Cecenia: la stretta di Kadyrov

Il presidente ceceno non vuole oppositori. Nemmeno all'estero. E la Russia frena ma chiude un occhio

di Ambra Visentin

Che il Presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov sia capace di atti estremamente brutali non è certo una novità. Non per tutti sarebbe facile un’operazione come quella messa in atto da lui: far rapire in Russia e trasportare indisturbato per 1800 chilometri la moglie di un ex giudice federale oltre i confini fino a Groznyj. Il 20 gennaio scorso, Zarema Musaeva, moglie dell’ex giudice ceceno Saydi Yangulbayev è stata rapita nella sua casa di Nizhny Novgorod (Russia) con l’appoggio della polizia locale, perché considerata testimone in un caso di frode. Con un altro pretesto, l’accusa di violenza contro la polizia, è stata poi rinchiusa in un centro di detenzione speciale nonostante il suo grave stato di salute e senza che le venissero concessi colloqui con i propri avvocati.

Negli ultimi due mesi sono state diverse dozzine le persone rapite e fatte sparire dai “Kadyroviti”, gli uomini di Kadyrov. Le persone  scomparse sarebbero i parenti di cinque dissidenti, critici del Presidente, che si sono rifugiati all’estero: Tumso Abdurakhmanov, Khasan Khalitov, Mansur Sadulaev, Minkail Malizaev e Aslan Artsuev. Secondo la giornalista del Novaja Gazeta Elena Milashina le autorità starebbero affrontando un movimento organizzato contro di loro all’interno della diaspora cecena. I blogger, amministratori del canale Telegram Security Turkey stanno monitorando attentamente  tutti i conti delle forze di sicurezza cecene, tracciando la loro geolocalizzazione in Turchia. Inoltre, utilizzando i database, stanno cercando proprietà appartenenti ai sostenitori di Kadyrov».

In questo contesto la persecuzione della famiglia Yangulbayev ha preso la forma di una caccia all’uomo “in pieno giorno”, con tanto di dichiarazioni ufficiali del governo dai toni alquanto espliciti, rivendicando «la testa di tutti i membri della famiglia». Il governo russo, l’FSB e il comitato etico della federazione russa non hanno preso posizione – un silenzio per il quale la Corte europea dei diritti dell’uomo esige una spiegazione.

Kadyrov vuole arrivare ad Abubakar e Ibrahim, i figli di Zarema e Saydi Yangulbayev. Abubakar è avvocato per i diritti umani all’organizzazione “Committee Against Torture”, la quale da tempo denuncia le violazioni dei diritti umani nel Paese mentre il fratello sarebbe accusato, senza alcuna prova, di gestire il canale Telegram anti-Kadyrov “1ADAT”. I due fratelli, temendo per la propria incolumità hanno dovuto di recente lasciare rispettivamente la Georgia e la Russia. La Cecenia è un classico stato dittatoriale guidato da un tiranno pazzo che usa la legge solo per guadagno personale − ha detto Abubakar Yangulbayev − e ogni anno Putin dice che Kadyrov è un bravo ragazzo. Diventato Presidente nel 2007, Kadyrov sostiene un’interpretazione conservatrice dell’Islam che reprime i diritti delle donne e le sue forze di sicurezza hanno orchestrato rastrellamenti di massa di persone della comunità LGBTQ.

Il 2 febbraio Kadyrov ha portato in piazza la popolazione aizzandola contro la famiglia Yangulbayev, accusata di aver ferito l’orgoglio nazionale diffamando su Telegram lo storico eroe Kunta-Khadzhi Kishiev. Una manifestazione che ricorda quella organizzata contro Charlie Hebdo, cui fece seguito l’assassinio di Boris Nemtzov, compiuto dall’entourage di Kadyrov.  Due giorni dopo, il 4 febbraio, Putin ha incontrato Kadyrov a Mosca chiedendogli di “scalare la marcia”. Questa non è stata la prima volta che le forze cecene hanno effettivamente operato al di fuori della loro regione. Secondo Olga Sadovskaya, del Committee Against Torture, il rapimento a Nizhny Novgorod a soli 400 chilometri da Mosca dimostrerebbe un’espansione geografica dei rapimenti. Un’espansione cui al momento nessuno sembra voler metter freno.

Nel testo, Kadyrov, in copertina la moschea, completata nella capitale nel 2008,  dedicata al padre di Kadirov Akhmad

 

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