Landmine Monitor 2022. Il bando delle mine 25 anni dopo

I successi sul divieto e le bonifiche messo a rischio - dice il rapporto annuale - dall'uso in Ucraina e in Myanmar e da un numero ancora alto di vittime

La Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) lancia in questi giorni  il suo rapporto annuale, Landmine Monitor 2022, in occasione della ventesima riunione degli Stati Parte del Trattato sulla messa al bando delle mine iniziata il 21 novembre (sino al 25) alle  Nazioni Unite a Ginevra.  Secondo il rapporto, giunto alla ventiquattresima edizione, venticinque anni dopo la sua creazione, il Trattato per la messa al bando delle mine antipersona rimane uno dei trattati di disarmo più ampiamente ratificati, ma l’elevato numero di vittime civili e il nuovo uso delle mine in Ucraina e Myanmar mostrano le sfide che devono essere superate per raggiungere un mondo libero dalle mine.

Le mine antipersona continuano a uccidere e ferire civili, distruggere mezzi di sussistenza, impedire l’uso del suolo e interrompere l’accesso ai servizi essenziali in oltre 60 paesi e territori. Le crisi globali, come la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze, e i conflitti armati, combinati con una riduzione dei bilanci per gli aiuti umanitari, stanno ulteriormente esacerbando gli ostacoli nel mantenere le promesse del Trattato, spiega una nota della Campagna italiana contro le mine.  Il numero delle vittime di mine e altri residuati bellici esplosivi (ERW) è stato inquietantemente alto negli ultimi sette anni. Almeno 5.544 persone sono rimaste ferite o uccise nel 2021. I civili rappresentano la maggior parte delle vittime registrate, metà delle quali sono bambini.

La maggior parte delle vittime si è verificata in paesi contaminati da mine di natura improvvisata colpiti da conflitti. Nell’anno precedente, mine antipersona e ERW hanno causato vittime e feriti in 50 stati e in altre aree. La Siria, non firmataria del Trattato di messa al bano, ha registrato il maggior numero di vittime annuali (1.227), seguita dallo Stato Parte Afghanistan (1.074).  I casi di nuovo uso di quest’arma bandita a livello internazionale, rappresenta una delle maggiori sfide alla norma contro le mine antipersona. Il rapporto documenta il nuovo utilizzo da parte di due stati non parte del Trattato, Myanmar e Russia, nonché da parte di gruppi armati non statali (NSAG) in almeno cinque paesi.

Il Landmine Monitor 2022 riporta un aumento di cinque volte il numero di vittime civili di mine/ERW registrate in Ucraina durante i primi nove mesi del 2022 rispetto al 2021 (277 vittime civili rispetto a 58). La Russia ha utilizzato almeno sette tipi di mine antipersona da quando ha invaso il paese il 24 febbraio scorso. Si tratta di una situazione senza precedenti, in cui un paese che non è parte del trattato utilizza l’arma sul territorio di uno Stato Parte. Il rapporto documenta anche un nuovo ed esteso uso dell’arma indiscriminata da parte delle forze governative in Myanmar, in particolare intorno a infrastrutture come torri di telefonia mobile, imprese estrattive e oleodotti. Mentre 30 Stati Parte hanno completato i loro obblighi di sminamento dall’entrata in vigore del Trattato per la messa al bando delle mine nel 1999, solo due dei 33 Stati Parte rimanenti interessati sembrano essere sulla buona strada per rispettare le scadenze di sminamento previste dal Trattato. I ritardi sistematici nella bonifica, o la sua totale mancanza, rappresentano una grave minaccia per la protezione duratura dei civili dalle mine antiuomo. L’azione collettiva da parte degli Stati è necessaria per invertire questa tendenza e prevenire un ulteriore deterioramento della situazione, rileva il rapporto.

Un’altra battuta d’arresto preoccupante è rappresentata, nonostante le crescenti esigenze e gli alti tassi di vittime negli ultimi anni, dalla riduzione dei finanziamenti destinati all’assistenza alle vittime. Secondo il rapporto, l’anno 2021 ha visto il livello più basso di finanziamenti al settore dal 2016 (25,6 milioni di dollari) con 27 Stati Parte con un numero significativo di sopravvissuti che non hanno ricevuto alcun finanziamento diretto per l’Assistenza alle Vittime. Il trattato ha stabilito un modello prezioso per rimediare ai danni causati dalle mine terrestri, ma resta ancora molto da fare per garantire un sostegno adeguato ai sopravvissuti e alle comunità colpite per tutta la vita.

“Considerando l’impegno del nostro Paese in questo settore di intervento umanitario e il suo ruolo di leadership basato sull’esempio siamo certi che l’Italia vorrà continuare a sostenere le attività di Mine Action assicurando gli stanziamenti del Fondo 58/01 che opera da ben 21 anni sui binari dettati dalle Convezioni di Ottawa e Oslo, valorizzando anche l’expertise dell’esercito italiano per la formazione alla bonifica umanitaria ma anche- sostiene Giuseppe  Schiavello della Campagna italiana – ponendo attenzione all’assistenza alle vittime che ricadono nel quadro di grande attenzione che la nostra cooperazione riserva ai diritti delle persone con disabilità e- ultimo ma non meno importante- all’universalizzazione delle due Convenzioni”.

Su un altro fronte, va segnalato che  l’Italia è tra gli oltre 80 i paesi che hanno aderito alla Dichiarazione politica internazionale “per rafforzare la protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie derivanti dall’uso delle armi esplosive nelle aree popolate”, durante la Conferenza intergovernativa sulle armi esplosive organizzata dall’Irlanda.  L’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (ANVCG), Campagna Italiana contro le Mine e Rete Italiana Pace e Disarmo, che hanno rilanciato in Italia l’iniziativa internazionale sulle armi esplosive con lo slogan “Stop alle bombe sui civili”, hanno espresso soddisfazione per la firma. Rilanciando l’invito della coalizione internazionale INEW sulle armi esplosive a impegnarsi per l’universalizzazione e implementazione della Dichiarazione, le organizzazioni del coordinamento italiano auspicano che l’Italia si impegni in questa direzione con coraggio e determinazione al fine di rendere il documento realmente efficace nell’alleviare le sofferenze dei civili causate dalle armi esplosive nelle aree popolate.

La foto di copertina è stata messa a disposizione da Anvcg

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