10 anni di guerra in Siria: emergenza povertà

Il più alto numero di sfollati al mondo, un'inflazione alle stelle, un sistema sanitario al collasso. Alcuni dati sull'ennesima crisi in corso

Il 15 marzo 2021 sono dieci anni che la popolazione siriana subisce la guerra. Nel Paese ci sono ad oggi 6,7milioni di sfollati (il numero più alto al mondo), mentre oltre 6milioni sono i siriani fuggiti. In Siria ci sono circa 10milioni di persone in stato di urgente bisogno umanitario, mentre ci sono aree zone rurali o sotto controllo militare che quindi restano scoperte all’intervento delle organizzazioni umanitarie. Nelle zone settentrionali del governatorato di Hama, nelle zone rurali Meridionali del governatorato di Idlib e nel governatorato di Rural Damascus, tra le più colpite dalla guerra, la maggior parte delle case è distrutta o danneggiata. Non c’è accesso all’elettricità perché le reti sono state bombardate e l’accesso all’acqua è garantito solo dal passaggio di autobotti.

I siriani che sono tornati nelle proprie case alla fine dei combattimenti hanno potuto solo compiere piccole riparazioni, coprendo le finestre e le porte con teli di plastica, ma con l’arrivo dell’inverno e delle temperature sotto lo zero, la situazione per molte famiglie sta diventando insostenibile. Il 70% della zona di Idlib è distrutta in maniera totale o parziale, la maggior parte delle persone che vivono lì sta tentando di tornare nella propria casa.

A Idlib, nel Nord della Siria, secondo il World Food Programme, ci sono 9,3milioni di persone (il 46% della popolazione totale) in crescente insicurezza alimentare. In un anno da 7,9 milioni a 9,3 milioni di persone bisognose di aiuto – e della malnutrizione infantile nelle aree Nord Occidentali del Paese. Si stima che nei tre governatorati il numero totale di persone che necessitano di beni non alimentari è di quasi 2milioni. Il numero delle persone bisognose di aiuti umanitari è comunque in aumento in tutto il Paese. Nel governatorato di Hama il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

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Anche se i combattimenti nel 2020 sono diminuiti, la situazione è peggiorata sotto altri punti di vista. Il Global Humanitarian Overview di Ocha in Siria nel 2020 ha registrato infatti un inasprimento delle condizioni umanitarie e prevede sarà lo stesso nel 2021. Secondo l’Osservatorio il numero delle persone bisognose sta tornando a crescere ai livelli del 2018 (quando era 13milioni). La crisi economica e l’aumento dell’inflazione hanno fatto aumentare il costo del paniere di generi di prima necessità del 247% tra ottobre 2019 e ottobre 2020.

In aggiunta a tutto questo la crisi sanitaria, accentuata dalla pandemia di Covid 19, in in Paese dove ad oggi solo metà delle strutture mediche sono pienamente funzionanti. La ong Intersos è attiva in Siria dal 2019, principalmente con interventi sanitari mirati alla salute primaria, alla tutela dell’infanzia e all’istruzione in emergenza nei governatorati di Rural Damasco e Hama. “Vediamo e viviamo in una crisi in crescita ogni singolo giorno. Ogni giorno emergono emergenze diverse: cibo, elettricità, povertà, freddo – racconta Fadi Elias operatore umanitario Intersos in Siria – Dall’inizio della crisi non ci sono mai stati momenti di miglioramento, anche per gli operatori umanitari la situazione è sempre più complessa. Operare in un contesto come questo è davvero difficile. L’economia è al collasso, la miseria aumenta.”

“Non riusciamo ad aiutare tutti perché la mole di aiuto da dare è davvero enorme, da ogni punto di vista. A questo va aggiunta la difficoltà di accesso in diverse aree del paese, zone rurali o sotto controllo militare che quindi restano scoperte all’intervento delle Ong.”

Tra le azioni messe in campo da Intersos nel 2021 c’è la “winterization”, ovvero il supporto alla popolazione sfollata nel pieno freddo dell’inverno. L’intervento si terrà nelle aree settentrionali del governatorato di Hama, nelle zone rurali meridionali del governatorato di Idlib e nel governatorato di Rural Damascus. Intersos lavora per questi interventi in collaborazione con la Mezzaluna Rossa Araba Siriana (Sarc). A differenza dell’inverno passato, quando l’intervento era concentrato sulla popolazione in fuga dall’offensiva militare nell’area di Idlib, quest’anno le attività dell’organizzazione si rivolgono alle persone che, tornate alle loro abitazioni, si trovano a fronteggiare le durissime conseguenze di una guerra. In particolare è in previsto un programma di sostegno per il freddo che coinvolgerà 6.600 persone delle quali il 50% donne e il 43% bambini.

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