L’odore della guerra – Trento

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Si apre martedì 24 aprile 2012 alle Gallerie di Piedicastello la mostra «L’Odore della Guerra. La guerra vicina, la guerra lontana», personale fotografica di Fabio Bucciarelli vincitore del Professional Photographer of the year (PPOTY) 2011.
La mostra è organizzata dall’Associazione geografica 46° Parallelo, dall’Associazione ZonaF, in collaborazione con Comune di Rovereto, Arci del Trentino, Fondazione Museo storico del Trentino, Cgil del Trentino, Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Associazione Artigiani.33 fotografie in bianco e nero per raccontare gli otto mesi che hanno cambiato la storia della Libia attraverso l’obiettivo di Fabio Bucciarelli, l’unico fotografo ad aver immortalato il cadavere di Muammar Gheddafi nella casa di un ribelle a Misurata.
La mostra è un progetto ideato dall’Associazione geografica 46° Parallelo – che dal 2009 realizza l’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo – ed ha l’obiettivo di offrire al pubblico uno spunto inedito per riflettere sulla natura del conflitto in Libia e di tutti i conflitti in corso sul pianeta.

Le immagini in mostra, allestite all’aperto su pannelli di 100 per 150 cm, ci trascinano fin dentro i combattimenti, tra i ribelli, la sofferenza dei civili, le violazioni dei diritti umani.
E la guerra in Libia diventa metafora di tutte le guerre del mondo.
L’umanità dei protagonisti ritratti svela la disumanità di tutte le guerre, in ogni luogo e in ogni tempo.

Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo e curatore della mostra afferma.
«In questi anni, film pseudo realistici, reportage televisivi discutibili, video giochi, hanno colorato la guerra, rendendola quasi irreale, immateriale, comunque lontana da noi, dalla nostra quotidianità. La guerra rimane confinata in un limbo estraneo: sappiamo che c’è, la vediamo in tv, ma non ci appartiene. I morti, così colorati nel loro sangue, sembrano finti. I paesaggi devastati sembrano scenari da fiction. Le popolazioni in fuga paiono comparse cinematografiche. Troppo colore, questo è il problema. Di qui la decisione di usare il bianco e nero, per tornare a dare tempo definito, spazio definito, emozioni definite, alla guerra e ai protagonisti.»

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