Tregua nei venti di guerra del Nagorno Karabakh: (aggiornato)

Concordato un cessate il fuoco dopo  l'operazione militare azera nell'area contesa. Gli armeni dell'enclave denunciano violazioni

Iniziati i colloqui di pace dopo il cessate il fuoco, le forze separatiste del  Nagorno Karabakh hanno accusato l’Azerbaigian di averlo violato  mentre erano in corso i colloqui di pace. Baku ha negato le accuse definendole “completamente false”. Sono stati uditi  – riferisce Al Jazeera – degli spari nella roccaforte separatista Stepanakert, ha riferito giovedì l’agenzia di stampa statale armena Armenpress, citando il Ministero degli Affari Interni della regione.

Mercoledi 20 settembre 

Ultimora: dopo meno di 24 dall’inizio delle operazioni militari azere, le autorità della regione contesa del Nagorno Karabakh hanno affermato che avrebbero deposto le armi alle 13 di mercoledi, ora locale. Prende dunque forma un cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh. Secondo Euronews, che tra le altre emittenti e eagenzie ha dato la nostizia, i morti nell’enclave sarebbero almeno 32.

Mentre anche oggi, mercoledi andavano avanti le operazioni militari azere iniziate ieri nell’enclave abitata da armeni in Nagorno Karabakh, Mosca ha chiesto di cessare immediatamente le ostilità:  “A causa della rapida escalation delle ostilità armate nel Nagorno-Karabakh invitiamo fortemente le parti in conflitto a fermare immediatamente gli spargimenti di sangue, a cessare le ostilità e a prevenire vittime tra la popolazione civile”, afferma il Ministero degli Esteri russo in un comunicato citato dall’agenzia Tass. Sarebbero intanto 27 le persone uccise, tra cui due civili, e molti i feriti dall’inizio dell’offensiva, con oltre 7mila  persone evacuate da 16 villaggi nell’area contesa secondo le autorità dell’enclave.

All’Onu a New York, dov’è in corso l’Assemblea Generale, Antonio Guterres, segretario generale, ha chiesto ufficialmente la fine immediata dei combattimenti. Il suo portavoce, Stephane Dujarric, ha chiesto poi alle parti in causa il “rispetto più rigoroso del cessate il fuoco del 2020 e dei principi del diritto internazionale umanitario”.

Martedi 19 settembre

Bombe, scontri  e morti in un bilancio ancora incerto. Proprio mentre inizia a New York l’Assemblea generale dell’Onu, un vecchio focolaio di conflitto riesplode nel cuore del Caucaso: l’Azerbaigian, passato all’attacco con un’operazione militare, ha reso noto che continuerà quelle che definisce attività “antiterrorismo” nel Nagorno Karabakh (la regione oggetto da anni di un contenzioso con l’Armenia). E che continuerà  fino a che le unità militari armene non si arrenderanno consegnando le armi. Quanto alle  autorità separatiste del Nagorno Karabakh, hanno chiesto a Baku  di mettere fine alle ostilità e di sedersi al tavolo dei negoziati. Hanno inoltre affermato che le forze azere hanno violato il regime di cessate il fuoco lungo tutta la linea di contatto lanciando attacchi missilistici e di artiglieria.

Da parte armena il Primo ministro della Repubblica Nicol Pashinian ha detto che le forze di Baku  hanno iniziato “un’operazione di sfondamento” per prendere il controllo dell’enclave. L’Armenia nega di avere forze nel territorio e ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e alle forze di pace russe  stanziate nell’area da tre anni (Mosca è stata in passato una forte alleata dell’Armenia ma ora i rapporti sono tesi), di adottare misure per fermare l’aggressione dell’Azerbaigian. Gli azeri sostengono di aver agito dopo diverse provocazioni in cui sono rimasti uccisi due civili e 4 agenti di polizia e hanno accusato i separatisti di azioni di boicottaggio.

Il Presidente francese Emmanuel Macron ha detto in una telefonata al Premier armeno Nikol Pashinyan che chiederà  una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a causa della situazione. La situazione è in evoluzione in una situazione in cui sale la tensione tra Baku ed Erevan, mai veramente allentatasi dopo più di una guerra e numerosi episodi di violenza. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha espresso preoccupazione per la “repentina escalation”  e chiesto alle due capitali di rispettare gli accordi sul cessate il fuoco. Ha però anche accusato l’Armenia di avere creato “un terreno fertile per la politica ostile dell’Occidente contro la Russia”, dopo che Erevan ha condotto esercitazioni militari con gli Stati Uniti. La condanna internazionale sta coinvolgendo diversi Paesi che chiedono la fine delle ostilità.

L’escalation sarebbe dovuta alla tensione attorno al  Corridoio Lachin, l’unica strada che collega l’Armenia al Karabakh e su cui Baku avrebbe importo ulteriori restrizioni non consentendo  i trasporti stradali temendo che il percorso potesse essere utilizzato  per il contrabbando di armi.

Aggiornato mercoledi alle 15 ora europea

In copertina la mappa regionale

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