Quell’arma di difesa che serve ad aggredire

Droni per le Forze armate. I Governi degli ultimi trent’anni -  centrodestra, centrosinistra, neutri - hanno ignorato e svuotato la Costituzione

di Raffaele Crocco

E’ la solita storia. I 168milioni di euro che il governo Draghi ha destinato alle nostre Forze Armate per trasformare i nostri droni militari in strumenti di morte sono solo la solita storia in questo Paese noioso, ripetitivo e dalla democrazia sempre più teorica. Martedì scorso la denuncia l’aveva firmata Nicola Fratoianni, parlamentare per Sinistra Italiana. Per questi droni, diceva, il Governo ha stanziato i milioni di nascosto. Poi si chiedeva: perché? Per quale ragione armiamo i droni da ricognizione – che già abbiamo – se non ci sono missioni militari nel mirino e se da quelle esistenti, leggi Afghanistan, ci siamo ritirati? E’ una buona domanda. Ne aggiungiamo un’altra: perché questa spesa in un Paese che nella Costituzione ha l’articolo 11, quello che recita il “ripudio alla guerra”?

Chiariamo subito un punto. I droni di cui si parla sono armi di offesa. Servono a colpire il nemico senza impiegare personale militare, riducendo quindi le perdite. Le risposte alle domande di prima, stanno nelle scelte che i governi di questo Paese – tutti i governi, centrodestra, centrosinistra e neutri – hanno fatto negli ultimi trentanni. Elenchiamone alcune, per rinfrescare la memoria: congelamento della leva militare e scelta di passare ad un esercito professionale. Guerra contro la Serbia. Partecipazione alla coalizione per la guerra in Afghanistan. Partecipazione alla coalizione per l’occupazione dell’Iraq. Guerra alla Libia. Allestimento di una missione militare in Niger a fianco della Francia. Partecipazione della Marina Militare alle missioni anti pirateria in acque internazionali.

Nonostante il nostro ministero continui a chiamarsi “della Difesa”, è evidente che queste scelte nulla hanno a che vedere con la difesa del Paese. Non a caso, le nostre Forze Armate italiane sono presenti in 39 diversi scenari internazionali. Hanno impiegato per anni migliaia di uomini e donne in armi all’estero. Tutto questo partendo da una Costituzione che prevederebbe un esercito puramente difensivo, impieagto solo nella difesa dei confini e della Nazione.

Un’ipocrisia pericolosa. I Governi degli ultimi trent’anni – lo ripeto tutti, centrodestra, centrosinistra, neutri – hanno ignorato e svuotato la Costituzione. Siamo diventati un Paese aggressivo sul piano militare, presente e protagonista sugli scenari di crisi. Abbiamo le dodicesime Forze Armate al Mondo e ci investiamo una trentina di miliardi di euro l’anno, ufficialmente. Nella realtà sono di più, perché alcune spese – vedi i costi di logistica e mantenimento delle missioni in Afghanistan per anni – sono pesate su altre voci del Bilancio dello Stato, non sulla Difesa.

Facciamo attenzione: essere militarmente aggressivi è parte della nostra storia nazionale. Noi abbiamo fatto solo ed esclusivamente – a partire dalla fondazione dello Stato unitario nel 1861 – guerre d’invasione. Ma qui la cosa è seria per la violazione sistematica e continua della Costituzione. L’articolo 11 nessuno lo ha abolito, eppure viene ignorato. E quando si ignora la Costituzione il gioco diventa pericoloso. Soprattutto se la si ignora contemporaneamente su troppi aspetti: il diritto d’asilo, Il diritto alla salute – gratuito e per tutti sempre -, la forma delle istituzioni, svuotando di ruolo il Parlamento a favore di Governi sempre più spesso retti da persone che manco votiamo. Un gioco pericoloso, che lasciamo giocare sulla nostra pelle e sul nostro futuro. Questi missili che compreremo per armare i droni sono solo l’ultima bomba, in ordine di tempo, che sganciamo sui ruderi di una Costituzione sempre più fragile.

Nell’immagine un drone Reaper

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