Dove hai preso il tuo coltan? La carovana arriva a Bruxelles (2)

Il regolamento sui minerali di conflitto ma anche la responsabilità delle imprese al centro dell'incontro. Le reazioni degli europarlamentari alle proposte della delegazione

di Alice Pistolesi, foto di Valentina Ochner da Bruxelles

Responsabilità è una delle parole che sono state pronunciate spesso durante l’incontro della delegazione del progetto ‘Dove hai preso il tuo coltan?’ che martedì 11 ottobre ha portato le proprie istanze in un’audizione con alcuni europarlamentari europei a Bruxelles. Il gruppo (composto dai protagonisti della staffetta partita da Empoli nel maggio 2022) ha avuto modo di presentare le proprie proposte di modifica del regolamento europeo 821 del 2017 sui minerali di conflitto, la cui revisione è prevista per la primavera 2023. Proposte che hanno avuto il sostegno degli europarlamentari presenti (Giuliano Pisapia, Pierfrancesco Majiorino, Patrizia Toia, Pietro Bartolo, Alessandra Moretti, Camilla Laureti) e di Maria Arena, che si era occupata della stesura della prima versione.

Al centro dell’incontro, in particolare, la situazione di guerra e violenza vissuta dalla Repubblica Democratica del Congo, dove si trova la maggiorparte del coltan presente al mondo, il materiale fondamentale per produrre le batterie dei dispositivi elettronici e che è e sarà sempre più al centro anche della transizione energetica. “Siamo convinti che sia necessario riaffermare il principio che le aziende hanno responsabilità su dove operano. I diritti umani, dei lavoratori e le conseguenze ambientali devono avere la massima attenzione sia del mondo politico, che di quello economico”. A dirlo Patrizia Toia del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo che è stata la principale promotrice dell’incontro della delegazione a Bruxelles.

di Valentina Ochner

Il regolamento del 2017, entrato in vigore con quattro anni di ritardo nel 2021, è stato, a detta della stessa Maria Arena, (Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo e presidente della commissione per i diritti dell’uomo) frutto di un compromesso tra le parti politiche e i molti interessi economici in gioco. “L’idea – ha spiegato – che sta alla base del regolamento era quella di fare un primo passo verso la tracciabilità dei minerali di conflitto, ma siamo consapevoli che si tratta di un testo da potenziare”.

Ed in effetti le tre richieste portate dal gruppo di ‘Dove hai preso il tuo coltan?’ (ovvero il tenere in considerazione l’intera filiera, a partire dell’estrazione, l’ineluttabilità delle sanzioni e la questione ambientale collegata allo smaltimento) erano già state individuate dall’europarlamentare come i punti su cui intervenire con la revisione. “Abbiamo bisogno – ha continuato – di persone come voi, che stimolino noi e gli Stati membri ad essere più incisivi. Gli interessi economici sono fortissimi e per far sì che la politica possa fare effettivamente la sua parte abbiamo bisogno di una società civile informata e attiva”.

Centrale poi la questione smaltimento delle batterie e, di conseguenza, la sostenibilità ambientale. “L’ambizione – ha detto Patrizia Toia – sarebbe quella di prevedere in fase di produzione quali componenti possano essere recuperati e in quali quantità. Questo potrebbe far rendere contro anche a noi consumatori di cosa effettivamente sono composti gli oggetti che utilizziamo, perché credo che sia molta poca consapevolezza”.

Oggetto dell’incontro non solo il regolamento 821, ma anche il provvedimento sulla due diligence d’impresa in materia di sostenibilità, che dovrebbe essere approvato a breve. Si tratta del primo strumento normativo dell’Unione Europea che sancisce l’obbligo di due diligence in materia di diritti umani per il settore privato che si applicherebbe orizzontalmente a tutti i settori produttivi e con effetti extraterritoriali.

La bozza, nata dopo travagliata discussione, nasce dalla necessità di una legislazione vincolante a livello europeo che contribuisca a prevenire le violazioni dei diritti umani che si verificano nell’ambito delle operazioni economiche delle imprese, assicurando la responsabilità delle stesse in caso di violazioni e di mettere in atto dei rimedi effettivi per le vittime. “Prevedere un sistema di risarcimento delle vittime – ha detto Pierfrancesco Majorino del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo – è secondo noi fondamentale per andare nella direzione della responsabilità, anche se siamo consapevoli che l’ottica riparativa da sola non è sufficiente e che sia necessario intervenire alla radice del problema”.

di Valentina Ochner

All’incontro ha partecipato anche una delegazione congolese, che lavora con Denis Mukwege, ginecologo e premio Nobel per la Pace nel 2018. “La comunità internazionale – hanno detto Odette Mbuyi, Pierre kabeza e Norhémie Masala– ha dimostrato in varie occasioni di essere in grado di trovare un sistema per intervenire sulle ingiustizie. Ci chiediamo perché in questo caso non è stata trovata una soluzione. Oggi tutti sanno cosa succede nel nostro Paese, anche grazie a figure come l’ambasciatore Luca Attanasio, ucciso nel 2021 proprio nel Nord Kivu. Ci auguriamo che il Parlamento Europeo possa aiutarci in questa battaglia di giustizia e civiltà”.

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