A ZARPAR! Il viaggio degli Zapatisti in Europa

Il tour nel vecchio continente dovrebbe avvenire tra i mesi di luglio e ottobre dell’anno in corso

di Carlotta Zaccarelli

Quest’estate, gli Zapatisti arriveranno in Europa. Lo hanno annunciato con un comunicato pubblicato il 1° gennaio 2021, in occasione del ventisettesimo anniversario del levantamiento pubblico dell’Ejercito Zapatista de Liberación Nacional. Nel documento, il subcomantante Moisés e il comandante Contreras chiariscono le circostanze della permanenza zapatista nel vecchio continente, che dovrebbe avvenire tra i mesi di luglio e ottobre dell’anno in corso. Il viaggio è infatti una parte del tour mondiale che gli Zapatisti vogliono organizzare per incontrare tutte le entità singole e collettive che lottano contro il capitalismo – quel sistema sfruttatore, patriarcale, razzista e criminale colpevole di soffocare le differenze tra gli individui. Il rispetto per la diversità è stabilito come condizione senza la quale non vi è uguaglianza: è la premessa che realizza l’essenza dell’essere umano, ossia la libertà. Pluralità e libertà sono quindi i punti focali della gira zapatista, che è la ricerca del dialogo con l’altro allo scopo dichiarato di scambiare esperienze di lotta e idee per la sua continuazione.

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Per questi motivi, l’EZLN e le altre due (finora) organizzazioni indigene che lo accompagneranno (Congreso Nacional Indígena – Consejo Indígena de Gobierno e Frente de Pueblos en Defensa del Agua y la Tierra de Morelos, Puebla y Tlaxcala) invitano chi si organizza contro il capitalismo e per la vita a partecipare agli incontri che si terranno in occasione della loro visita. L’iniziativa ne richiama un’altra simile di cui si celebra proprio quest’anno il ventesimo anniversario. Si tratta della Marcha del Color de la Tierra, una lunga marcia di una delegazione del Comitato direttivo dell’EZLN verso la Città del Messico per chiedere il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura dei popoli indigeni del Paese.

La manifestazione, che ebbe luogo tra il febbraio e il marzo 2001, ha dimostrato il larghissimo appoggio della società civile nazionale e internazionale per la causa zapatista: migliaia sono stati coloro che hanno accompagnato i 23 comandanti e il subcomandante Marcos nella loro peregrinazione attraverso dodici stati della Federazione messicana. È stata anche l’occasione che ha determinato il corso della lotta zapatista fino al presente.
Le richieste di autodeterminazione e autonomia avanzate dagli indigeni in occasione del discorso della comandante Ester di fronte al Congresso del Messico nel marzo 2001 sono rimaste inascoltate dalla politica.

Infatti, la riforma costituzionale approvata nei mesi successivi per introdurre la presenza dei popoli indigeni nella massima legge del Paese ha tradito quanto pattuito negli accordi precedenti con gli stessi popoli indigeni: il riconoscimento della loro autonomia era parziale ed escludeva aspetti essenziali della loro vita organizzata – quali la possibilità di regolarsi secondo la loro legge e di proteggere i loro territori ancestrali. Anche le riforme successive si sono mosse nella stessa direzione, tanto che hanno spesso attivato contestazioni da parte dei popoli originari e di chi li supporta.

Il potere politico ha inoltre adottato un atteggiamento ambiguo e ambivalente, che si conserva sostanzialmente inalterato. Ufficialmente, dichiara che la situazione chiapaneca è sotto controllo. Allo stesso tempo, scredita gli Zapatisti con campagne di disinformazione che li colpevolizzano di vari reati e comportamenti refrattari al dialogo con l’autorità politica per risolvere le loro divergenze. E continua a militarizzare il territorio indigeno, e zapatista in particolare, in forma diretta e indiretta: negli anni, è cresciuto il numero di effettivi dell’Esercito e della Polizia federali acquartierati in Chiapas ed è persistito l’appoggio delle istituzioni ai gruppi paramilitari che operano nella zona contro le basi di appoggio zapatiste.

Il paramilitarismo appoggiato dall’alto è un problema grave, forse il problema più grave con cui gli Zapatisti devono fare i conti. Le bande militari organizzate illegalmente espropriano loro le terre che coltivano per autosussistenza e per ricavare prodotti commercializzati nelle loro cooperative, privandoli delle entrate che garantiscono alle comunità autonome l’autorganizzazione. Minacciano fisicamente uomini e donne, li arrestano e li uccidono senza sottoporli a giusto processo, li costringono al dislocamento forzoso. Si sommano a questi svariati altri crimini che, come denunciato da numerosi osservatori nazionali e internazionali, costituiscono gravi violazioni dei diritti umani. L’esempio più recente di questo meccanismo sono le aggressioni dei paramilitari denominati Los 40 alla comunità autonoma Nuevo San Gregorio: da febbraio, i suoi membri sono costretti a vivere in un clima di terrore e continua pressione che rende loro la vita impossibile nel silenzio delle istituzioni locali, statali e federali.

Di fronte alla situazione, l’arma più potente che hanno gli Zapatisti è la loro determinazione di proseguire nella costruzione della loro autonomia, di proseguire nella lotta contro il sistema capitalista, di proseguire nell’apertura di canali di comunicazione con chi vive e sperimenta la stessa volontà ma in forme diverse. Per questo, il loro viaggio. La loro convocazione. La loro speranza, condivisa dalle centinaia di organizzazioni e persone di tutto il mondo che hanno sottoscritto il comunicato del 1° gennaio 2021.

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