Siria

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Sebbene il Presidente siriano Bashar al Assad e il Presidente russo Vladimir Putin abbiano dichiarato che la guerra in Siria è finita, il conflitto dopo sette anni è entrato nella sua seconda fase, tanto che si può parlare di seconda guerra siriana. Una guerra scoppiata quando ancora, di fatto, non si è conclusa la prima. A muoverla la Turchia, contro le milizie curda dell’Ypg. Nel frattempo, però, anche la guerra contro il Presidente Bashar al Assad non si ferma. E con essa i massacri nei confronti dei civili. Uno dei più feroci è avvenuto nel febbraio 2018 nel Ghouta Orientale, alla periferia di Damasco. In tutto vivono 400mila persone e si tratta di una zona densamente popolata da ribelli e jihadisti, dove l’esercito fedele ad Assad e l’alleato russo hanno compiuto un’offensiva per liberare una delle ultime sacche ribelli in città. Proprio il Ghouta è una delle zone da cui nel 2011 era partita la rivolta verso Assad. Vengono proposte tregue per l’evacuazione dei civili, che da ambo le parti vengono sistematicamente violate. Dalla fine dell’assedio di Aleppo, nel 2016, massacri di questo genere ai danni dei civili si sono verificati molte altre volte. La comunità internazionale ha accusato Assad di condurre gli attacchi utilizzando armi chimiche. Accusa, che il Presidente respinge al mittente. Moltissime le stragi di bambini, a Khan Sheikhoun quella più tristemente famosa, dove un rapporto dell’Onu ha riconosciuto la colpevolezza di Assad nell’uso di armi chimiche. Nel frattempo ha cominciato a circolare la notizia, diffusa da ambienti dell’Onu, che dietro le armi chimiche ci sia lo zampino della Corea del Nord, che avrebbe spedito forniture al Governo siriano da poter utilizzare per la produzione di armi chimiche. Intanto i colloqui di pace, nati sotto una cattiva stella, subiscono continue battute d’arresto. Dopo gli incontri di Ginevra, di Astana e di Vienna, conclusisi con un nulla di fatto, si sono svolti i colloqui di Sochi, fortemente voluti dalla Russia con l’appoggio di Iran e Turchia, ma boicottati dall’opposizione siriana e dai curdi. Sullo sfondo lo scambio di accuse tra le superpotenze, Usa e Russia, e a livello regionale tra Turchia, Iran, Arabia Saudita e Israele, che finora ha giocato in difesa della propria sopravvivenza più che per estendere la propria influenza in una Regione che le è ostile. Tuttavia l’inizio del 2018 e i sospetti incidenti nei cieli siriani, con l’abbattimento di un F16 israeliano da parte della contraerea di Damasco, non lasciano presagire nulla di buono. Un cessate il fuoco per la Siria e per il suo popolo è ancora molto lontano.

Per cosa si combatte

Quella che oggi insanguina il territorio siriano è una guerra del “tutti contro tutti”. L’Esercito siriano libero è ormai disintegrato in tante sigle diverse e oltre ai ribelli si devono fare i conti anche con i miliziani dell’Isis. Poi ci sono i curdi che combattono per uno Stato indipendente, anche se le cose ultimamente sembrano andare nelle direzione opposta e il vero nemico per loro non è Damasco ma la Turchia. Le ragioni di questa guerra che va avanti da oltre sette anni e ha mietuto un numero impressionante di vittime e generato un altrettanto spaventosa ondata di profughi e sfollati vanno oltre le istanze di riforme e democrazia che hanno caratterizzato le prime proteste. La Siria, infatti, prima della guerra e pur con tutte le sue contraddizioni rappresentava un unicum nella Regione, un Paese moderno e all’avanguardia. E sebbene il regime di Assad fosse l’antitesi della democrazia, la Siria poteva definirsi laica e progressista. Una situazione che dava fastidio ai Paesi vicini, soprattutto alle petromonarchie del Golfo, con le quali si instaurava uno scontro anche di tipo confessionale abbracciando loro l’islam sunnita e appartenendo Assad alla minoranza alawita che è sciita. Nella guerra siriana, quindi le ingerenze straniere sono sempre state assai presenti: Usa, Qatar, Arabia Saudita e Turchia, hanno agito in chiave anti-Assad e, seppur con molte ambiguità, anti-Isis. Mentre Iran, Russia e Cina sostengono Damasco. In mezzo, a morire e a essere portati allo stremo, ci sono i civili.

