Gaza, a scuola senza luce

Anche a Gaza, a settembre, la scuola è iniziata, ma con fatica.

Dal 2007, anno del blocco aereo, marittimo e terrestre dell’area, la condizione di vita degli abitanti di Gaza è insostenibile. A cominciare dai bambini.

Oltre 740 scuole si trovano in grande difficoltà per la carenza di energia elettrica, che è disponibile solo due ore al giorno. Se prima l’Egitto sopperiva a una parte di questa mancanza oggi le forniture sono state interrotte e l’unica fonte resta Israele.

Save the Children, in un report uscito il 5 settembre ha chiesto a Israele di interrompere subito il blocco di Gaza, dove quasi la metà della popolazione non ha lavoro e l’80% sopravvive solo grazie agli aiuti umanitari.

“La mancanza di energia elettrica – si legge nel report – ha un grave impatto sulla vita dei bambini di Gaza, che non possono avere accesso ad acqua potabile sufficiente o nutrirsi di cibi freschi, essere assistiti dai servizi sanitari e di emergenza quando servono o mantenere un livello minimo di igiene per mancanza di acqua corrente. Non possono dormire sufficientemente durante la notte per il troppo caldo ed essere quindi riposati per studiare a scuola, o fare i compiti o giocare a causa dell’oscurità”.

“Vivere senza accesso ai servizi indispensabili come l’elettricità ha conseguenze gravi sulla loro salute mentale e sulle loro famiglie. Stiamo assistendo ogni giorno ad un aumento del livello di ansia e aggressività,” ha detto Jennifer Moorehead, Direttore di Save the Children nei Territori Palestinesi Occupati.

La mancanza di energia elettrica costringe poi alla sospensione del trattamento delle acque reflue che causa l’inquinamento e la contaminazione di più del 96% delle falde acquifere. Ogni giorno si riversano nel mare 108 milioni di litri di acque reflue non trattate, l’equivalente del contenuto di 40 piscine olimpioniche.

Dopo la guerra dell’estate 2014 uno studio Unicef aveva riportato che il 97% dei minori interpellati aveva visto cadaveri o corpi feriti, e che il 47% di questi aveva assistito direttamente all’uccisione di persone. I sintomi rilevati durante lo studio includevano: continui incubi e flashback; paura di uscire in pubblico, di rimanere soli, o di dormire con le finestre chiuse, nonostante il freddo; più nello specifico, i disturbi fisici più frequenti erano disturbi del sonno, dolori corporei, digrigno dei denti, alterazioni dell’appetito, pianto continuo, stordimento e stati confusionali; quelli emotivi includevano rabbia, nervosismo eccessivo, difficoltà di concentrazione e affaticamento mentale, insicurezza e senso di colpa, paura della morte, della solitudine e dei suoni forti.

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