Zimbabwe

Elezioni politiche all’orizzonte e situazione più che tesa in Zimbabwe.

Il profilarsi dell’ennesimo mandato di Robert Mugabe, 93 anni, al potere ininterrottamente dal 1987 sta creando una ondata di scontento e di arresti.

Uno degli oppositori maggiormente controllati dal governo è il pastore Evan Mawarire, rientrato a febbraio 2017 in Zimbabwe dopo essersi allontanato perché temeva per la propria incolumità. Nel 2016 l’uomo aveva infatti guidato le proteste contro il governo tramite l’ashtag #ThisFlag.

La lista di attivisti sotto accusa è però molto lunga. Negli ultimi mesi del 2016 e inizio del 2017 il numero degli arresti è aumentato esponenzialmente. Secondo lo Zimababwe Democracy Institute il Paese, dal 2000, subisce periodiche violazioni dei diritti umani.

Gli osservatori temono un peggioramento della situazione in vista delle elezioni previste per il 2018.

Nello scenario politico del Paese si sta facendo largo il vicepresidente Mnangagwa (69 anni), il quale è considerato come il vero candidato alla successione dell’anziano dittatore.

Il “numero due” aspira al guida del governo ma deve fare i conti con la first lady Grace Marufu Mugabe. La donna, 50 anni, sposata con il dittatore dal 1996, è considerata un’eminenza grigia del “sistema Mugabe”.

Intanto anche l’economia desta preoccupazioni. Il Sole 24 Ore racconta di uno Stato dall’economia da sempre disastrata, travolta per oltre un decennio dall’iperinflazione che aveva infine costretto il governo dell’eterno Robert Mugabe ad abbandonare la valuta locale, il dollaro zimbabwiano.

A tutto questo va aggiunta la furia nella natura. Tra gennaio e febbraio 2017 mesi in Zimbabwe sono morte 246 persone e altre 2.000 sono state sfollate a causa delle ultime inondazioni.