La corsa agli armamenti – 1. La follia delle atomiche “tattiche”

Una competizione senza vincitori. E perfino l'equilibrio del terrore atomico sembra non funzionare più

In attesa, e nella speranza, che la guerra in Ucraina abbia fine, e che si instauri un processo di pace stabile e duraturo, alcuni segnali nella corsa agli armamenti preoccupano. In particolare, riguardo agli arsenali atomici. Anche la Cina, che si é tenuta fuori dal conflitto, ha annunciato, proprio alla vista della guerra in corso, che rafforzerà la propria dotazione di armi nucleari.  E’ un problema che viene da lontano,. Per provare a ricostruirne la logica, e anche i tentativi nel senso opposto, della limitazioni di questi catastrofici strumenti di guerra, ecco un riepilogo della corsa agli armamenti, almeno nell’ultimo secolo. Prima puntata

di Maurizio Sacchi

Gli storici militari fanno risalire il concetto di Corsa agli armamenti (arms race) agli inizi del ‘900, quando tre grandi potenze -Francia, Germania, e Russia- sfidarono il dominio incontrastato dei mari dell’Impero britannico, dotandosi di potenti flotte di navi da guerra. Mettendo in campo la propria potenza economica e industriale, Londra rispose con la messa in mare di una nuova classe di corazzate, le “Dreadnought”, dal nome della prima di questa categoria di navi varata nel 1906, più veloci, armate e potenti di tutte le esistenti. Per non essere superata, la Germania produsse una propria flotta di navi da guerra della classe Dreadnought, e lo stallo continuò con entrambe le parti che temevano un attacco navale dell’altra e costruivano navi sempre più grandi e letali. La Germania non riuscì a tenere il passo, e la tensione fra i grandi imperi  aumentarono. Fino d esplodere nella carneficina della Grande guerra del 1914-18. 

Primi tentativi di pace

Dopo la Prima Guerra Mondiale il presidente americano Woodrow Wilson, sotto lo choc del massacro appena terminato,inaugurò, nel suo famoso discorso dei Quattordici Punti del 1918, in cui esponeva la sua visione della pace postbellica, il concetto di limitazione degli armamenti, collocandolo in un contesto di diritto internazionale, e di coesistenza pacifica fra le potenze. La proposta di Wilson richiedeva che gli Alleati vittoriosi stabilissero termini di pace disinteressati con le Potenze Centrali sconfitte della Prima Guerra Mondiale, compresa la libertà dei mari, il ripristino dei territori conquistati durante la guerra e il diritto all’autodeterminazione nazionale in regioni controverse come i Balcani. Il discorso fu tradotto e distribuito ai soldati e ai cittadini di Germania e Austria-Ungheria e contribuì alla loro decisione di accettare un armistizio nel novembre 1918.

I trattati di disarmo violati e la Seconda guerra mondiale

Nella proposta di Wilson si prospettavano per Germania e Austria-Ungheria condizioni molto più miti di quelle poi imposte dal Trattato di Versailles. Alla Conferenza Navale di Washington (1921-1922), Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone firmarono un trattato per limitare le armi, ma a metà degli anni ’30 il Giappone non rinnovò l’accordo. Inoltre, la Germania violò il Trattato di Versailles e cominciò a riarmarsi.

La nuova corsa agli armamenti in Europa tra Germania, Francia e Gran Bretagna, e nel Pacifico tra Giappone e Stati Uniti aveva ancora nella marina uno dei suoi punti nevralgici; ma il dominio dei cieli attraverso l’aviazione assunse sempre più importanza, anche con la combinazione dei due elementi. La battaglia d’Inghilterra fra la Luftwaffe tedesca e la Raf britannica,  come la distruzione della flotta del Pacifico americana da parte dei caccia giapponesi, e poi lo scontro fra portaerei Usa e del Sol levante nella battaglia delle Midway furono snodi cruciali del conflitto, e l’aspetto tecnologico degli armamenti giocarono un ruolo essenziale.

