Tre mesi di guerra ucraina

Novanta giorni di conflitto senza spiragli negoziali

di Raffaele Crocco

Tre mesi, ormai sono tre mesi che si muore sotto le bombe russe in Ucraina. Il tentativo di invasione voluto da Putin continua, con uno sforzo militare che – dicono gli esperti – rappresenta “la più grande offensiva messa in campo da un esercito in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale”. L’esercito e le milizie ucraine resistono, ma nell’ultima settimana sembrano cedere terreno. La lotta ora è nella regione di Kharkiv, pesantemente bombardata. Il capo dell’amministrazione militare regionale, Oleh Synegubov, ha chiesto ai residenti di Kharkiv e del distretto di stare nascosti.

L’offensiva dell’esercito russo, con massicci bombardamenti, è ripresa anche sulla città orientale di Slavyansk. Il generale Oleksiy Gromov, dello Stato maggiore ucraino, ha ammesso che la Russia “è in vantaggio” nei combattimenti nel Lugansk, “ma noi stiamo facendo tutto il possibile”. Nel frattempo, pare che Mosca abbia trasferito sistemi missilistici Iskander nella regione occidentale di Brest, in Bielorussia. Avere concentrato gli sforzi militari nell’area del Donbass sembra essere scelta che paga, anche perché il potenziale bellico russo resta di gran lunga superiore a quello ucraino, soprattutto per numero di uomini e mezzi da mettere in campo. I prigionieri ucraini detenuti nelle autoproclamate Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk sarebbero almeno 8mila e i governi provvisori sembrano euforici.

L’ambasciatore a Mosca del Lugansk, Rodion Miroshnik, si è detto certo di come il Mar d’Azov  sia “perduto per sempre per l’Ucraina. I porti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson non saranno mai più ucraini. Sono sicuro che dopo la riunificazione delle nostre regioni con la Russia, il Mar d’Azov tornerà ad essere, come prima, esclusivamente un mare interno della Federazione Russa”. Una certezza che cozza inevitabilmente con la determinazione ucraina a non mollare un solo millimetro di terra agli invasori. Il presidente Zelensky è stato chiaro: nessun cambiamento sui confini in cambio del cessate il fuoco. Una frase che conferma la posizione di Kiev, che respinge qualsiasi ipotesi di cessioni territoriali in cambio della pace con la Russia. “Non c’è alternativa per l’Ucraina oltre a combattere gli invasori russi e vincere la guerra – ha detto Zelensky in un videomessaggio -. Non abbiamo altra alternativa che combattere. E vincere. Liberare la nostra terra e il nostro popolo. Perché gli occupanti vogliono tutto ciò che abbiamo. Compreso il diritto alla vita degli ucraini”. Il portavoce del Cremlino, Peskov, ha risposto a stretto giro. “Mosca – ha spiegato alla Tass- si aspetta che Kiev accetti le richieste e sviluppi la consapevolezza della situazione di fatto, della situazione che esiste”. In queste condizioni diventa ogni giorno più difficile immaginare soluzioni negoziali.

La premier finlandese Sanna Marin è andata in visita ufficiale a Irpin, uno dei villaggi più colpiti. Un’iniziativa che ha in parte mitigato la rabbia di Kiev per la decisione dei Paesi Nato di non fornire all’esercito ucraino alcuni tipi di arma, come carri armati e caccia. La decisione sarebbe nata dalla volontà di allentare la tensione con Mosca, per provare ad aprire spiragli nella trattativa. Tentativi che sembrano andare a vuoto. Dopo più di 90 giorni, la guerra continua a macinare vite e si sta trasformando sempre più in un’abitudine. Nei notiziari e sui giornali, la guerra sta scivolando via dalle prime pagine per assestarsi negli spazi della consuetudine. Ancora qualche settimana e potrebbe diventare solo un rumore di fondo a cui siamo abituati, un acufene a cui siamo rassegnati. E dalla nostra nuova sordità potrebbe essere proprio Putin a trovare nuova forza.

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