Pakistan, la marcia in più del Leone del Pakhtunkhwa

Dopo l'attentato nel quale è stato ferito Imran Khan torna alla testa dei suoi che marciano sulla capitale

di Emanuele Giordana

Non è arrivata ieri come previsto a Islamabad la carovana di Imran Khan che chiede al Governo elezioni anticipate in Pakistan. La marcia ha avuto una (relativa) battuta di arresto da quando Imran è stato ferito e 4 persone sono state uccise durante l’attentato alcuni giorni fa mentre l’ex premier guidava la marcia sulla capitale. Le polemiche però continuano per le accuse del suo partito e dello stesso Imran all’establishment che avrebbe ordito l’attentato.

Imran Khan l’ha scampata per un soffio. Il “leone del Pakhtunkhwa”, la provincia occidentale dove il suo partito è più forte e da cui ha scalato la gerarchia del potere pachistano, è stato ferito a una gamba e si era capito subito che se la sarebbe cavata. Anzi, non meno di un Garibaldi orientale, Imran è probabilmente diventato più popolare in un Paese spaccato e dove l’ex Premier, sfiduciato questa primavera e poi sospeso come deputato, gode di un sostegno popolare vastissimo. Come dicono i numeri della sua marcia sulla capitale.

Il clima è dunque sempre teso più di quanto già non fosse quando Imran Khan ha deciso il 26 ottobre che il venerdì successivo sarebbe partita un’ennesima marcia sulla capitale (non è la prima) per chiedere elezioni anticipate: partenza da Lahore il 28 e arrivo a Islamabad l’11 novembre, agenda adesso rivista. Il Governo, che ha subito condannato l’episodio (e così i capi dei partiti che hanno sempre osteggiato Imran), ora vorrebbe approfittare dell’attentato per negoziare con il Pti ed evitare che la marcia si ingrossi ancora di più ma il Pti non ha nascosto la tesi complottista, anche se sembra fin troppo chiaro che l’ultima cosa nella testa dei contrari a Imran nel governo sia quella di farne un martire più di quanto già non sia.

Le proteste dei sui sostenitori vanno avanti da quando, in aprile, il Parlamento lo ha sfiduciato e sono riprese con forza dopo che in ottobre la Commissione elettorale del Pakistan (Ecp) lo ha dichiarato colpevole di aver venduto illegalmente regali di Stato, rimuovendolo così anche dal suo seggio parlamentare e mettendo a rischio una sua futura candidatura all’Assemblea. La reazione alla sentenza dell’Ecp per false dichiarazioni e appropriazione di beni statali per 650 euro aveva già visto scendere in piazza migliaia di suoi sostenitori accompagnati dai primi incidenti. Poi Imran aveva chiesto alla piazza di calmarsi in attesa di una grande “marcia”, annunciata pochi giorni dopo. Tutto ciò mentre il presidente del Pti non solo gode di un’ampia popolarità ma il suo partito ha continuato a vincere in una serie di elezioni suppletive. Persino in Punjab, roccaforte dei suoi avversari.

Il momento è particolarmente delicato perché sta per essere nominato il nuovo capo dell’esercito, una forza non solo militare in Pakistan. Imran, che inizialmente sembrava appoggiato proprio da loro, è poi stato abbandonato dai militari che hanno preso le distanze dall’ex cricketer amato molto però da larghi strati della popolazione pachistana, specie i più poveri.

La foto di copertina è tratta dal Twitter ufficiale del Pti

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