Il futuro dell’Artico

È in corso dal 14 al 17 ottobre la Conferenza mondiale  sul Circolo Polare  che discute l’area  "bollente" della geopolitica e della crisi climatica

Di Lucia Frigo

Dal 14 al 17 ottobre la città di Reykjavík, Islanda, sta ospitando la Conferenza mondiale sul Circolo Polare Artico: il più importante incontro di esperti e leader politici dell’emisfero boreale per discutere di quello che è tra i più fragili territori sul pianeta. L’evento si tiene in presenza, dopo che l’annuale appuntamento del 2020 era stato annullato e posticipato a causa della pandemia. A fronte di test negativo, i partecipanti – oltre 1000, da più di 40 Paesi diversi – potranno partecipare al convegno su una terra divenuta recentemente il centro delle attenzioni non solo dal punto di vista ambientale ma anche della geopolitica mondiale.

Sicurezza  umana, ambientale,  internazionale

Con oltre 120 seminari, film, laboratori e interventi ufficiali di capi di governo e ambasciatori, i temi trattati spaziano dal cambiamento climatico, alla riduzione delle emissioni, ma anche alla sicurezza della regione, al commercio di materie prime e di fonti energetiche, lasciando spazio alle testimonianze delle popolazioni indigene e ai giovani. Nella lista di conferenze traspare la scelta di concentrarsi sulla cosiddetta “human security”, la sicurezza umana che l’Atlante delle Guerre da anni propone in contrasto ai concetti di “sicurezza nazionale e regionale”: l’attenzione all’esperienza e alle culture locali, il diritto alla propria terra, la sicurezza alimentare come problema di cui occuparsi oggi, non domani. Tra gli argomenti più caldi sui numerosi tavoli di discussione sono la Corea del Nord e la sua strategia per l’Artico; i lavori preparatori per COP26 che sta per aprire i battenti a Glasgow; nuove tecnologie per contrastare l’impatto della crisi ambientale in un territorio che negli ultimi 40 anni ha visto sciogliersi il 50% della sua superficie glaciale.

 Ólafur Ragnar Grímsson, già presidente islandese. Foto: Arctic Circle, official Flickr
Ólafur Ragnar Grímsson, già presidente islandese. Foto: Arctic Circle, official Flickr

La strategia dell’Unione Europea per l’Artico

Dopo i saluti introduttivi del Primo Ministro islandese islandese Katrín Jakobsdóttir la sera di giovedì 14 ottobre e il venerdì 15 sono stati dedicati alla presentazione delle strategie che vari Paesi – e non solo – hanno dedicato alla tutela del circolo Artico, ma anche alle sue numerose risorse energetiche. A lungo aspettata e desiderata, la strategia dell’Unione Europea per l’Artico è stata presentata da Virginijus Sinkevičius, Commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca. La strategia, definite ambiziosa già all’epoca dei suoi lavori preparatori, vede un’UE più interessata che mai alla tutela della regione , per un Artico “in pace, sostenibile, e prosperoso”. Nelle parole di Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione, è negli interessi geopolitici dell’UE investire perché l’Artico sia ambiente sicuro, stabile, e terreno per la cooperazione internazionale.  Un piano che punta tutto sull’economia sostenibile, sulla digitalizzazione e l’avanzamento tecnologico, e sulla biodiversità: insomma, la Commissione Europea sta lavorando ad un “European Green New Deal”, e si vede: l’Artico sarà banco di prova perché lì più che mai è necessario investire sullo sviluppo sostenibile.

Un approccio applaudito da molti, ma non da tutti: non sono mancati i commenti aspri del vice presidente del Consiglio Economico Artico (AEC), secondo il quale l’Unione Europea dovrebbe badare ai propri territori e alle proprie politiche, senza promettere investimenti che potrebbero poi essere “cancellati secondo l’umore del momento”. Ma la risposta dell’UE non si è fatta attendere, ed è arrivata da Micheal Mann, Inviato Speciale UE per gli Affari Artici: la strategia europea per l’artico non è una minaccia per le attività commerciali dell’Artico. Ma allo stesso tempo, ha promesso, gli investimenti europei puntano a fermare l’estrazione di petrolio dalla regione.

Ma la strategia europea non è stata l’unica al vaglio della comunità di studiosi, ambasciatori ed esperti: la senatrice americana Lisa Murkowski (dall’Alaska) ha presentato la nuova strategia USA per la regione artica, annunciata a marzo 2021: in evidenza, come previsto, il contrasto alla Russia e alla Cina, ma anche la conservazione di specie animali e la libertà di circolazione nelle fredde acque internazionali.

Senza una strategia per l’Artico, ma con una chiara strategia comunicativa è intervenuta infine Nicola Sturgeon, Primo Ministro scozzese, che ha enfatizzato come il lembo di terra più settentrionale della Scozia sia più vicino all’Artico che non a Londra – un’ennesima stoccata considerando come, dall’avvento della Brexit, la Scozia non faccia che prendere le distanze da Londra e dal suo Governo. Insomma, in un intervento che voleva sottolineare l’importanza ambientale dell’Artico in vista della Conferenza delle Parti COP26, indetta a inizio novembre, la politica non ha perso l’occasione per sottolineare che anche i ghiacci in scioglimento possono essere terreno di scontro.

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