477 giorni dall’invasione dell’Ucraina. Il punto

Il senso del tempo si perde in questa guerra che non ha vincitori ma solo vinti. Il costo dell'offensiva di Kiev

di Raffaele Crocco

Quale giorno è? Il calendario dice il numero 477 dall’invasione russa, ma il tempo si perde in questa guerra che non ha mai vincitori, solo vinti. La grande controffensiva ucraina è iniziata, sul campo di battaglia questa è la novità. L’avanzata è lenta, i combattimenti sono feroci. La vVce ministra ucraina della Difesa, Hanna Maliar, parlando alla stampa, ha raccontato che i soldati di Kiev avanzano nonostante la superiorità aerea e di artiglieria dei russi. Quello della superiorità aerea russa era il problema che i vertici militari ucraini si ponevano da sempre. Sul terreno, i soldati di Kiev la stanno pagando. Gran Bretagna, Stati Uniti, Danimarca e Paesi Bassi stanno inviando sistemi anti aerei e da parte di europei e Usa si fa consistente l’ipotesi di dare all’Ucraina gli F16 – gli aerei da combattimento – che il presidente ucraino Zelensky chiede da tempo. In ogni caso, l’arrivo sul fronte non sarebbe immediato: servono lunghi tempi di addestramento.

Comunque sia, gli ucraini stanno avanzando, anche si i dati sul terreno conquistato ricordano i tragici progressi minimi delle grandi offensive della Prima guerra mondiale. L’Ucraina rivendica un’avanzata di 200 – 500 metri sul fronte di Bakhmut e di 300 – 350 metri a Zaporizhia. I dati sono sempre di Mailar, che ha spiegato anche che sul fronte di Berdianks i combattimenti continuano vicino al villaggio di Makarivka, mentre sul fronte di Mariupol si combatte nei distretti di Novodanylivka e Novopokrovsk. A rendere più difficile l’avanzata sono i campi minati. I russi – sempre secondo Kiev – avrebbero perso molti uomini e moltissimo materiale: una batteria di artiglieria, due sistemi di guerra elettronica, un sistema missilistico anti aereo, un sistema radar e dieci mezzi di trasporto. Mosca, dal canto suo, spiega che tecnicamente la controffensiva ucraina è fallita e le perdite umane e territoriali da parte russa sono state contenute.

Per gli osservatori internazionali, le perdite sono elevatissime da entrambe le parti. E non sono solo i militari a morire. I bombardamenti sulle città stanno proseguendo. Da parte russa vengono usati soprattutto missili da crociera aerea Kh-101/Kh-555 e droni. Odessa continua ad essere nel mirino, ma anche gli ucraini stanno colpendo le città: almeno 20 razzi sarebbero caduti, negli ultimi giorni, su Donetsk. Quanti siano i civili uccisi o feriti, non è dato a sapere.

Intanto, proseguono le schermaglie politiche a Mosca, fra il capo del Cremlino, Vladimir Putin e Evgheny Prigozhin, capo dei soldati professionisti della Wagner. Putin si è detto favorevole al “travaso” dei combattenti Wagner nelle forze armate regolari. Ricordiamolo: Wagner è stata protagonista della lunga battaglia per la presa di Bakhmut, difesa strenuamente dagli ucraini. In più, l’organizzazione è impegnata come “braccio operativo e armato” di Mosca in molti Paesi africani. Una struttura imponente e potente, quindi, che polemizza con i vertici militari regolari russi dall’inizio dell’invasione. Prigozhin ha chiarito che nessun uomo Wagner firmerà contratti con il ministero della Difesa russo. “Quando abbiamo iniziato a combattere in questa guerra, nessuno ha detto che saremmo stati obbligati a firmare un accordo con il ministero della Difesa. Nessun combattente della Wagner firmerà contratti. Quando la patria era in difficoltà – ha aggiunto Prigozhin – siamo scesi in campo e il Presidente ci ha dato garanzie circa il sostegno pubblico, anche in termini economici”.

Una posizione netta, che rivela le difficoltà politiche fra i vertici moscoviti. La guerra continua ad andare male. Manca la vittoria che Putin credeva certa e facile e l’apparato militare russo, che tutti davano in ascesa e in grande miglioramento già dal 2015, si è rivelato ancora una volta inadatto a una guerra di conquista. Dall’altra parte, ci sono gli ucraini, senz’altro in grado di resistere quasi all’infinito, ma lontani – a dispetto delle dichiarazioni di Zelensky – dall’avere la forza militare per vincere la guerra. Uno stallo che pare eterno, che sta costando centinaia di migliaia di vite e la distruzione di un Paese. La diplomazia internazionale sembra lavorare sotto traccia, ma con ancora scarsissimi risultati. Così, mentre mentre i soldati di Kiev avanzano piano fra i campi minati e le acque della distrutta diga Kakhovka si ritirano lentamente, lasciandosi dietro terre incoltivabili e pesci tossici, la guerra, implacabile e dura, continua.

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