Ciad

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Il Ciad è nel cuore di una Regione cruciale per la attuale contingenza politica e sociale africana: il Sahel. Il Paese è sotto la minaccia militare e l’influenza ideologica delle svariate formazioni islamiste che operano in questa macroregione: Boko Haram sulla frontiera con la Nigeria, le formazioni che discendono dal vecchio Gia algerino come al-Quaeda per il Maghreb islamico che operano a Sud della Libia e nei vicini Niger e Mali e altre formazioni più piccole presenti nel Sahel.

In Ciad non si combatte una vera e propria guerra ma il Paese è intervenuto con proprie truppe militari (che sono risultate le più preparate ed efficaci dal punto di vista bellico) in un contingente militare formato da soldati nigeriani, nigerini, camerunensi e beninesi per fronteggiare Boko Haram che tra il 2016 e il 2017 ha colpito a più riprese, pur senza realizzare attentati clamorosi, il territorio del Ciad.

Il Paese, che è tra le nazioni africane appartenenti al club petrolifero, sta affrontando una grave crisi economica, provocata in particolare dal crollo dei prezzi del greggio sui mercati internazionali. Dal punto di vista politico la conferma al potere, per la quinta volta, del Presidente Idriss Deby ha dato stabilità sebbene la sua permanenza nella carica di Capo dello Stato così a lungo collochi il Paese tra le nazioni con una classe politica vecchia, inamovibile, corrotta e anacronistica.

Il Paese, dove la mancanza di acqua potabile e un’alimentazione povera contribuiscono ad aumentare i tassi di mortalità specie quella infantile, è uno dei più poveri al mondo eppure le spese destinate al settore militare sono enormi e sono state corroborate dal sostegno di altri Paesi tra cui gli Stati Uniti che lo ritengono un luogo strategico per il controllo dell’islamismo radicale africano. Il Ciad, che si trova tra l’altro a fronteggiare una vasta presenza di profughi dai Paesi confinanti, ha anche un rapporto privilegiato con la Francia il Paese che lo ha colonizzato agli inizi del secolo scorso: un rapporto così forte che quando in Francia fu instaurato il governo filonazista di Vichy, il Ciad fu la prima colonia che scelse di schierarsi con Charles de Gaulle.

Ma questo rapporto privilegiato è anche un rapporto di dipendenza che si è spesso tradotto nell’invio di soldati da Parigi (luglio 2014). Il 2018 è iniziato con proteste e scioperi per il taglio dei salari ai dipendenti statali, la promessa di Debry di indire elezioni parlamentari, la sospensione di 10 partiti politici di opposizione e i continui attacchi di Boko Haram che continua a far strage di civili.

Per cosa si combatte

Se sul territorio del Ciad non si combatte una vera e propria guerra. Questo Paese è sempre in guerra con la povertà e la vita sociale è caratterizzata da violenze, una forte presenza militare a volte anche straniera, infiltrazioni dai Paesi vicini, un alto numero di rifugiati, bande armate. Al 183° posto su 187 Paesi per l’indice di sviluppo umano, l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, appena il 9% ha accesso a servizi sanitari adeguati mentre solo il 48% usufruisce di acqua potabile. Una situazione sociale esplosiva che con la proliferazione del passaggio di armi (soprattutto leggere) sul proprio territorio ha visto crescere in maniera esponenziale la violenza tra le comunità locali.

Il Ciad è una tappa essenziale per l’esportazione di armi verso i Paesi vicini, in particolar modo nella Regione sudanese del Darfur la cui popolazione è in conflitto con il regime di Khartum. Resta ancora gravissimo il problema di un milione di mine in circolazione e dei due milioni di ordigni inesplosi che minacciano la vita dei civili. I conflitti tra le oltre 200 etnie che popolano il Paese sono all’ordine del giorno, una instabilità che torna utile al Governo centrale che sulla filosofia del “divide et impera” basa il suo potere. I confini (specialmente quelli orientali) restano caldi. Rapimenti e attacchi contro i civili sono portati a segno dalle centinaia di milizie stanziate nel Darfur che facilmente attraversano le frontiere groviera che separano il Sudan dal Ciad. Sono anche molto attivi gruppi interni di resistenza armata che si oppongono al Presidente Deby.

