Sahara Occidentale

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Ancora stallo per il popolo Saharawi, che da quarantadue anni aspetta la risoluzione del conflitto con il Marocco.

Nella striscia di terra contesa continua la Minurso. E’ l’unica missione di peacekeeping dell’Onu a non avere un mandato di vigilanza sulle violazioni dei diritti umani, che nel Sahara Occidentale – occupato dal Marocco nel 1975 – sono sistematiche e ampiamente documentate da numerose organizzazioni internazionali, in particolare da Amnesty International.

La situazione è particolarmente difficile anche nei campi del deserto algerino, che ospitano circa 200mila Saharawi in esilio dal 1975. I profughi vivono in campi organizzati, sotto il controllo e la gestione del Fronte Polisario, dipendenti dagli aiuti internazionali e in una delle aree del pianeta, il deserto del Sahara, più inospitali. Stanno aspettando dal 1991 il referendum che potrebbe decidere il loro diritto al ritorno e all’autodeterminazione.

Referendum costantemente bloccato e rinviato dal Marocco, che nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite può contare su un alleato di ferro come la Francia, che all’Onu ha potere di veto.

Continuano ad arrivare gli appelli per una risoluzione, non ultimo quello dell’Italia che ha adottato nel gennaio del 2017 un documento per favorire la ripresa dei negoziati tra Marocco e Fronte Polisario e fissare la data per un referendum, le cui carte giacciono da anni a Ginevra.

Intanto il Marocco dovrebbe a breve essere riammesso nell’Unione Africana, dalla quale era uscito polemicamente nel 1984, quando questa decise di accogliere la Repubblica araba democratica dei Saharawi.

Per cosa si combatte

Il popolo Saharawi è privato del diritto fondamentale e internazionalmente riconosciuto ad avere una terra, su cui vivere in pace e libertà. Il diritto all’autodeterminazione viene negato dal Governo del Marocco, nonostante le numerose risoluzioni di condanna delle Nazioni Unite. Molto contestato dalle organizzazioni internazionali è l’accordo di partenariato tra Unione Europea e Marocco, ratificato nel 2014, che liberalizza il commercio di prodotti agricoli e di pesca includendo anche il territorio occupato del Sahara Occidentale. Nell’accordo sono stati inseriti richiami alla “sostenibilità ambientale”, alla “legalità internazionale” e una specifica clausola che riguarda i diritti umani, grazie alla quale l’Ue può, volendo, sospendere unilateralmente il protocollo in caso di violazione. Una opzione ad oggi mai utilizzata. Decisivo in ogni caso è il contributo dell’Europa per il sostentamento dei Saharawi che vivono nei campi di Tindouf. Anche se, purtroppo, gli aiuti umanitari internazionali stanno diminuendo in maniera vistosa e preoccupante, così come l’attenzione internazionale rispetto al dramma vissuto dal popolo Saharawi.

Quadro generale

Il Sahara Occidentale comprende le Regioni di Saquia el Hamra al Nord e Rio de Oro al Sud, 284mila Kmq. Confina con il Marocco, l’Algeria, la Mauritania e l’Oceano Atlantico.

È uno dei territori più ostili alla vita dell’uomo in tutto il pianeta. Aride distese di rocce e dune di sabbia sono solcate da piccoli wadi (letti di fiumi) nei quali si accumula quel po’ di acqua che non riesce mai a raggiungere il mare a causa della rapida evaporazione.

Il Sahara Occidentale, già colonia spagnola, è l’ultima colonia africana ancora in attesa dell’indipendenza: al dominio spagnolo, infatti, nel 1975 si è sostituito quello di Marocco e Mauritania, che hanno invaso il territorio. La maggior parte della popolazione è fuggita in Algeria dove, da allora, vive nei campi profughi. In pratica, la questione del Sahara Occidentale è un caso di decolonizzazione mancata. Il popolo Saharawi è privato dal 1975 del suo diritto all’autodeterminazione. Lo dimostrano le tappe di questo conflitto.

Il 6 ottobre 1975, il re del Marocco dà il benestare alla “marcia verde”, attraverso la quale 350mila marocchini avanzano verso il Sahara Occidentale con l’obiettivo di conquista del territorio. Il 31 Ottobre 1975 inizia l’invasione marocchina nella zona Orientale del Sahara Occidentale. La Spagna intanto si ritira e il 2 novembre Madrid riafferma il proprio supporto all’autodeterminazione della gente Saharawi, allineandosi agli impegni internazionali assunti. Con il ritiro della Spagna, alla fine del 1975 il Polisario (movimento di liberazione che dal 1973 lotta per l’indipendenza) sembra sul punto di guadagnare l’indipendenza. Ma con trattative separate e segrete, Madrid firma un accordo clandestino con il Marocco e la Mauritania. I tre Paesi decidono di spaccare il territorio del Sahara Occidentale fra il Marocco e la Mauritania, evitando di dare l’indipendenza ai Saharawi.

Nel 1976 il Fronte Polisario proclama la Rasd, Repubblica Araba Saharawi Democratica, ma l’annessione illegale del territorio dà il via alla guerra fra Marocco e Mauritania, per il controllo del territorio. Decine di migliaia di Saharawi fuggono sotto i bombardamenti al napalm del Marocco.

L’aggressione investì sia il Nord che il Sud del Paese facendo fuggire i Saharawi verso Est, in Algeria appunto, dove è stato concesso loro asilo politico. Il rientro nelle loro terre viene reso ancora più difficile dalla costruzione da parte del Marocco, a partire dal 1980, di un muro elettrificato. È un’impressionante opera militare: bunker, postazioni fortificate, campi minati (mine in gran parte italiane), lungo oltre 2200 Km alto cinque metri fatto di sassi e sabbia; si dice che il suo mantenimento costi al Governo marocchino oltre 1milione di dollari al giorno.

Nel 1984, l’Organizzazione degli Stati Africani ammette come Stato membro, la Rasd, espelle il Marocco, nega di fatto valore giuridico agli accordi fra Spagna, Mauritania e Marocco.

Nel 1991, dopo 18 anni di guerra, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approva il Piano di Pace. Dal 6 settembre 1996 la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale, Minurso, sorveglia il rispetto del cessate il fuoco e organizza il referendum di autodeterminazione che è rimasto solo sulla carta, a causa dell’opposizione del Marocco.

Sempre l’Onu, in una decisione specifica sul Sahara Occidentale, trasmessa da Hans Corell, Segretario Generale Aggiunto per gli Affari Giuridici, al Presidente del Consiglio dichiara: “Gli Accordi di Madrid non hanno significato in alcun modo un trasferimento di sovranità sul territorio, né hanno concesso ad alcuno dei firmatari lo status di potenza amministrante, dato che la Spagna non poteva concederlo unilateralmente. Il trasferimento di potere amministrativo sul territorio nel 1975 non riguarda il suo status internazionale, in quanto territorio non autonomo”.

La continuazione dello status quo sta conducendo ad una repressione sempre più brutale nelle zone occupate e ad un ritorno alle ostilità. Molti giovani ed anziani parlano apertamente della necessità, per sbloccare l’impasse, di ricorrere alle armi o ad atti di terrorismo che sino ad oggi non sono stati parte della strategia Saharawi.