Repubblica Centrafricana

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Una tregua fragile quella della Repubblica Centrafricana. Nel mese di ottobre 2016 si sono verificate violenti scontri nella capitale Bangui, con almeno trenta morti. Sono iniziati dopo l’uccisione del generale Marcel Mombeka, in passato consigliere dell’ex presidente Catherine Samba-Panza.

E ancora a Kaga-Bandoro, nel centro del Paese, alcuni ex miliziani della coalizione Séléka, il gruppo di milizie del nord che nel 2013 rovesciò il presidente François Bozizé, hanno attaccato un accampamento di profughi, uccidendo 30 persone e ferendone altre 57.

Si è registrato anche un aumento delle violenze interreligiose, dopo che le milizie Séléka – islamiche – hanno preso il potere nel 2013 e hanno lanciato rappresaglie contro le milizie cristiane.

L’operazione Onu Sangaris era stata lanciata nel dicembre del 2013 per fermare le violenze tra i gruppi armati cristiani e musulmani. La Francia ha però annunciato la fine della missione militare. I soldati francesi insieme ad altri militari stranieri, sono stati coinvolti in uno scandalo di abusi sessuali sui minori, sul quale ancora si indaga.

Intanto l’ex premier e sostenitore dell’ex presidente François Bozizé ha vinto il secondo turno delle elezioni.

Per cosa si combatte

Il Centrafrica è uno dei Paesi più poveri del mondo, nonostante disponga di materie prime in abbondanza. Non si tratta solo del legname delle foreste che ricoprono buona parte del territorio, ma anche di diamanti, oro e petrolio. Beni che fanno gola alle potenze internazionali, le quali non a caso si contendono l’appoggio del Governo locale: Francia, Cina e pare anche l’Iran (interessato all’uranio) sono gli attori principali, che agiscono con l’appoggio locale di Ciad e Sudan.

Sono scesi dal Nord Est, che confina con Ciad e Sudan, gli uomini armati che hanno dato origine alle milizie Seleka. Rimproveravano al Presidente Bozizé di non aver rispettato accordi di pace, che prevedevano l’integrazione nell’esercito di alcuni ex combattenti ribelli. Bozizé poi è fuggito, le milizie Seleka hanno insediato Djotodja sostituito a gennaio da Catherine Samba-Panza. L’unica, fra questi, votata dal Parlamento.

Oggi gli uomini della Seleka sono tornati ad occupare le zone da cui provenivano, quel Nord Est del Paese che alcuni vorrebbero rendere autonomo, dividendo la Repubblica Centrafricana. Una divisione religiosa? I musulmani a Nord ed i cristiani nel Centro Sud? Può essere, soprattutto dopo gli scontri degli ultimi anni. In realtà, cristiani e musulmani convivono pacificamente da secoli. Di sicuro l’eventuale divisione del Paese, renderebbe più facile lo sfruttamento delle materie prime. Nel Nord Est della Repubblica Centrafricana, in particolare nella Regione di Birao, vi sono ricchi giacimenti di petrolio.

Quadro generale

Il Centrafrica non ha mai conosciuto una vera democrazia. Provato da decenni di malgoverno e colpi di stato, il Paese non è mai riuscito a risollevarsi. Negli ultimi anni la Repubblica Centrafricana ha anche subito pressioni e instabilità causate dalle vicende politiche degli stati confinanti, Ciad e Sudan, che hanno inciso nella tenuta interna del Paese, totalmente impreparato a ricevere le ondate di profughi in fuga da altri teatri di guerra. L’insicurezza e il pericolo, oltre ad una rete di strade per lo più disastrate, hanno impedito alle agenzie umanitarie di raggiungere le zone colpite dai combattimenti, in particolare nel Nord-Est, e di portare sostegno alla popolazione. La criminalità e il traffico clandestino di diamanti (seconda voce nelle esportazioni del Paese) contribuiscono ad aumentare la già drammatica situazione interna della Repubblica Centraficana.

La Repubblica è stata fortemente voluta da Berthelemey Boganda, un prete cattolico leader del Movimento d’Evoluzione Sociale dell’Africa Nera, il primo partito politico del Paese, Boganda ha governato fino al 1959 quando è morto in un misterioso incidente aereo. Suo cugino, David Dacko, nel 1962 ha imposto un regime monocratico. Ha avuto inizio così una lunga serie di colpi di stato. Il primo, ai danni di Dacko, lo attua il colonnello Jeab Bedel Bokassa, che sospende la costituzione e scioglie il Parlamento. La follia di Bokassa arriva al punto di autoproclamarsi Presidente a vita nel 1972 e Imperatore del risorto Impero Centrafricano nel 1976. Un impero di follia e povertà per la gente. La Francia, ex potenza coloniale, decreta la fine di Bokassa nel 1979 e restaura la presidenza di Dacko, con un altro colpo di stato.

Nel 1981 il generale André Kolingba prende il potere. Pressioni internazionali costringono il dittatore a convocare elezioni nel 1993, vince da Ange-Felix Patassè. Il neo Presidente dà vita a una serie di epurazioni negli apparati statali. Promulga una nuova costituzione nel 1994, ma le forti tensioni sociali sfociano in rivolte popolari e violenze interetniche. Nel 1997 vengono firmati gli accordi di pace che portano al dispiegamento di una forza internazionale composta da forze militari di Paesi africani. Poi arriva il turno dell’Onu. Di nuovo alle urne nel 1999, Patassè vince, ma ormai le tensioni sono fuori controllo. Il Paese diventa una sorta di terra di nessuno dove le forze militari e ribelli razziano e rapinano la popolazione.

Terreno fertile per un ennesimo colpo di stato, che porta al potere nel 2003 il generale Francois Bozizé, che poi vince le elezioni nel 2005 ritenute valide dalla Comunità Internazionale. La Repubblica Centrafricana è considerata come uno “Stato fantasma”, secondo un report del 2007 dell’International Crisis Group. Secondo quanto riportato il Paese avrebbe perso completamente la propria capacità istituzionale. Il Centrafrica ha vissuto in una condizione di brutalità continua, sia prima che dopo il raggiungimento dell’indipendenza. Cinquant’anni di regimi autoritari hanno dato vita a uno stato predatore e violento, in cui l’unica possibilità per arrivare al potere e per mantenerlo è stato il ricorso continuo alla violenza. A ciò vanno aggiunte le pressioni esercitate dalla ex potenza coloniale, la Francia, che ha mantenuto legami molto stretti con i vari leader che si sono susseguiti, determinando la caduta o il ritorno di chi poteva dimostrarsi un interlocutore affidabile e garantendosi un altro Paese amico nella Regione, oltre al Ciad.