Nigeria

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Sono almeno tre i grandi nodi e i focolai di tensione e, in alcuni casi, di una guerra permanente che attanagliano il Paese: il gruppo islamista Boko Haram, il Delta del Niger e infine il Biafra con rinnovate richieste di indipendenza gravide di sviluppi conflittuali. Indebolito ma ancora in grado di seminare terrore il gruppo terrorista islamico Boko Haram continua ad essere l’elemento di maggiore instabilità della Federazione nigeriana insieme alle formazioni guerrigliere e alle bande della malavita del Delta del Niger. Nel mese di dicembre 2016 l’esercito è riuscito a cacciare i miliziani di Boko Haram fuori dal “Campo zero”, la loro ultima roccaforte della foresta di Sambisa. Ma nonostante l’annuncio di vittoria del Presidente Muhammadu Buhari, attentati e attacchi non sono mancati. La Nigeria è anzi il Paese che ha subito il maggior numero di attacchi nella regione sia nel 2016 sia nel 2017, quasi la metà dei quali sono appunto avvenuti nel grande Paese con capitale Abuja.

Fino a poco tempo fa Boko Haram controllava un’area di vaste dimensioni, mentre oggi il movimento, fedele al cosiddetto Stato islamico di Al Baghdadi, ha perso terreno anche se non si può certo dire sconfitto. Inoltre sarebbe ricomparso, con alcuni video, lo storico leader Abubakar Shekau che era stato dato per morto. Ma assieme a lui c’è adesso anche un altro leader – Mohamed Al Barnawi – nominato direttamente, pare, dal capo dell’autoproclamato Stato Islamico, Abu Bakr al Baghdadi. Scontri si sono verificati sia nel Borno sia nei Paesi confinanti, in particolare Camerun, Niger e Ciad. Boko Haram, nella sua guerra jihadista, ha ucciso circa 20mila persone e costretto all’esilio più di due milioni di persone. Nel Delta del Niger è invece comparsa una nuova formazione che ha sostituito il vecchio Mend (Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger) che si chiama “I Vendicatori del Delta”. Sembra essere meno attiva ma ha pur sempre realizzato qualche sequestro e qualche attacco alle postazioni petrolifere delle imprese internazionali. A tutto ciò va aggiunto un ulteriore motivo di tensione che deriva dalle rinnovate richieste di indipendenza da parte della Regione del Biafra per la quale, nel lontano 1967, scoppiò una delle più sanguinose guerre africane del Novecento. Fu proprio una foto sulla rivista Life di un bambino biafrano con lo stomaco rigonfio per la fame a inaugurare un nuovo tipo di giornalismo che aveva al centro drammi umanitari. Il 2018 si è aperto con un aumento dell’inflazione (15,1%) e, a febbraio, col rapimento di oltre cento 100 studentesse da parte di Boko Haram nello stato di Yobe.

Per cosa si combatte

Alla radice delle continue e violente tensioni del gigante africano c’è sempre la stessa, profonda, contraddizione: da un lato l’estesa perdurante povertà di decine di milioni di nigeriani, dall’altro l’enorme ricchezza delle sue riserve di petrolio e gas. Anche il fenomeno – piuttosto recente – dell’estremismo islamico antioccidentale rappresentato da Boko Haram, trova la sua linfa nell’iniqua realtà sociale del Paese.

La “battaglia” per il petrolio, seppure messa in secondo piano dall’escalation terroristica, si continua a combattere, su diversi fronti: uno è quello del contrabbando, che fa “perdere” al Paese miliardi di dollari l’anno. Secondo dati forniti dal Governo di Abuja, circa 150mila barili di greggio al giorno vengono sottratti illegalmente. Tuttavia, solo il 10% del petrolio rubato viene raffinato e consumato localmente, tutto il resto è venduto sui mercati internazionali. Il Governo federale lancia periodiche operazioni contro la produzione, il commercio e la raffinazione illegale del greggio che avviene soprattutto negli stati di Bayelsa, Rivers, Delta.

Quanto a Boko Haram, benché il Presidente Buhari abbia ripetutamente affermato che il gruppo jihadista è stato sconfitto, attacchi e vittime segnalano che il 2017 è stato peggiore del 2016. Gli analisti della BBC Monitoring sostengono infatti che la Nigeria è il Paese che ha subito il maggior numero di attacchi sia nel 2016 sia nel 2017, in gran parte nello Stato del Borno, dove Boko Haram è nato. Nel 2017 gli islamisti del gruppo avrebbero realizzato 150 attacchi, di cui 109 in Nigeria, 32 in Camerun, 7 in Niger e 2 in Ciad.

