Libano

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Dopo più di due anni di stallo e di vuoto politico il Libano ha un nuovo governo. L’ex generale Michel Aoun, cristiano maronita, leader del Movimento patriottico libero, è diventato presidente. Il primo ministro è Saad Hariri, musulmano sunnita. Hariri guida un nuovo esecutivo di unità nazionale che include diverse formazioni politiche, tra cui Hezbollah. L’uscita dall’impasse è stata possibile grazie all’accordo tra Aoun, Saad Hariri e gli sciiti di Hezbollah.

L’instabilità comunque resta nel Paese. A giugno quattro kamikaze si sono fatti esplodere ad Al Qaa, un villaggio prevalentemente cristiano al confine con la Siria. L’attentato è stato attribuito al gruppo autoproclamatosi Stato islamico.

Secondo vari analisti Hezbollah, il “partito di Dio”, fondato nel giugno 1982 con l’appoggio dell’Iran, starebbe preparando futuri combattimenti contro Israele. Per la milizia sciita guidata da Hassan Nasrallah si tratterebbe di un modo per riaffermare il proprio potere. Negli anni la formazione si è sviluppata su tutti i piani, politico, militare, finanziario e mediatico, diventando una delle milizie più potenti del Medio Oriente

Per cosa si combatte

La presenza di basi operative della resistenza palestinese ha fatto da sempre del Libano uno degli obiettivi di Israele. Le tensioni tra i due Paesi sono poi costantemente cresciute a causa della contrapposizione tra Israele e il movimento sciita degli Hezbollah, che ha stabilito nel Sud del Paese le sue basi operative. Secondo Israele è l’Iran a sostenere economicamente il movimento di Hezbollah fiancheggiato anche dal Governo siriano, in conflitto con Israele per la sovranità sulle Alture del Golan. Ma un nuovo fronte più caldo si è aperto in Libano. Dopo Siria ed Iraq infatti, il Paese dei Cedri sembra essere diventato il terzo fronte della nuova conquista islamica, guidata dal Califfo Al Baghdadi (dato per morto durante combattimenti a metà novembre scorso). Il fragile Paese che, secondo le ipotesi più pessimistiche circolanti tra gli analisti di Beirut, oltre a rappresentare un “soft target” a causa delle ben note divisioni settarie che lo attraversano e ne minano la sopravvivenza, offrirebbe al Califfo uno sbocco sul Mediterraneo che ancora non possiede. I gruppi jihadisti hanno scatenato l’offensiva nel Nord del Libano avendo due obbiettivi ben precisi: rompere l’accerchiamento della Provincia di Arsal, la più colpita dallo sconfinamento del conflitto siriano in Libano e seminare la discordia nei ranghi dell’esercito libanese composto da sciiti e sunniti. Per il momento l’esercito sembra tenere.

Quadro generale

Con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, la Società delle Nazioni affidò alla Francia il controllo della Grande Siria, incluse le cinque Provincie che oggi formano il Libano. La Conferenza di Sanremo, dell’aprile del 1920, ne definirà i compiti ed i limiti. Già nel 1920 la Francia dichiarò lo Stato del Grande Libano indipendente. Uno Stato composito, con un enclave in Siria a maggioranza cristiano maronita e una a maggioranza musulmana e drusa con capitale Beirut. Solo 6 anni dopo il Libano diventerà una Repubblica, definitivamente separata dalla Siria, anche se ancora sotto il comune mandato francese.

Nel 1943 il Governo libanese abolirà il mandato francese dichiarando la propria indipendenza. Bisognerà aspettare la fine della seconda guerra mondiale per assistere al ritiro definitivo delle truppe francesi dal nuovo Stato indipendente. Nel 1948, dopo la risoluzione dell’Onu 181 con la quale si “ripartiva” il territorio palestinese in seguito alla nascita dello Stato ebraico, anche il Libano aderì alla guerra della Lega Araba contro Israele non invadendo però mai il neonato Stato.

Dopo la sconfitta araba, Israele e Libano stipularono un armistizio ma, a tutt’oggi, mai un trattato di pace. Conseguenza di questa guerra, furono 100mila profughi palestinesi ai quali se ne aggiunsero altri dopo il conflitto arabo-israeliano del 1967. Profughi che decenni più tardi saranno la causa, secondo il Governo israeliano, dell’invasione del Libano. L’operazione militare “Pace in Galilea” parte il 6 giugno del 1982 ed è finalizzata a sradicare dal Sud del Libano la presenza armata palestinese. In realtà, quella che si può chiamare prima guerra israelo-libanese, arrivò fino a Beirut dove aveva sede l’Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). Per impedire la prosecuzione di spargimento di sangue, intervenne la diplomazia internazionale che sgomberò la dirigenza dell’Olp (rifugiatasi a Tunisi) e riversò nei Paesi limitrofi molte unità armate palestinesi.

Una situazione che lasciò la popolazione civile nei campi profughi priva di protezione. Questo porterà al drammatico massacro nei campi-profughi di Sabra e Shatila, da unità cristiane guidate da Elie Hobeika, lasciate agire dalle truppe israeliane, comandate da Ariel Sharon, di stanza nell’area coinvolta. Negli anni a seguire, il Libano affronterà problemi di equilibri interni, con gli Hezbollah, musulmani sciiti vicini a Damasco e Teheran, determinanti.

È il 12 luglio del 2006 quando miliziani di Hezbollah attaccano una pattuglia dell’esercito israeliano nel Sud del Libano, uccidendo tre soldati e rapendone due. Israele reagisce con la forza, avviando un’offensiva contro il Libano per “neutralizzare l’apparato militare di Hezbollah”. Al massiccio attacco aereo non corrisponderà però un successo a terra, con l’esercito israeliano in grado di avanzare solo di pochi chilometri in un mese. La resistenza di Hezbollah, infatti, dimostrerà la propria efficacia, contrattaccando il territorio israeliano con lanci di migliaia di missili. L’11 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite interverrà con una risoluzione (la 1701), che troverà il voto unanime dei Paesi membri, chiedendo l’immediata cessazione delle ostilità, il ritiro di Israele dal Libano Meridionale e l’interposizione delle truppe regolari libanesi e dell’Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) in una zona cuscinetto “libera – come si legge – da ogni personale armato che non sia quello delle Nazioni Unite e delle forze armate regolari libanesi”.

Sul fronte interno intanto si riaccende lo scontro religioso. Per quindici anni, fino al 1990, Beirut aveva assistito allo scontro tra musulmani e cristiani. Dal maggio del 2008 lo scontro è tra sunniti e sciiti. Naturalmente l’esplodere delle rivolte in Siria ha acuito la preoccupazione e la tensione nel Paese dei Cedri che ora deve guardarsi dai pericoli che vengono da oltreconfine: da una parte Israele che non ha mai rinunciato alle tanto preziose acque del fiume Litani; dall’altra la Siria da cui arriva l’avanzata di miliziani dell’Isis (lo Stato Islamico).