Congo: ucciso il magistrato che indagava sull’attentato ad Attanasio (aggiornato)

Sullo sfondo l'onda lunga dell'eccidio ruandese, un rimpallo di accuse e  la lotta per il controllo delle risorse

E’ stato ucciso in Congo il magistrato militare dell’esercito congolese che indagava sull’agguato in cui sono morti l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e l’autista congolese Mustafa Milambo. L’Ong locale Cepadho (Centro Studi per la Pace, la Democrazia e i Diritti Umani) afferma di “aver appreso con forte sgomento dell’assassinio del maggiore William Assani, magistrato presso il Tribunale militare di Rutshuru, rimasto vittima il 2 marzo di un agguato all’altezza di Katale, sull’asse stradale Rutshuru – Goma, da dove proveniva” .Il magistrato, William Assani, “stava tornando da una riunione nell’ambito dell’inchiesta sulla sicurezza  dell’area e in particolare sull’omicidio dell’ambasciatore italiano e dei suoi due accompagnatori”, secondo fonti missionarie che operano nella provincia del Nord Kivu. Una notizia ripresa venerdi dai maggiori organi di stampa ma sabato smentita da altri tra cui Avvenire, secondo cui “Il maggiore William Hassani aveva partecipato a riunioni sulla sicurezza nell’area in cui sono rimasti uccisi l’ambasciatore italiano e il carabiniere Iacovacci, ma senza incarichi specifici”.

 Il 22 febbraio, il ministero dell’Interno congolese aveva accusato i ribelli hutu di aver organizzato l’attacco. Il colonnello Niyturinda dell’FDLR,  invece ribalta le accuse e le riversa sui militari tutsi dell’esercito ruandese e sui congolesi dell’esercito regolare, le FARDC (Forces Armées de la République Démocratique du Congo). L’FDLR è quello che resta dell’esercito ruandese quando al potere c’era l’hutu Juvénal Habyarimana. Nel 1994, finita la guerra civile e il genocidio si sono rifugiati in Congo dove avevano stabilito le loro basi arretrate. In un servizio per Africa ExPress Massimo  Alberizzi, per 30 anni corrispondente dall’Africa del Corriere della sera, riporta una sua intervista con il colonnello Placide Niyiturinda, portavoce dell’ala militare del Fronte Democratico per la Liberazione del Ruanda. Dall’intervista emerge che – secondo il movimento hutu – l’attacco all’ambasciatore e ai suoi compagni sia un’esecuzione pianificata e non una sparatoria.

Di essa non sarebbero responsabili a suo dire i ribelli hutu, ma un alleanza fra i tutsi al potere in Ruanda, e almeno una parte delle forze governative congolesi. Secondo Niyiturinda; ”…a uccidere l’ambasciatore è stato l’esercito ruandese che ha organizzato l’assalto e l’ha ammazzato. I congolesi hanno avuto più un ruolo di intelligence”. In quell’area operano parecchie milizie. Ci sono i gruppi legati all’M23, un movimento formato dai tutsi congolesi, i Mamba, banditi inquadrati dai servizi di sicurezza ruandesi, che operano tra Rutshuro e il villaggio di Kibumba, dov’è avvenuto l’attacco all’ambasciatore e alla sua scorta. Poi ci sono le milizie islamiste dell’ADF, che arrivano dall’Uganda. Tutti con il preciso motivo di mettere le mani su tutti i tipi di risorse minerarie.

Aggiornato il 6 marzo alle ore 11.50 ora italiana

nell’immagine la strada di Goma in uno scatto di Massimo Alberizzi

(re/ma/sa)

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