G20: l’accordo di Venezia

La tassazione alle multinazionali ma anche una svolta verde. Dubbi sui vaccini ai Paesi più poveri

Si è chiuso l’incontro a Venezia del G20, con decisioni che per una volta non è sbagliato definire storiche. La stampa nazionale ha messo l’accento sulla tassazione con aliquota minima del 15 percento delle multinazionali nei Paesi in cui operano. Questo dovrebbe interrompere la pratica da parte delle singole nazioni di offrire tassazioni ridotte per attrarre le grandi compagnie -specie quelle che operano nel mondo dell’ e-commerce- e ha infatti visto l’opposizione di un piccolo manipolo di Paesi, fra cui anche le europee Irlanda, Ungheria ed Estonia, che da questa pratica hanno tratto vantaggio negli ultimi anni. Ma le nazioni che hanno aderito rappresentano più del 90 percento del Pil mondiale, e quindi, benché alcuni abbiano giudicato troppo bassa l’aliquota minima, si tratta di una decisione che non va sottovalutata, anche per la ritrovata capacità di dialogo e la riaffermazione della necessità di dare risposte globali alle problematiche del Pianeta, messa in crisi dalla politica protezionista e conflittuale di Donald Trump. Decisione appoggiata infatti anche dagli Usa: “il mondo è pronto a metter fine alla corsa al ribasso” delle tasse sulle multinazionali, dice la segretaria al Tesoro Janet Yellen.

I 20 Paesi più ricchi hanno anche preso importanti decisioni sul piano climatico. I ministri dell’economia e i governatori delle banche centrali hanno trovato un accordo su “l’uso (…) di meccanismi di fissazione del prezzo delle emissioni di Co2 e incentivi“: E’ lo stesso Fondo monetario internazionale a sotstenere  che il costo delle emissioni dl Co2, introdotto per scoraggiare questa fonte energetica a favore delle rinnovabili, dovrebbe essere di 75 dollari a tonnellata, mentre oggi ne costa solo 3, e solo così potrebbe favorire la conversione verde. Una vittoria europea, che punta a dimezzare le proprie emissioni entro il 2030. Per divenire effettiva ed efficace, questa decisione passa per un intervento sul cosiddetto ’carbon border adjustment mechanism’, che dovrebbe adeguare le tariffe sull’importazione di fonti energetiche fossili in modo da scoraggiarle effettivamente a favore delle rinnovabili.

Daremo priorità all’accelerazione della consegna dei vaccini, diagnosi e terapie” specie nei Paesi svantaggiati e daremo “risposte per reagire rapidamente a nuove varianti“, . Così il comunicato di otto pagine del G20. La task force composta da Banca mondiale, Organizzazione mondiale della sanità, Fondo monetario internazionale e Organizzazione mondiale del commercio per i vaccini dovrà rispondere al “bisogno urgente di essere più preparati” alle pandemie e alle varianti, come la Delta. Questa presa di posizione andrà però messa alla prova dei fatti, perchè l’esperienza di questo anno e mezzo di pandemia non induce all’ottimismo, data la predisposizione quasi senza eccezioni proprio dei Paesi più ricchi a privilegiare in modo assoluto la propria popolazione per lasciare nel mondo della retorica queste affermazioni.

(Red/Ma. Sa.)

In coipertina: Venezia in uno scatto di Karen Uppal

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