A Vilnius va in scena l’ottusità della Nato

"Non avere costruito in Europa una sistema condiviso di relazioni e sicurezza, in grado di garantire la sovranità di tutti e gli equilibri politici, è stata una follia che rischiamo di pagare cara"

di Raffaele Crocco

La questione è una: nella Nato si viaggia a due velocità. Il problema è che una di queste due velocità, quella apparentemente più rapida, quella che corre, porta ad un solo risultato: una guerra contro la Russia. L’altra, la più lenta, mostra invece la strutturale e certificata debolezza di un’alleanza che, per esistere, ha bisogno di un nemico e che comunque deve esistere per garantire la potenza e il ruolo degli Stati Uniti.

Insomma, a Vilnius, in Lituania, si consuma una brutta assise della Nato in questi giorni. La guerra in Ucraina, con il riaffacciarsi prepotente del nemico Russia, ha ridato fiato all’Alleanza Atlantica, da trent’anni – dal collasso dell’Unione Sovietica – in cerca di ruolo. I limiti dell’Alleanza sono nella sua stessa struttura politica, nell’idea che la regge: serve a difendere i territori da un attacco. Non è – non dovrebbe essere viene da dire, visti precedenti – un’alleanza offensiva e interventista. Su questo non c’è scampo, non c’è soluzione. Il Trattato parla chiaro e nessun Paese, in questi trent’anni di vacanza di ragione sociale, ha cercato di modificare questa cosa.

Ora, questo limite invalicabile costringe la Nato a tener fuori l’Ucraina. L’ingresso di Kiev, in nome del principio della “difesa di ogni singolo centimetro di territorio di un Paese dell’Alleanza”, significherebbe immeditata guerra in risposta all’invasione russa del febbraio del 2022. Una follia che nessuno dei Paesi storici vuole, ma che pare graditissima e auspicata dai Paesi dell’Est Europa e del Baltico, i più recenti acquisti dell’Alleanza. Bene, quindi, ha fatto Biden, il socio di maggioranza, a ricordare che di ingresso dell’Ucraina nella Nato per ora non si parla. Il sostegno a Kiev – utile per fiaccare la Russia – non verrà meno, anzi: Washington è arrivato a mettere sul piatto le bombe a grappolo, vietate dai trattati internazionali. Ma le tappe per l’adesione all’Alleanza riguardano un futuro nemmeno troppo prossimo. Una scelta decisa e saggia, che raffredda, per ora, le belligeranti follie dei Paesi arrivati nell’Alleanza negli ultimi decenni.

Sono gli stessi Paesi – curioso questo – che hanno riportato il Mondo indietro di tre decenni. La loro adesione alla Nato ha dato a Mosca il crescente senso di isolamento e di accerchiamento. Una sensazione che – se ci spogliamo di ideologie, preconcetti e tifo – ha una logica. La Russia si sente ed è potenza continentale, da almeno quattro secoli. Ha inevitabilmente vissuto il territorio attorno ai propri confini come “area di sicurezza” rispetto all’Europa. La lenta erosione di questo territorio, con l’adesione degli Stati all’alleanza guidata dalla rivale Washington, ha portato la classe dirigente russa a reagire. Sbagliato? Certamente, se immaginiamo un Mondo privo di “potenze dominanti” e lavoriamo per una cooperazione internazionale efficiente ad ogni livello. Assurdo? No, se consideriamo il Mondo per quello che è e lo leggiamo con gli occhi della realtà. Come reagirebbero gli Stati Uniti se Mosca creasse una “alleanza puramente difensiva” con gli Stati dell’istmo americano: Nicaragua, Salvador, Honduras e più giù, Colombia e Venezuela? Pensiamo davvero che accetterebbero questa situazione, l’accerchiamento? Certamente no e lo abbiamo visto quando, negli anni passati, il Venezuela di Chiaves ha tentato di legarsi a Mosca.

Le grandi potenze non accettano le espansioni avversarie e avere ignorato questa regola per tre decenni è segno di ottusità. Non avere costruito in Europa una sistema condiviso di relazioni e sicurezza, in grado di garantire la sovranità di tutti e gli equilibri politici, è stata una follia che rischiamo di pagare cara. Aver ceduto alle mire mercantili della Germania, con le sue voglie di espansione all’Est, ai ricatti politico-militari del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia), alle smanie da potenza mondiale degli Stati Uniti, ha portato la Nato a resistere al logorio del tempo e alla propria inutilità, trasformandosi nello strumento degli interessi privati di ciascuno Stato. Il tutto, senza che i membri avessero la forza o la voglia di farla sparire per evidente mancanza di scopo o di rifondarla, su basi diverse.

Così, a Vilnius si consuma un vertice di Paesi talmente slegati tra loro da non riuscire a trovare un nuovo segretario generale: il norvegese Jens Stoltemberg è stato prorogato di un anno, per tappare il buco. Una riunione in cui un’arrogante potenza media, tornata in auge, la Turchia, ha tenuto in ostaggio tutti, bloccando l’adesione della Svezia, rea di non consegnare ad Ankara i militanti curdi che sono sul suo territorio nazionale. Nelle ultime ore la cosa si è sbloccata, probabilmente in cambio della cessione di nuovi aerei F16, che il presidente turco Erdogan userà per bombardare i curdi in Siria. Un incontro che si trasformerà nell’ennesima occasione di propaganda bellicista, con minacce, promesse e muscoli mostrati, senza uno straccio di tentativo di trovare una soluzione diplomatica e giusta a questa guerra che distrugge un Paese, uccide miglia di esseri umani e rischia di essere uguale a tutte le guerre: infinita e inutile.

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