Quadro generale

Tutto ebbe inizio nel marzo 2011, sull’onda lunga delle cosiddette primavere islamiche che hanno cominciato a sconvolgere il Vicino Oriente e andavano disegnando assetti mai visti prima. Le proteste iniziarono nella città Meridionale di Dera’a, dopo che alcuni ragazzi che avevano imbrattato i muri di una scuola con alcune scritte contro il Presidente Bashar Al Assad, erano stati arrestati. Partì una serie di proteste, che il regime di Damasco soffocò, ma solo nel luglio 2011 nacque la prima formazione ufficiale dei ribelli, l’Esercito siriano libero che man mano ha perso potere e influenza, lasciando spazio alle infiltrazioni islamiste che perpetrano attentati terroristici. Fino ad allora era prematuro parlare di guerra civile. Va notato che in Siria le opposizioni al regime non hanno mai rappresentato un fronte unito. A loro sostegno c’è la Lega Araba, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, mentre Russia e Cina appoggiano Assad e oppongono il veto a ogni risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma la storia della Siria viene da molto lontano e la sua indipendenza dal protettorato francese affonda le sue radici nel 1945, dopo che il Paese è stato per secoli una terra di imperi e di dominazioni straniere, prima sotto i turchi e poi sotto i francesi. Proprio i francesi reagirono alle istanze indipendentiste con le bombe, anche se poi dovettero arrendersi di fronte al riconoscimento da parte della comunità internazionale. Un’indipendenza che non è andata di pari passo con la stabilità politica. Si sono succeduti una serie di colpi di Stato e di guerre, la più eclatante fu quella dei Sei Giorni con Israele. Nel 1970 arrivò la “Rivoluzione Correttiva Siriana” che portò al potere Hafiz al-Assad. Al Governo per 30 anni, con mano durissima e repressione di ogni dissenso, Assad contribuisce a far considerare la Siria uno Stato Canaglia da molti Paesi. Nel 1982, al culmine di un’insurrezione islamica, Assad bombarda la città di Hama per reprimere la rivolta della comunità musulmana sunnita. Il New York Times parla di almeno 10mila cittadini siriani uccisi, 40mila, di cui 1000 soldati, i morti invece per il Comitato Siriano per i Diritti Umani. Negli stessi anni, alimentando la guerra civile, Damasco arriva a fare del Libano un Protettorato. Assad controlla tutto, governa con mano dura. Alla sua morte, nel 2000, gli è successo il figlio Bashar, dal momento che il designato figlio Basil morì in un incidente d’auto nel 1994. Il potere degli Assad si estende ininterrottamente sulla Siria dal 1971, e la democrazia è una chimera. Il neo Presidente Bashar nomina nei posti che contano i famigliari. Il fratello minore, Maher al-Assad, è al comando della IV Divisione dell’Esercito, mentre il cognato Assef Shawkat, è Capo di Stato maggiore. Ruoli chiave, che si rivelano essenziali al Presidente con l’avvio della rivolta del 2011, destinata a trasformarsi in guerra civile. Parallelamente alla formazione dell’Esercito Siriano Libero, che oggi riveste un ruolo marginale ed è stato sostituito dai jihadisti, Damasco mette in campo artiglieria e aviazione e la rivolta diventa guerra civile che culmina all’inizio del 2012 nell’assedio di Baba Amr, un quartiere della città di Homs, nel centro della Siria, ritenuto una roccaforte dei ribelli. All’esercito siriano libero, in quell’occasione, si affranca il Fronte Al Nusra, nato da Al-Qaeda, composto da fondamentalisti sunniti che vedono nel rovesciamento di Assad la possibilità di instaurare uno stato islamico in Siria. L’esercito di Assad compie offensive in maniera regolare e gli insorti si frammentano in gruppi laici e islamisti. La coalizione tra Esercito siriano libero e Al Nusra si spacca nel 2014, aggiungendo nuovi elementi di tensione per la popolazione civile. La guerriglia arriva prima ad Aleppo e poi a Damasco. In particolare Aleppo vive un assedio che distrugge la vita e l’economia della città. Dopo 4 anni Assad, appoggiato dai russi, riconquista la città, capitale economica della Siria. Il Paese oggi è diviso in quattro grandi zone, che man mano che il conflitto evolve variano i loro confini: la parte controllata da Assad, quella controllata dai curdi, quella controllata dai ribelli e quella controllata dal cosiddetto Stato Islamico. La popolazione, che prima della guerra era di circa 23milioni di persone, secondo gli ultimi dati non arriva ai 19milioni. Oltre ai morti, che gli ultimi dati ufficiali stimano in circa mezzo milione, ci sono almeno 11milioni di sfollati e oltre 13milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria.