Il diritto dei rifugiati ambientali

Storica (ma non vincolante) sentenza dell’Onu: chi è in fuga dalle crisi climatiche non può essere rimpatriato

“Le persone in fuga da un pericolo immediato a causa della crisi climatica – i rifugiati climatici – non possono essere costrette a tornare a casa”. E’ la storica sentenza, pur non vincolante per gli Stati membri,  del Comitato dell’Onu per i diritti umani che era stato chiamato a pronunciarsi sul caso di Ioane Teitiota, la cui casa nel piccolo Stato insulare di Kiribati, è minacciata dall’innalzamento del livello del mare. Ne ha dato notizia il servizio stampa dell’Onu  dopo la decisione avvenuta a Ginevra il 21 gennaio scorso.

Teitiota aveva chiesto asilo in Nuova Zelanda come profugo climatico, ma il governo lo aveva rispedito a Kiribati. I suoi ricorsi, inoltrati  alla giustizia neozelandese, sono stati tutti respinti. Sebbene anche l’Onu alla fine non abbia accolto la sua richiesta perché ”non era in pericolo immediato”, la sentenza di Ginevra rappresenta – così come è formulata – “un precedente e apre la possibilità ad altri di chiedere asilo come profughi climatici”. Vi si legge infatti che rinviare in patria i richiedenti asilo quando le loro vite sono minacciate dalla crisi climatica ‘‘può esporre le persone a una violazione dei loro diritti”, in particolare di “quello alla vita”. Inoltre, ”dato che il rischio che un intero Paese venga sommerso dall’acqua è un rischio estremo, le condizioni di vita in un Paese del genere possono diventare incompatibili con il diritto a una vita dignitosa prima che tale rischio si realizzi”.

La sentenza del Comitato dell’Onu non è vincolante, ma mette tutti i Paesi in guardia sul fatto che potrebbero violare i diritti umani di una persona se la rimandassero in un Paese a rischio di pericolo immediato per emergenze climatiche. Per altro, l’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) ha definito Kiribati come uno dei sei Paesi insulari del Pacifico più minacciati dall’innalzamento del livello del mare.

Secondo Kate Schuetze, esperta di Pacifico per Amnesty International, ”la decisione stabilisce un precedente globale: dice che uno Stato violerà i suoi obblighi in materia di diritti umani se rimanderà qualcuno in un Paese in cui – a causa della crisi climatica – la sua vita è a rischio o in pericolo di ricevere trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Il messaggio è chiaro”.

In copertina, Kiribati

(Red/Est)

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