Nuovo attacco a Kobane

Dopo il summit di Istanbul sulla Siria l'esercito turco lancia una offensiva nella zona controllata dai curdi

Kobane è di nuovo sotto attacco, questa volta per mano turca. Dal 28 ottobre l’esercito turco ha avviato una offensiva bombardando alcune postazioni delle milizie curde sostenuta dagli Stati Uniti, le Unità di protezione del popolo (Ypg) nel nord della Siria, sulla riva Est dell’Eufrate, vicino a Kobane.

A conferma della forte tensione che si respira nell’aria, fonti locali riferiscono che due giornalisti curdi sono stati feriti da colpi di artiglieria sparati dal lato turco nella zona di Kobane. Inoltre mezzi militari della Coalizione a guida Usa si sono dispiegati nella zona a protezione delle aree controllate dalle milizie curde.

La frontiera con la zona amministrata dall’ala siriana del Pkk è protetta dalla Coalizione anti-Isis a guida americana.

Gli attacchi sono arrivati dopo il summit di Istanbul tra Turchia, Russia, Germania e Francia sulla Siria. Secondo gli osservatori, quindi, dopo Afrin, Erdogan viola ancora una volta il diritto internazionale e bombarda i villaggi abitati dai civili. Obiettivo: colpire l’esercito curdo Ypg e Ypj.

“La Turchia ha bombardato le aree di confine di Kobane e del Rojava per quattro giorni davanti agli occhi di tutto il mondo – scrive Uiki, l’Ufficio Informazione Kurdistan in Italia – Né la coalizione internazionale contro Isis né gli Stati che hanno partecipato al vertice di Istanbul hanno preso seriamente posizione contro questi attacchi o hanno condannato lo stato turco”.

L’attacco a Kobane riguarda strettamente i civili. Negli ultimi anni oltre 350mila persone sono rientrate a Kobane e nei villaggi vicini. Il numero è cresciuto con l’arrivo di sfollati da Manbij, nel 2015 e nel 2016, e poi da Afrin.

I curdi, proprio il 1 novembre giorno in cui si celebra la Giornata mondiale per Kobane, hanno lanciato un appello: “Il Congresso europeo della Società democratica curda (KCDK-E) fa appello per un’azione urgente ai curdi e ai suoi sostenitori in Europa in seguito agli attacchi dello stato turco contro Kobane. L’esercito turco ha bombardato con armi pesanti i villaggi di Kor Eli e Selim e stanno progettando un massacro. Chiediamo a tutti di organizzare al più presto mobilitazioni a difesa e a sostegno di queste terre che sono costate il sangue di donne, giovani, bambini”.

Il progetto a lungo termine di Erdogan è stato confermato dallo stesso presidente in Parlamento nei giorni scorsi. “Distruggeremo la struttura terroristica a est dell’Eufrate. Abbiamo completato la fase preparatoria e il programma in merito”.

Pare infatti che l’obiettivo di Ankara sia l’occupazione totale del nord della Siria, Rojava, da Afrin al confine con l’Iraq per creare una zona cuscinetto sotto il controllo turco che divida fisicamente il Kurdistan turco da quello siriano.

di Al.Pi.

Tags:

Ads

You May Also Like

Diritti umani: com’è facile violarli

Un convegno alla Camera organizzato da PeaceGeneration ha fatto il punto sullo stato della Dichiarazione universale a settant'anni dalla sua nascita

di Emanuele Giordana La bandiera dei diritti umani, la cui la Dichiarazione universale compie ...

Gaza: nuove minacce

Continuano la manifestazioni al confine che Israele reprime nel sangue riprendendo anche i raid aerei. Da marzo oltre 200 le vittime

Da marzo le manifestazioni al confine di Gaza non si sono mai fermate e ...

Iracheni ancora in piazza

Settimane di proteste represse nel sangue hanno provocato oltre 250 morti e migliaia di feriti. Il governo di Adel Abdul Mahdi sembra avere le ore contate

Il primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi si dimetterà se i partiti politici potranno ...