tra le rivelazioni diffuse da Wikileaks nell’estate 2012, una diceva che Essar, grande gruppo industriale indiano, pagava una “tassa per la protezione” ai gruppi maoisti perché non attaccassero i suoi impianti. L’azienda ha smentito con forza, ma è opinione diffusa che pagare per la protezione sia una pratica comune. Intanto, il conflitto è l’alibi per continuare a lasciare intere Regioni dell’India rurale nel ciclo vizioso di esclusione, sfruttamento, repressione.

Quadro generale

Dai primi anni 2000 l’India si è imposta nella narrativa mondiale come una “storia di successo” dell’economia globale: grande nazione democratica, “economia emergente” che siede tra i G20, potenza atomica con un indiscusso ruolo di potenza regionale. In questi termini è descritta anche l’ultima svolta politica del Paese, incarnata nel suo primo Ministro Narendra Modi, che ha conquistato la maggioranza assoluta alle elezioni legislative 2014.

Leader del Partito Nazionale Indiano (Bjp), ultranazionalista e liberista, Modi è una figura politica controversa. Ha promesso un Governo business-friendly, un esecutivo piccolo ed efficiente, meno burocrazia, misure per attirare nel Paese gli investimenti necessari a creare crescita e lavoro.

Il fatto è che negli ultimi anni l’economia indiana è rallentata in modo allarmante. Nel primo decennio dei 2000 il Prodotto interno lordo del Paese cresceva in media intorno al 9%. La classe media urbana è cresciuta in modo spettacolare – insieme alle disparità interne. Dal 2011 però la crescita è rallentata al 4,7%, sono crollati gli investimenti e la crescita industriale: dal 15% nel 2010 allo 0,1% del marzo 2014. In questo clima Modi ha stravinto, puntando a privatizzare settori strategici e a espandere attività minerarie e grandi poli industriali. Ed è proprio qui che la “storia di successo” dell’economia globale incontra la guerriglia interna.

Un’occhiata alla carta geografica può aiutare. La rivolta armata di ispirazione maoista coinvolge una Regione compresa tra la parte rurale del Bengala Occidentale e del Bihar, nella piana del Gange, al Jharkhand, Orissa, Chhattisgarh nella Regione Centro-Orientale, con propaggini in Andhra Pradesh e Maharashtra. La mappa delle “zone affette da insurrezione maoista” coincide quasi alla perfezione con la Regione chiamata “tribal belt”, dove prevale la popolazione indigena: una minoranza di oltre 90milioni di persone, la più povera e marginale della società indiana. Questa Regione a sua volta coincide con la “mineral belt”, i territori montagnosi dove si concentrano l’80% del ferro, il 90% della bauxite, uranio, carbone, rame, oro e altri minerali. La mappa dei giacimenti minerari e quella delle popolazioni native si sovrappongono: è questa la radice del conflitto.

I protagonisti sono diversi, ma tutti chiamati naxaliti da una famosa rivolta avvenuta nel 1967 nel villaggio di Naxalbari, nel Bengala Occidentale, contro lo sfruttamento agrario; guidato da un Partito comunista maoista, quel movimento fu duramente schiacciato negli anni ’70. Il conflitto attuale, che ne riprende l’ispirazione, è cominciato negli anni ’90 sulla spinta di alcune sigle eredi del vecchio partito: in Andhra Pradesh il People’s War Group (Gruppo della guerra di popolo) e in Bihar il Maoist Coordination Centre e altri. Nel 2004 le sigle citate si sono fuse nel Cpi-maoist, Partito comunista maoista (messo fuorilegge), ed è cominciata allora una fase calda del conflitto. Questa volta i militanti – foot soldiers – sono per lo più «tribali», anche se la leadership sono persone istruite e di casta alta. Oggi il Cpi-maoist è presente in ampie zone del Chhattisgarh, Jharkhand, Orissa, Bihar; altre sigle sono presenti in zone limitrofe.

Lo Stato ha dato una risposta principalmente militare, creando scuole di anti-guerriglia e mobilitando i corpi paramilitari: la Central Reserve Police Force (che ha creato i corpi speciali CoBra), la Border Security Force. Ha anche armato milizie irregolari: come la Salwa Judum creata a Chhattisgarh nel 2005, che ha seminato il terrore nei villaggi nativi con raid, incendi, stupri, uccisioni, costringendo 350mila persone a sfollare .

Nel 2009 il Governo ha lanciato una «operazione interstatale coordinata» nota come Green Hunt, “Caccia verde”. Secondo gli esperti del South Asia Terrorism Portal però negli ultimi anni i “successi” dello Stato sono stati dovuti piuttosto a operazioni mirate di intelligence e agli incentivi per deporre le armi.

La guerra però continua. La popolazione rurale continua a sopportarne il peso maggiore, mentre attivisti sociali, gandhiani, sindacalisti, avvocati dei diritti umani, sono spesso nel mirino sia dei maoisti che delle forze governative.