Nigeria

Situazione attuale e ultimi sviluppi

Indebolito ma ancora in grado di seminare terrore il gruppo terrorista islamico Boko Haram.

Nel mese di dicembre 2016 l’esercito è riuscito a cacciare i miliziani di Boko Haram fuori dal “Campo zero”, la loro ultima roccaforte della foresta di Sambisa. Ma nonostante l’annuncio di vittoria del presidente Muhammadu Buhari gli attacchi non mancano.

Fino a poco tempo fa Boko Haram controllava un’area di vaste dimensioni, mentre oggi il movimento, fedele al cosiddetto Stato islamico ha perso terreno.

Scontri si sono comunque verificati sia nel Borno sia nei Paesi confinanti, in particolare Niger e Ciad. Tra dicembre 2016 e gennaio 2017 ci sono stati almeno quattro attacchi suicidi che hanno provocato decine di vittime

In sette anni di insurrezione armata, Boko Haram ha ucciso circa 15mila persone e costretto all’esilio più di due milioni di persone. Nel gennaio 2017 almeno 50 persone sono state uccise per errore dall’aviazione governativa. L’obiettivo doveva essere una postazione di terroristi a Rann, vicino al confine con il Camerun. Tra le vittime, anche operatori umanitari della Croce Rossa Internazionale.

Per cosa si combatte

Alla radice delle continue e violente tensioni del gigante africano c’è sempre la stessa, profonda, contraddizione: da un lato l’estesa perdurante povertà di decine di milioni di nigeriani, dall’altro l’enorme ricchezza delle sue riserve di petrolio e gas. Anche il fenomeno – piuttosto recente – dell’estremismo islamico antioccidentale rappresentato da Boko Haram, trova la sua linfa nell’iniqua realtà sociale del Paese.

Pur essendo la Nigeria il primo produttore di petrolio del continente africano e l’ottavo al mondo (2,53milioni di barili al giorno), il 70% dei suoi abitanti vive sotto la soglia di povertà, l’aspettativa di vita è di 53 anni, oltre un terzo della popolazione è analfabeta, il 42% non ha accesso all’acqua potabile, e la mortalità infantile sotto i 5 anni è al livello record del 143 per mille. La “battaglia” per il petrolio, seppure messa in secondo piano dall’escalation terroristica, si continua a combattere, su diversi fronti: uno è quello del contrabbando, che fa “perdere” al Paese miliardi di dollari l’anno. Secondo dati forniti dal Governo di Abuja, circa 150mila barili di greggio al giorno vengono sottratti illegalmente. Secondo il consigliere alla presidenza Patrick Dele Cole, tuttavia, solo il 10% del petrolio rubato viene raffinato e consumato localmente, tutto il resto è venduto sui mercati internazionali.

Il Governo reagisce: a fine novembre 2013, una vasta operazione ha portato alla chiusura di 134 raffinerie illegali nella regione del Delta del Niger, negli Stati di Bayelsa, Rivers e Delta.

Quadro generale

Disegnato con squadra e compasso. Alla radice di tanti problemi della Nigeria c’è il fatto che per molti aspetti è ancora lo Stato artificiale creato nel 1914 dai colonialisti inglesi. Paese federale, composto di 36 Stati e un territorio (l’area di Abuja, la capitale della Federazione), vi abitano 250 etnie differenti, con tre gruppi dominanti: gli Hausa-Fulani in tutta la parte settentrionale, gli Yoruba nel Sud-Ovest, gli Ibo nel Sud-Est. L’estrema eterogeneità di culture, economie, storia, lingue, realtà climatico-ambientali, religioni (il Nord è islamizzato, il Sud è cristiano-animista) rende difficile la crescita di un forte senso di identità nazionale. La sua storia post coloniale (l’indipendenza è del 1960) è costellata di tensioni e scontri etnici, e addirittura di una guerra di secessione, quella del Biafra, che comportò anche la prima grande crisi umanitaria per la quale si mobilitò l’Occidente, verso la fine degli anni ‘60.

I primi 40 anni della sua storia di Paese indipendente sono una catena quasi ininterrotta di colpi di Stato e regimi militari. Fino al 1999, quando per la prima volta i nigeriani hanno potuto votare liberamente, eleggendo alla guida del Paese Olusegun Obasanjo, che ha poi governato la federazione per due mandati. Alle successive elezioni (21 aprile 2007), ha vinto Umaru Yar’Adua, delfino dell’ex Presidente e membro dello stesso partito, il Partito Democratico del Popolo (Pdp). A differenza di Obasanjo, uomo del Sud e cristiano, Yar’Adua era originario dello Stato di Katsina, nell’estremo Nord musulmano. Yar’Adua tuttavia ha sofferto di una lunga malattia che gli ha impedito per diversi mesi, a partire dal novembre 2009, di esercitare le sue funzioni.

Il potere, durante tutto il periodo di inabilità del Presidente, è stato gestito dal suo vice, Goodluck Jonathan, che ne ha anche preso ufficialmente le funzioni dal 9 febbraio 2010. Il 5 maggio Yar’Adua è morto e, come previsto dalla Costituzione nigeriana, il giorno successivo Goodluck Jonathan ha giurato come Capo dello Stato. Candidatosi alle elezioni del 16 aprile 2011, le ha vinte a larga maggioranza (59,6% dei consensi, 22milioni di voti).

La Nigeria è considerata uno dei giganti africani, insieme al Sud Africa, non tanto per la sua forza economica, quanto per la concentrazione di popolazione – poco più di 175milioni di abitanti in un territorio relativamente piccolo (quasi tre volte l’Italia) – e per le sue riserve di greggio, per le quali si colloca all’ottavo posto fra i produttori mondiali, e si contende il primato africano con l’Angola.

È in questi ultimi dieci anni, con l’avvento della democrazia, che sono scoppiate le principali contraddizioni del Paese. Prima delle quali la questione petrolifera: a fronte degli enormi introiti legati alle concessioni per l’estrazione del greggio (che costituiscono il 95% delle esportazioni, l’80% delle entrate fiscali e il 40% del Pil), la grande maggioranza della popolazione nigeriana (il 70%) vive con meno di un euro al giorno ed è proprio il Delta del Niger, l’area petrolifera del Paese, una delle regioni più povere.

La seconda grande contraddizione è legata alle tensioni religiose. Gli scontri fra cristiani e musulmani, avvenuti in particolare lungo la fascia di coabitazione nel Centro-Nord del Paese, sono iniziati improvvisamente all’indomani dell’elezione di Obasanjo, intorno al 2000-2001. Da allora vi sono stati ricorrenti crisi che talvolta hanno provocato anche migliaia di vittime. Tensioni che, dopo decenni di pacifica e tollerante convivenza fra cristiani e musulmani, sembrano essere state utilizzate più come elemento strumentale di pressione politica che come reale contrapposizione di fedi.

Infine, terzo grave problema, l’inurbazione selvaggia, che ha creato caotiche megalopoli. Prima fra tutte Lagos, capitale commerciale del Paese, che ha ormai superato i 20milioni di abitanti. Smisurate città dove all’estrema povertà delle periferie si somma anche un elevato tasso di criminalità.