Quadro generale

La Nigeria è una federazione di stati creata nel 1914 dai colonialisti inglesi che, alla fine dell’era coloniale, ne hanno disegnato i confini secondo i propri interessi. Di fatto hanno creato una sorta di “mostro” sociale, economico e politico avendo riunito all’interno della stessa nazione il Nord povero, semidesertico, abitato da hausa e fulani nomadi, dediti alla pastorizia e tutti storicamente di religione musulmana, e un Sud densamente popolato da popolazioni stanziali appartenenti a due etnie principali, Yoruba e Igbo, di religione cristiana. Pur essendo il primo produttore di petrolio del continente africano e l’ottavo al mondo (2,53milioni di barili al giorno), la Nigeria è un Paese povero e – come spesso si dice – la sua ricchezza si è trasformata in una sorta di maledizione: il 70% dei suoi abitanti infatti vive sotto la soglia di povertà, l’aspettativa di vita è di 53 anni, oltre un terzo della popolazione è analfabeta, il 42% non ha accesso all’acqua potabile, e la mortalità infantile sotto i 5 anni è al livello record del 143 per mille.

Eppure il Paese è ricco di risorse naturali: petrolio e prodotti petroliferi (che contano per il 95% dell’export) gas naturale, stagno, materiali di ferro, carbone, calcari, niobio, piombo, zinco. In agricoltura ha un buon terreno per il cacao, arachidi, olio di palma, mais, riso, sorgo, miglio, cassava, yam e caucciù, un bene che nel 2017 ha reso alla Nigeria oltre 40miliardi di dollari. Il Paese alleva ed esporta bestiame, ovini, caprini, maiali. La vendita di animali vivi gli ha reso l’anno scorso oltre 35miliardi di dollari.

La Federazione Nigeriana è composta da 36 Stati e un territorio (l’area di Abuja, capitale della federazione) abitati da 250 etnie differenti con tre gruppi dominanti: gli Hausa-Fulani in tutta la parte Settentrionale, gli Yoruba nel Sudovest, gli Ibo nel Sudest. L’estrema eterogeneità di culture, economie, storia, lingue, realtà climatico-ambientali, religioni, rende difficile la crescita di un forte senso di identità nazionale. I primi 40 anni della sua storia di Paese indipendente sono una catena quasi ininterrotta di colpi di stato e regimi militari. Fino al 1999, quando per la prima volta i nigeriani hanno potuto votare liberamente, eleggendo alla guida del Paese Olusegun Obasanjo, che ha poi governato la Federazione per due mandati.

La Nigeria è considerata uno dei giganti africani, insieme al Sud Africa, non tanto per la sua forza economica, quanto per la concentrazione di popolazione – circa 190milioni di abitanti in un territorio relativamente piccolo (quasi tre volte l’Italia) – e per le sue riserve di greggio, per le quali si colloca all’ottavo posto fra i produttori mondiali, e si contende il primato africano con l’Angola.

È in questi ultimi venti anni, con l’avvento della democrazia, che sono scoppiate le principali contraddizioni del Paese. Prima delle quali la questione petrolifera: a fronte degli enormi introiti legati alle concessioni per l’estrazione del greggio (che costituiscono il maggior bene esportato, l’80% delle entrate fiscali e il 40% del Pil), la grande maggioranza della popolazione nigeriana (il 70%) vive con meno di un euro al giorno ed è proprio il Delta del Niger, l’area petrolifera del Paese, una delle Regioni più povere.

La seconda grande contraddizione è legata alle tensioni religiose. Gli scontri fra cristiani e musulmani, avvenuti in particolare lungo la fascia di coabitazione nel Centro-Nord del Paese, sono iniziati improvvisamente all’indomani dell’elezione di Obasanjo, intorno al 2000-2001. Da allora vi sono state ricorrenti crisi che talvolta hanno provocato anche migliaia di vittime. Tensioni che, dopo decenni di pacifica e tollerante convivenza fra cristiani e musulmani, sembrano essere state utilizzate più come elemento strumentale di pressione politica che come reale contrapposizione di fedi.

Infine, terzo grave problema, l’inurbamento selvaggio, che ha creato caotiche megalopoli. Prima fra tutte Lagos, capitale economica e commerciale del Paese, che ha ormai superato i 20milioni di abitanti. La popolazione urbana, che nel 2017 sfiorava ormai il 50% del totale degli abitanti, vive in enormi città dove all’estrema povertà delle periferie si somma anche un elevato tasso di criminalità. Si deve aggiungere il problema degli sfollati: solo nel Nord, a causa di Boko Haram, sarebbero circa 1milione e 800mila.