Burkina Faso, un Paese dilaniato e senza aiuti

É crisi umanitaria con i jihadisti che continuano ininterrottamente a spargere terrore fra la popolazione civile

di Sarvish Waheed

Il Burkina Faso è vittima di una crisi umanitaria senza precedenti, la lente di ingrandimento internazionale sembra, ad oggi, non accorgersi del tutto della gravità della situazione. Sullo sfondo aleggiano in maniera prepotente i due colpi di stato avvenuti nel 2022. É noto, infatti, che l’instabilità recente del Paese non è la diretta conseguenza degli ultimi bombardamenti o delle ultime strategie jihadiste, bensì dei primi attacchi terroristici avvenuti nel 2016.

Il generale Paul-Henri Sandaogo Damiba prese il potere fra la notte del 23 e del 24 gennaio 2022, scardinando così il presidente Roch Marc Christian Kaborè. La giunta militare di Damiba chiedeva maggiori riforme in favore dei soldati, cure e strumenti idonei per combattere il terrorismo che stava dilaniando il Paese. Tuttavia, Damiba, non è mai realmente stato in grado di guidare il Burkina Faso verso la pace e verso la vittoria contro le fazioni ribelli. Gli estremisti affiliati ad Al-Qaeda avevano, durante la sua permanenza, il controllo di una grande percentuale del Paese. Il 30 settembre 2022, dopo le continue insofferenze dei militari circa la gestione anti-terrorismo, il capitano Ibrahim Traorè – attraverso un colpo di stato – destituì il generale Damiba.

Ad oggi la situazione resta molto grave e la crisi umanitaria continua imperturbabile a mietere vittime civili. Nel novembre 2023 i terroristi hanno bloccato e tenuto il controllo della città di Djibo, vicino al confine col Mali, 40 civili sono morti durante gli scontri, altri 42 sono rimasti feriti. Come riportato dal portavoce delle Nazioni Unite Seif Magango, tre campi per sfollati interni sono stati incendiati. Le accuse ricadono sui jihadisti affiliati ad Al-Qaeda.

“Attaccare deliberatamente civili e persone non coinvolte nel conflitto è un crimine di guerra”, hanno detto le Nazioni Unite grazie alle informazioni dei loro collaboratori sul campo. Gli attacchi jihadisti negli ultimi mesi hanno raggiunto numeri record, macchiando l’operato del capitano Ibrahim Traorè. Le agenzie umanitarie che operano in Burkina Faso, hanno detto di essere state bloccate ripetutamente dall’esercito nazionale dall’operare ed agire nelle zone sotto il controllo dei terroristi. Tenendo conto che circa la metà del Paese è fuori dalle mani del governo, parliamo di una percentuale elevatissima di aiuti umanitari che non arriva a destinazione. Sono 2 milioni gli sfollati interni e circa 5 milioni i civili che hanno immediato bisogno di assistenza su un totale di 22 milioni che abitano nel Paese. Oltre ai blocchi imposti dal governo, anche le forze jihadiste impongono severi divieti riguardanti i movimenti della popolazione e gli aiuti. “Nessun membro della mia famiglia può andare e coltivare le nostre terre, i nostri animali muoiono di fame”, ha detto un leader della comunità nella città di Kantchari. “Niente può entrare, niente può uscire”, ha continuato.

L’esercito del capitano Ibrahim Traorè manca di risorse e personale, difatti si serve sempre più spesso di volontari che si arruolano per combattere i ribelli. Questi civili armati, nel 2023, sono stati vittime di attacchi brutali. Nell’aprile dello stesso anno sono stati uccisi 34 volontari in un solo raid, a settembre 36. 1 milione di bambini e 31 mila insegnanti non hanno potuto accedere alle scuole a causa delle continue violenze e della situazione di insicurezza totale, riporta Unicef. Di recente una delegazione russa ha avviato delle trattative per cooperare con il governo del Burkina Faso, con l’intento chiaro e netto di sconfiggere i jihadisti.

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