Quadro generale

La vicinanza con molti Paesi dove si combattono guerre violente e sanguinose ha aggravato la crisi interna del Ciad, guidato da un Governo che negli ultimi anni fatica a gestire i forti flussi di rifugiati in fuga dai conflitti e dalle tensioni interne e regionali. Dopo una lunga storia da ex colonia francese, il Ciad è diventato indipendente nel 1960. Una transizione pacifica che sembrava presagire un futuro di stabilità per il Paese che nello stesso anno, il 20 settembre, è entrato ufficialmente a far parte dell’Onu. Il primo Presidente del Ciad, eletto l’11 agosto del 1960, è stato François Tombalbaye che nel dopoguerra aveva fondato uno dei principali partiti ciadiani, il Partito progressista del Ciad (Ppt). Le speranze del Paese furono presto deluse dal governo di Tombalbaye, che si trasformò in una guida autoritaria. Solo due anni dopo la sua elezione, il Presidente aveva messo al bando tutti gli altri partiti politici attivi in Ciad e cominciato una forte repressione contro quelli che considerava oppositori politici. Il malcontento cresceva e in più di una occasione il Governo dovette sedare rivolte interne. Tensioni si registravano nel Nord, abitato da popoli di fede islamica ma anche al Sud con popolazioni cristiane e animiste.

Nel 1966, nel confinante Sudan, venne fondato il Fronte Nazionale per la Liberazione del Ciad (Frolinat). Il gruppo di ribelli imbracciò le armi contro il Governo dando inizio ad una sanguinosa guerra civile, proseguita anche dopo il colpo di stato militare del 13 aprile del 1975, quando Tombalbaye venne ucciso e il generale Félix Malloum, capo della giunta militare, divenne il nuovo capo del Governo. Nell’impossibilità di annientare la guerriglia del Frolinat, nel 1978, Malloum decise di nominare premier il leader dei ribelli Hissene Habre. La convivenza dei due ai vertici durò poco. L’anno successivo le forze ribelli del Frolinat e l’esercito di Malloum si scontrarono apertamente nella capitale N’Djamena. Il generale golpista Malloum fu costretto alla fuga ma il Paese scivolò in una crisi interna ancora più profonda. La guerra civile coinvolgeva, oltre al Frolinat, numerose fazioni di ribelli e la situazione era ormai fuori controllo.

L’Onu intervenne e traghettò il Ciad alla firma, nell’agosto del 1979, di un trattato di pace – l’Accordo di Lagos – che permetteva la formazione di un Governo di transizione che avrebbe dovuto guidare il Paese a elezioni politiche. A capo di questo Governo il Presidente Goukouni Oueddei, mentre Habre fu nominato ministro della Difesa. Dopo 18 di mesi la situazione era però immutata e gli scontri continuavano ad imperversare. Oueddei riuscì a conquistare il controllo della capitale ma per farlo chiese aiuto alla Libia che inviò le proprie truppe. Ancora grazie alla Libia nel 1983, l’esercito governativo sferrò un nuovo attacco contro le forze di Habre, che ottenne il sostegno delle forze francesi già presenti sul territorio. Nel 1984 la Francia e la Libia siglarono un accordo per ritirare le proprie truppe dal Ciad. Accordo che non fu però rispettato dalla Libia che mantenne i propri soldati nella striscia di Aouzou. Solo nel 1987 Ciad e Libia firmano un cessate il fuoco, che rimase in vigore fino al 1988. Negli anni Ottanta la stabilità interna del Ciad è minata da una serie di colpi di stato. Nel 1990 un disertore dell’esercito di Habre, Idriss Deby riuscì con un golpe ad instaurare un nuovo Governo, di cui egli stesso divenne Presidente. Negli anni successivi altri tentativi di colpo di stato furono sferrati contro il Governo di Deby che è però tuttora in carica.

Il Paese è ancora attraversato da violenti scontri tra le varie anime della guerriglia ciadiana, e l’instabilità è costantemente in aumento nonostante i tentativi di Deby di siglare trattati di pace con le fazioni ribelli. La situazione si è poi ulteriormente aggravata dal 2003, quando centinaia di rifugiati in fuga dal Darfur, martoriato da un conflitto civile, hanno iniziato ad entrare in Ciad per sfuggire alle violenze.

Il 23 dicembre del 2005, il Governo del Ciad ha dichiarato ufficialmente lo stato di guerra contro il Sudan. Alla base della decisione una lunga serie di violenti scontri lungo il confine tra i due Paesi ai danni delle popolazioni che abitano la frontiera. Nel 2010 i due Paesi hanno firmato un accordo di pace.