Il prezzo del glifosato

Il colosso tedesco Bayer è stato condannato negli Stati uniti a un risarcimento  miliardario per l'uso del Roundup prodotto dalla Monsanto. Gli effetti sulla borsa

Il colosso tedesco Bayer è stato condannato da un tribunale di Oakland, Stati uniti, a un risarcimento di 2 miliardi di dollari a una coppia californiana, malata dello stesso tipo di cancro. Si tratta della famiglia Pilliod, che ha utilizzato per anni l’erbicida Roundup, prodotto dalla Monsanto.

Le motivazioni della sentenza si basano sui seguenti elementi:
-La Monsanto non ha mai condotto studi epidemiologici sugli effetti del Roundup, e altri suoi prodotti a base di glifosato, per valutarne i rischi di cancro per gli utenti.
-Monsanto era al corrente del fatto che i tensioattivi di Roundup fossero molto più tossici del solo glifosato.
-Monsanto spende ogni anno milioni di dollari in campagne segrete, per finanziare studi e articoli volti a screditare gli scienziati indipendenti che hanno segnalato la pericolosità degli erbicidi Monsanto.
-Quando l’Agenzia statunitense per le sostanze tossiche e il registro delle malattie ha cercato di valutare la tossicità del glifosato nel 2015, Monsanto ha cercato l’appoggio dei funzionari dell’EPA , l’Agenzia governativa per la protezione dell’ambiente, per ritardare tale revisione.
-Monsanto ha avuto uno stretto rapporto con alcuni funzionari dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA), che hanno ripetutamente appoggiato le affermazioni di Monsanto sulla sicurezza dei suoi prodotti glifosato.
-La società internamente aveva diffuso raccomandazioni segrete per la sicurezza dei lavoratori, a cui richiedevano di indossare una gamma di dispositivi di protezione durante l’applicazione di erbicidi al glifosato, ma non avevano avvertito il pubblico di fare lo stesso.

L’avvocato dei Pilliod, Brent Wisner, nei suoi argomenti conclusivi ha raccomandato alla giuria che il risarcimento fosse dell’ordine dei miliardi di dollari, a “scopo punitivo”, e per inviare un messaggio chiaro a Monsanto e Bayer sulla necessità di cambiare le pratiche dell’azienda. “La giuria ha esaminato documenti aziendali interni che dimostrano che, fin dal primo giorno, la Monsanto non ha mai avuto alcun interesse a scoprire se il Roundup è un prodotto sicuro”, ha detto Wisner in seguito al verdetto. “Invece di investire in serie ricerche su questo aspetto, hanno speso milioni di dollari, solo per attaccare le ricerche indipendenti che minacciavano i loro interessi commerciali”.
Michael Miller, dello staff di Weisner, ha aggiunto: “A differenza dei primi due processi di Monsanto, dove i giudici avevano limitato fortemente la quantità di prove dei querelanti, alla fine è stato permesso di mostrare a una giuria la montagna di prove che dimostrava la manipolazione di Monsanto della scienza, dei media e delle agenzie di regolamentazione, a vantaggio della propria azienda, nonostante il grave danno prodotto da Roundup al regno animale e all’umanità “. La Bayer ha rilasciato una dichiarazione dopo il verdetto, dichiarando che ricorrerà in appello.

Gli effetti sulla borsa

Intanto il valore valore della Bayer è crollato, perdendo circa il 45% del suo valore dalla acquisizione nel giugno 2018 di Monsanto, costata 63 miliardi di dollari. La fusione ha creato la più grande azienda di sementi e agrochimici al mondo, accoppiando i pesticidi Bayer con le colture geneticamente modificate Monsanto, la cui immagine pubblica non poteva essere peggiore, anche prima di questo scandalo. In India, ad esempio, la diffusione delle sementi sterili di riso e cotone,  obbligò già dagli anni’90 i coltivatori a ricomprare i semi dall’azienda, a prezzi esorbitanti. Le conseguenze furono la rovina economica, e un’ondata di suicidi fra gli agricoltori. Anche allora, l’unica reazione fu quella di lanciare una campagna di sola immagine, arruolando scienziati e politici a propria difesa.
Politica che non è cambiata dopo l’acquisizione da parte della Big Pharma bavarese. Emerge ora come in tutta Europa il nuovo colosso sia impegnato in una campagna di lobbying, per rifare il look compromesso al marchio. Arruolando anche – secondo fonti di stampa –  la ex ministro dell’ambiente francese Ségolène Royal.

Glifosato: in copertina la home del sito della Monsanto. All’interno, uno scatto dal sito Bayer

(Redazione /Ma.Sa)

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