Ambiente e conflitti: verso la COP28

"Le guerre devono essere incluse nell'inventario globale delle emissioni di gas serra". I lavori del Closing the Global Stocktake's military and conflict emissions gap
di Ambra Visentin
 
Secondo le stime, le emissioni di gas serra derivate dal comparto militare sono responsabili del  5,5% delle emissioni globali e vengono trascurate dall’UNFCCC e dall’IPCC. Il Global Stocktake (it.”inventario globale”) è un’opportunità per iniziare ad includere questi dati fondamentali.Gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi si fanno sempre più irraggiungibili a causa della carente ricerca accademica e dello scarso interesse da parte delle Ong nei confronti di uno dei principali autori della crisi climatica: l’apparato militare globale e i conflitti armati nel mondo. È quanto rilevato dagli esperti intervenuti al “Closing the Global Stocktake’s military and conflict emissions gap”, uno dei panel della Conferenza di Bonn sui cambiamenti climatici 2023 (5-15 giugno).
 
Si tratta della 58a sessione dell’Organo sussidiario per la consulenza scientifica e dell’Organo sussidiario per l’attuazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). In queste importanti settimane si è lavorato sulla base dei mandati emessi dalla COP 27 in Egitto nel 2022, con l’obiettivo di elaborare le proposte da adottare alla COP 28, che si terrà negli Emirati Arabi Uniti a dicembre 2023.
Secondo le stime, le emissioni di gas serra derivate dal comparto militare sono responsabili del 5,5% delle emissioni globali e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia non ha che peggiorato la situazione. Il comparto militare globale e i conflitti armati sono trascurati dall’UNFCCC e dall’IPCC, e il Global Stocktake (GST) è un’opportunità per integrare questi dati fondamentali. Il GST è un meccanismo previsto dall’articolo 14 dell’Accordo di Parigi: ogni cinque anni, le parti dell’Accordo sono tenute a intraprendere un inventario globale (Global Staktake) per valutare i progressi degli impegni presi dalle nazioni firmatarie per ridurre le emissioni di cui sono responsabili.
 
Linsey Cottrell, responsabile delle politiche ambientali presso l’Osservatorio dei conflitti e dell’ambiente, ha spiegato l’importanza di includere le diverse aree di emissioni di gas serra associate al comparto militare globale. L’Osservatorio dei conflitti e dell’ambiente (CEOBS) si è posto l’obiettivo di capire quali vengono forniti dai vari Paesi e quale sia il loro significato. Per evidenziare le lacune, nel 2021 ha creato il sito web “The military emissions gap”(it. il divario delle emissioni in ambito militare). I dati analizzati hanno mostrato che dei cosiddetti Paesi dell'”Allegato 1” , ovvero i 36 Paesi individuati dall’UNFCCC per la riduzione delle emissioni, solo 5 hanno adempiuto all’invio di informazioni in linea con i loro impegni UNFCCC. La Russia, la Francia, il Giappone, la Turchia e la Polonia non hanno fornito dati utili, nonostante la loro spesa militare ammonti a 200 miliardi di dollari. Forti carenze nella rendicontazione sono state rilevate anche per altri Paesi con altrettanto ingenti spese militari, quali Cina, India, Arabia Saudita, Corea del Sud, Iran, Brasile, Israele e Qatar (550 miliardi di dollari nel 2021).
Inoltre, Cottrell ha evidenziato come attualmente la rendicontazione UNFCCC richieda solo la fornitura di dati disaggregati sull’uso del carburante militare, che non tiene conto di tutte le emissioni di gas serra prodotte dalle forze armate. Ci sono pochi dati sul consumo di carburante e ancora meno sull’uso dell’energia e sulle catene di approvvigionamento. Ancora più grave è l’assenza di dati sulle attività di guerra, in quanto i Paesi non sono tenuti, ai sensi dell’UNFCC, a pubblicare dati sulle emissioni dirette e indirette di gas serra legate alle attività all’estero, alle guerre e ad altri effetti collaterali.
 
Lennard de Klerk (Iniziativa sulla contabilizzazione dei gas serra legati ad attività di guerra) ha presentato i dati sull’impatto ambientale della guerra in Ucraina, sia sul territorio stesso che a livello internazionale: “Abbiamo un nuovo emettitore che è l’equivalente di un Paese altamente industrializzato”. In effetti, le emissioni totali di questa guerra sono stimate in 119 milioni di tonnellate di CO2, quasi quanto emette un Paese come il Belgio in un periodo di 12 mesi. Lo studio completo sul periodo di conflitto in Ucraina sarà presentato alla COP28.
Axel Michaelowa (Perspectives Climate Group e Università di Zurigo) ha sottolineato che la sede della COP28 è un esempio dei gravi impatti ambientali dei conflitti: “La COP28 si tiene in una regione che è stata teatro di molti conflitti, dove abbiamo avuto uno dei casi di maggiore emissione derivante da un conflitto militare: gli incendi di petrolio in Kuwait, l’invasione dell’Iraq, l’incendio dei giacimenti di petrolio, che ha bruciato circa 400 milioni di tonnellate di CO2. Ci auguriamo che la presidenza della COP28 comprenda l’importanza di questo tema e gli dia il posto che gli spetta nel Global Stocktake”.
 
In copertina, un’immagine della Seconda guerra mondiale: Private Bob Bailey. (Marine Corps) NARA FILE #: 127-N-120562 WAR & CONFLICT BOOK #: 1229

Tags:

Ads

You May Also Like

Myanmar, la strage di Sagaing raddoppia

Non cinquanta e nemmeno cento le vittime del raid aereo dell'esercito birmano  dell'11 aprile ma 168. Tutti civili

“Dopo un’ora dal bombardamento, quando siamo arrivati abbiamo visto una scena raccapricciante: uomini, donne, ...

Torture e stupri, le denunce dei Tamil

Una guerra terminata sulla carta otto anni fa, le cui conseguenze continuano tuttora. Tra ...

Germania-Usa: ci sarà da discutere

Chi si aspettava un ritorno di fiamma fra Germania e Stati Uniti, dopo la burrascosa parentesi Trump, dovrà rimanere deluso. Un nuovo articolo de Il Fendinebbia