Morire raccontando la guerra

Giornalisti, vittime civili di guerra. Ai caduti è dedicato il rapporto dell’Osservatorio – Centro ricerche sulle vittime civili dei conflitti nato nel 1943 con l’intento di monitorare e analizzare le conseguenze dei conflitti armati sulle popolazioni civili nonchè le violazioni dei diritti umani di massa in tutto il mondo.

Il rapporto di Giulio Vasari “Raccontavano le guerre. Giornalisti, fotoreporter e documentaristi italiani: vittime civili dei conflitti dal 1943 a oggi” è incentrato sugli operatori dell’informazione uccisi sui fronti dimenticati del pianeta, vittime innocenti dei drammi dei conflitti che stavano raccontando.

L’ultimo rapporto di Reporters Sans Frontières (RSF), pubblicato nel dicembre 2016, conferma un dato inquietante: 57 giornalisti, 9 blogger ed 8 loro collaboratori mentre uccisi erano intenti ad informare l’opinione pubblica su quanto avviene in contesti interessati da conflitti.

Nell’arco del decennio 2006-2016 sono stati uccisi ben 780 operatori dell’informazione: due terzi di loro (il 65%) sono caduti in zone di guerra.

Il lavoro dell’Osservatorio riporta la vicende personale degli operatori dell’informazione italiani caduti nel corso della Resistenza (1943-1945), quali partigiani combattenti per la lotta di liberazione, in territori in cui erano autonomamente impegnate, in azioni di peacekeeping, forze armate italiane (es. Libano, Somalia, Afghanistan, Iraq), in scenari in cui la vittima operava al fianco delle forze armate italiane dedite ad attività di mantenimento della pace (es. strage di Nassiriya) e nell’ambito di conflitti in cui non erano direttamente coinvolte forze armate italiane (es.Georgia, Cisgiordania, Thailandia).

Secondo il rapporto la moltiplicazione dei canali di comunicazione, insieme a quella dei conflitti, ha comportato un innalzamento dei rischi a carico di opera in scenari di guerra. Nell’aprile del 2016, diverse organizzazioni internazionali hanno rivolto un appello all’ONU per sollecitare la creazione di un’apposita autorità internazionale con l’incarico di garantire la protezione dei giornalisti presso il Segretariato delle Nazioni Unite.

E’ stata inoltre invocata l’approvazione di nuove norme di diritto internazionale volte a contrastare  gli abusi e gli atti di violenza che oggi vengono perpetrati, in zone di guerra, a danno degli operatori dell’informazione.

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