Dove hai preso il tuo coltan? La carovana arriva a Bruxelles (1)

Sette europarlamentari hanno ascoltato le proposte di modifica del regolamento europeo sui minerali di conflitto. Estrazione, sanzioni e smaltimento i temi caldi

di Alice Pistolesi, foto di Valentina Ochner da Bruxelles

Come capire e monitorare la filiera che interessa i minerali provenienti da zone di conflitto dall’estrazione allo smaltimento? Questa la grande domanda che si è posto l’incontro al Parlamento Europeo al quale ha partecipato una delegazione della carovana Dove hai preso il tuo coltan? Si è infatti conclusa ieri, con un’audizione, la staffetta partita da Empoli nel maggio 2022 e che, dopo le tappe a Bologna, Carpi, Verona, Brescia, Milano, Strasburgo e Aquisgrana, è arrivata a Bruxelles. Qui i rappresentanti delle due associazioni Safari Njema e Mediterraneo siamo noi, insieme ad altre realtà che hanno preso parte al progetto dall’inizio, tra cui l’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, hanno avuto modo di parlare con sette europarlamentari: Giuliano Pisapia, Pierfrancesco Majiorino, Patrizia Toia, Pietro Bartolo, Alessandra Moretti, Camilla Laureti e Maria Arena.

Obiettivo dell’incontro: consegnare le firme raccolte nella petizione promossa e soprattutto portare spunti e suggerimenti per modificare il regolamento europeo 821 del 2017 sui minerali di conflitto, la cui revisione è prevista per la primavera 2023. Il progetto presentato a Bruxelles aveva il proprio focus sulla Repubblica Democratica del Congo e su come l’estrazione di materiali come il coltan, necessario per la produzione di dispositivi tecnologici, provochi da anni, nelle Regioni nel Nord e Sud Kivu, violenza, morte e guerra. All’incontro ha infatti partecipato una delegazione congolese, che lavora con Denis Mukwege, ginecologo e premio Nobel per la Pace, conosciuto come ‘l’uomo che ripara le donne’ dopo gli stupri e le violenze subite.

“Crediamo – ha detto Bianca Maestrelli, una delle volontarie – che il silenzio e l’omertà del mondo Occidentale debba essere fermato: non può più esistere che intere popolazioni paghino sulla loro pelle il prezzo dei nostri comfort”.

Omertà a cui persone come Luca Attanasio, ambasciatore italiano ucciso nel febbraio 2021 proprio nel Nord Kivu, tentava di opporsi quotidianamente. Il progetto si ispira anche alla sua figura, che è stata più volte ricordata nell’audizione.

di Valentina Ochner

Tre i punti principali del regolamento su cui la delegazione della carovana ha chiesto di mettere l’attenzione. “Il testo – hanno spiegato Margherita Maestrelli e Giulia Marconcini – parla solo di importazione, senza toccare il tema dell’estrazione dei minerali che è proprio dove sorgono più problematiche dal punto di vista dello sfruttamento lavorativo e del mancato rispetto dei diritti umani. Le linee guida adottate dall’Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sul dovere di diligenza per un approvvigionamento responsabile di tali materiali è infatti insufficiente, poiché appare come un mero invito a rispettare il dovere e non un obbligo stringente”.

di Valentina Ochner

Un altro grande problema sono poi le sanzioni previste per chi sgarra. “Crediamo – sostiene Valerio Leotta – che il nuovo regolamento debba imporre un limite minimo ed elevato di sanzione pecuniaria, che sia almeno superiore al costo medio di un Audit interno, necessario per fornire la documentazione richiesta dal regolamento. Questo per disincentivare le imprese a pagare la sanzione pecuniaria piuttosto che essere diligenti e trasparenti”.

Una terza questione affrontata è quella ecologica. “Le batterie – hanno continuato i volontari – spesso vengo sotterrate nei Paesi in cui è stato estratto il cobalto o altri materiali. Si sente molto parlare di rivoluzione ecologica e di come le macchine green salveranno il pianeta dall’inquinamento. Noi siamo invece estremamente preoccupati poiché consapevoli che nelle stesse si trovano minerali che nella maggior parte dei casi sono estratti e importati illecitamente”.

“Come consumatori – hanno concluso Giulia Marconcini e Caterina Campigli – vorremmo essere a conoscenza di cosa sta dietro la produzione di prodotti che usiamo tutti i giorni, per poter fare scelte consapevoli e rispettose dei diritti altrui”.

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