Filippine, bavaglio per Rappler

Il sito di notizie che fa capo alla Nobel per la pace 2021 e giornalista investigativa Maria Ressa, rischia l’ennesima chiusura. Decisa durante gli ultimi scampoli della presidenza Duterte

Il sito filippino Rappler è ancora in chiaro nonostante le minacce della giustizia di Manila. Forse non è un caso che l’imminente notizia di chiusura sia arrivata alla viglia del cambio della guardia alla presidenza della Repubblica delle Filippine tra l’autoritario Rodrigo Duterte e il suo imminente sostituito Ferdinando Marcos Jr, figlio dell’ex dittatore che portava lo stesso nome. Rappler, il sito filippino di notizie che fa capo alla Nobel per la pace 2021 e giornalista investigativa Maria Ressa, rischia l’ennesima chiusura. Negli ultimi scampoli della presidenza Duterte infatti la Securities and Exchange Commission (Sec) ha emesso un’ordinanza affermando ancora una volta la sua volontà di voler revocare i certificati che consentono la pubblicazione di Rappler (rappler.com), quotidiano online fondato da una giornalista che ha passato la sua vita, oltre che a scrivere, a difendere quello che scrive (e con lei quel che scrivono i colleghi).

“L’ufficio di registrazione e controllo delle società è incaricato di procedere alla revoca degli atti costitutivi negli archivi e nel sistema della Commissione”, si legge in parte nell’ordinanza del 28 giugno firmata dal presidente della Sec Emilio Aquino che Rappler ha reso nota. E’ una mossa che ammanta di termini legali un dato di fatto: la voglia di chiudere questa voce indipendente. Questione di giorni. Forse di ore.
Secondo la Sec Rappler avrebbe violato le restrizioni costituzionali e statutarie sulla proprietà straniera nei mass media per via di un finanziamento ricevuto da Omidyar Network, il braccio filantropico del fondatore di eBay Pierre Omidyar. La redazione però non si darà per vinta: in una conferenza stampa lo ha reso evidente e Maria Ressa ha detto che il giornale continuerà a combattere, come per altro ha sempre fatto. Le battaglie sono state tante, sia contro Rappler, sia contro Maria stessa, il vero oggetto del contendere. Le Filippine vorrebbero chiudere la bocca alla donna che ha ricevuto il Nobel per la pace l’anno scorso con un altro giornalista scomodo, il russo Dimitry Andreyevich Muratov a capo di Novaya Gazeta.

Per Maria Ressa dunque tutto ciò non è una novità. Ferdinando Marcos Junior non sarà meglio di Duterte in fatto di diritti e libertà di stampa e comunque l’opposizione si è subito schierata con questa cronista dalla schiena dritta che nel 2018 era stata catalogata da Time “Persona dell’anno” e che la Bbc ha annoverato tra le cento donne più importanti del pianeta e che nelle Filippine è stimata tra le persone più influenti nel Paese. Nel giugno 2020, quando una corte della capitale l’ha riconosciuta colpevole di calunnia col collega Reynaldo Santos, dopo la denuncia del businessman Wilfredo Keng che secondo Rappler aveva corrotto il titolare della Corte suprema Renato Corona (poi deceduto), furono in tanti a schierarsi con di lei. E a bollare la sentenza come frutto di una decisione politica. Uscì su cauzione ed era già la sesta volta che le accadeva per accuse fabbricate per cercare di metterla a tacere. Persino l’ex segretaria di Stato americano Madeleine Albright aveva definito i suoi arresti scandalosi. Una storia che si ripete.

(Red/Em. Gio.)

In copertina foto di Michael Dziedzic (Unsplash)

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