Libia

Situazione attuale e ultimi sviluppi

In Libia resta delicata la situazione politica, divisa tra un governo di unità nazionale guidato da Fayez al Sarraj e un esecutivo rivale in Cirenaica, dove rimane la presenza e la guida del generale Khalifa Haftar.

Nel dicembre del 2016 è stata annunciata la liberazione di Sirte dal cosiddetto Stato islamico, dopo otto mesi di combattimenti.

Il gruppo terroristico aveva preso il controllo della città natale di Gheddafi nel maggio del 2015, approfittando delle divisioni createsi nel Paese dopo la caduta del dittatore. Sirte era diventata la roccaforte nordafricana del gruppo.

Le presenze terroristiche non mancano. Oltre ai miliziani del cosiddetto Stato islamico permane anche il gruppo terrorista Ansar al Sharia.

La diplomazia in Libia è tornata a gennaio 2017. L’Italia è stato il primo Paese occidentale a presentare le credenziali per riaprire l’ambasciata italiana dopo la guerra cominciata nel 2011.

Per contrastare la migrazione nel mese di agosto 2017 è partita la missione italo-libica.

Il comando è stato affidata ad un ammiraglio a bordo di una Fremm, una delle fregate della Marina militare italiana. Si tratta di un dispositivo composto da quattro o cinque navi, altrettanti aerei, un sottomarino, droni e diverse centinaia di militari.

Per l’operazione sono impiegati molti degli assetti dell’operazione Mare Sicuro, la missione italiana avviata nel marzo 2015 con compiti di sorveglianza e sicurezza marittima.

Della missione libica fanno parte anche uomini del reggimento e team del Comsubin, le forze speciali della Marina. L’Italia ha comunque fatto sapere che tutte le operazioni avverranno in affiancamento con le autorità libica, e che quindi non si configura nessuna invasione delle competenze nazionali.

Non tutto il Paese Nordafricano pare però pensarla così: la missione non è ben vista dal governo di riconciliazione libico perché rappresenta, a detta del vice presidente del consiglio presidenziale libico, Fathi Al-Majbari “un’infrazione esplicita dell’accordo politico” e una ingerenza alla “sovranità della Libia”.

Nell’opera di contrasto alla immigrazione ha avuto un ruolo centrale anche la Francia di Macron, che per la missione ha valutato come interlocutore attendibile, oltre al primo ministro Sarraj anche il generale Haftar.

 

Per cosa si combatte

La rivolta scoppiata il 17 febbraio 2011, dopo la repressione della manifestazione di protesta contro le “magliette blasfeme”, è diventata in poco tempo una rivoluzione contro il quarantennale regime di Gheddafi che si stava preparando a cedere il Governo a uno dei suoi figli. Archiviata la rivoluzione, con l’intervento internazionale a sostegno dei ribelli, la lotta oggi è per la spartizione del Paese e soprattutto dei proventi petroliferi. La Libia infatti è il decimo Paese al mondo per riserve provate di petrolio. Tuttavia, sottotraccia, c’è il conflitto tra le diverse componenti della società libica, “congelata” dal regime che ne ha saputo usare le divisioni per mantenersi in sella per quattro decenni. La divisione tra islamisti e anti-islamisti, infatti, non è tanto (o solo) ideologica, quanto piuttosto attinente alle storiche rivalità regionali, tribali e sociali di un Paese bloccato nel suo cammino post-coloniale dalla peculiare forma di governo che Gheddafi aveva escogitato e teorizzato nel suo Libro Verde. La crisi in corso, sottovalutata dai media e da molti governi, rischia però di superare i confini libici e coinvolgere sia i Paesi vicini, sia di nuovo quelli europei, preoccupati della gestione dei pozzi di petrolio, della mancanza di controllo alle frontiere marittime e della possibile vittoria islamista, soprattutto nel caso si creasse un collegamento, finora inesistente sul campo, tra le milizie libiche e l’Isis attivo tra Iraq e Siria.

Quadro generale

La Libia italiana fu una colonia del Regno d’Italia nell’Africa settentrionale, durata dal 1912 al 1947 e, ufficialmente come colonia unica, dal 1934 al 1939. Il primo ministro italiano Giovanni Giolitti, iniziò la conquista della Tripolitania e della Cirenaica il 4 ottobre 1911, inviando a Tripoli contro l’Impero Ottomano 1732 marinai al comando del capitano Umberto Cagni.

Oltre centomila soldati italiani riuscirono ad ottenere dalla Turchia quelle Regioni attualmente definibili libiche nel Trattato di Losanna del 18 ottobre 1912, ma solo la Tripolitania fu effettivamente controllata dal Regio esercito italiano sotto la ferrea guida del governatore Giovanni Ameglio. Nell’interno dell’attuale Libia (principalmente nel Fezzan) la guerriglia indigena continuò per anni, ad opera dei turchi e degli arabi di Enver Pascià e di Aziz Bey.

L’ascesa al potere del fascismo determinò un inasprirsi della politica italiana nei confronti dei ribelli libici. La lotta proseguiva solo in Cirenaica, dove resisteva ancora il capo senussita della guerriglia, Omar al-Mukhtar. Dotato di un’eccellente visione strategica, con il sostegno delle popolazioni locali, ha impedito per molto tempo agli italiani di riprendere il controllo della provincia. Ma fu ferito e catturato l’11 settembre 1931 durante la battaglia di Uadi Bu Taga in uno scontro a fuoco con collaborazionisti libici. Fu trasferito via mare a Bengasi, dove subì una parvenza di processo ed ebbe un breve colloquio con Graziani. Il 16 settembre venne impiccato in catene nel campo di concentramento di Soluch, davanti a ventimila libici fatti affluire dai vicini lager. La morte di Omar Al-Mukhtar segnò la fine della resistenza libica e la riunificazione delle tre province sotto il comando italiano.

Nel 1934 venne proclamato il Governatorato Generale della Libia (coll’unione della Tripolitania e della Cirenaica) e successivamente i cittadini africani potettero godere dello status di “cittadini italiani libici” con tutti i diritti che ne conseguirono. Mussolini dopo il 1934 iniziò una politica favorevole agli Arabi libici, chiamandoli “Musulmani Italiani della Quarta Sponda d’Italia” e costruendo villaggi (con moschee, scuole ed ospedali) ad essi destinati. Il primo governatore fu Italo Balbo, a cui si deve la creazione della Libia attuale sul modello di quella dell’imperatore romano Settimio Severo (nato in Libia).Balbo divise nel 1937 la Libia italiana in quattro province (nel 1939 annesse al Regno d’Italia) ed un territorio sahariano.

Il Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale avviò una colonizzazione che ebbe il culmine soprattutto verso la metà degli anni Trenta con un afflusso di coloni provenienti in particolare da Veneto, Sicilia, Calabria e Basilicata. Nel 1939 gli italiani erano il 13% della popolazione, concentrati nella costa intorno a Tripoli e Bengasi. La seconda guerra mondiale devastò la Libia italiana e costrinse i coloni a lasciare in massa le loro proprietà, specialmente nella seconda metà degli anni Quaranta. Nel Trattato di Pace del 1947 l’Italia fu costretta a rinunciare a tutte le sue colonie, compresa la Libia. Il territorio venne diviso in due amministrazioni: Tripolitania e Cirenaica sotto gli inglesi e Fezzan alla Francia. Nel 1951 l’indipendenza. La Libia è il primo Paese africano a liberarsi dal giogo colonialista. Re Idriss I sale al potere. Sarà il primo e l’unico re di Libia. Nel 1969, in settembre, il giovane ufficiale Muhammar Gheddafi attua un incruento colpo di stato, insieme ad altri ufficiali. Nel 1975 Gheddafi (abbandonato l’appellativo di colonnello per un più…democratico “fratello leader”) pubblica il Libro Verde, il suo pensiero politico alternativo tra comunismo e liberalismo, una sorta di mix tra socialismo reale e democrazia ateniese, mescolato con gli interessi tribali, gestito dai ‘Comitati popolari’ organismi di base della volontà popolare. Nel frattempo, viene accusato di finanziare i gruppi terroristici internazionali e gli Stati Uniti lo dichiarano nemico numero uno, tentando più volte di ucciderlo, con bombardamenti aerei (1986) e attentati. Negli anni ‘90, dopo la prima guerra del Golfo (1991), inizia un lento avvicinamento all’Europa e agli Stati Uniti, operazione che sfocia nella ripresa delle relazioni diplomatiche con Washington e con la ripresa degli affari con il Vecchio Continente.

Nulla sembra turbare il regime, sino alla primavera del 2011, quando le rivolte nel Maghreb danno fiato a una opposizione interna che sembrava sconfitta.