Atomiche e missili di lunga gittata: le armi dell’Apocalisse

Le ultime fasi della Seconda guerra mondiale vedono apparire in un ruolo decisivo le due componenti più distruttive della Storia dell’umanità, le stesse che oggi possono portare a un cataclisma di proporzioni planetarie, potenzialmente capace di porre la parola fine alla parabola del genere umano  sul Pianeta: i missili balistici di lunga gittata, e soprattutto la bomba atomica. I primi, sviluppati dalla Germania nazista per colpire Londra con le V1 e V2; e le seconde, lanciate  nel 1945 sulle città giapponesi  di Hiroshima e Nagasaki dagli Stati uniti. 

L’ecatombe giapponese segnò la fine del conflitto mondiale. Ma l’eredità che lasciò fu, non appena anche l’Unione sovietica dispose della nuova arma, il cosiddetto “equilibrio del terrore”, che caratterizzò tutto il periodo della Guerra fredda fra i due blocchi:  la consapevolezza che utilizzare la bomba atomica da parte di una di esse avrebbe portato a un’azione uguale e contraria, con la conseguente distruzione di entrambi, ha evitato fino ad oggi che l’arma più devastante che l’ Homo sapens abbia concepito e realizzato venisse più utilizzata in guerra dopo Hiroshima e Nagasaki. Non sono certamente stati anni senza guerre, e la corsa agli armamenti non si è limitata, negli ultimi 70 anni  agli arsenali nucleari. Ma una gran parte della spesa militare e della corsa a inseguimento fra potenze si  è diretta su questo settore, considerato decisivo per gli equilibri mondiali.

La corsa folle continua 

Russia

Parlando alla Duma  il 28 ottobre del 2021, il capo del Comitato per la Difesa della Federazione russa, Andrei Kartapolov, ha proposto di innalzare, nel 2022 e nel 2023 la spesa per la difesa nazionale a 49,3 miliardi di dollari e nel 2024 a più di 50. Kartapolov ha dichiarato che il potenziamento dell’arsenale nucleare del Paese rimane una priorità per il Cremlino. “L’aumento della spesa è causato dalla necessità di modernizzare un gran numero di cariche nucleari prodotte negli anni ’80 e nella prima metà degli anni ’90”, ha dichiarato a Defense News Ruslan Pukhov, capo del Centro di analisi delle strategie e delle tecnologie con sede a Mosca. Ha osservato che la maggior parte dei sistemi missilistici balistici intercontinentali Topol, UR-100N (RS-18A) e R-36 (Р-36) sono prossimi al pensionamento.

“Si tratta di molte centinaia di testate che vengono smantellate”, ha detto. “L’inizio del dispiegamento dei nuovi missili intercontinentali pesanti Sarmat a più testate richiederà un forte aumento del tasso di produzione di testate nucleari, così come la costruzione in corso di sottomarini con missili Bulava”. Il missile Bulava è stato lanciato dal sottomarino Knyaz Oleg durante un test del 21 ottobre 2021, colpendo con successo il bersaglio.

Stati uniti

Il bilancio dell’amministrazione Trump per l’anno fiscale 2021 prevedeva un forte aumento della spesa per le armi nucleari sia da parte del Dipartimento della Difesa che dell’NNSA, l’agenzia incaricata della gestione delle testate nucleari. La spesa complessiva per l’ammodernamento nucleare da parte del Pentagono ammonta a 28,9 miliardi di dollari, mentre i finanziamenti per la National Nuclear Security Administration ammontano a 19,8 miliardi di dollari, con un aumento di quasi il 20% percento per l’agenzia semiautonoma all’interno del Dipartimento dell’Energia rispetto all’esercizio 2020. Dei fondi per la NNSA, 15,6 miliardi di dollari sono destinati alle armi nucleari.Altri 1,7 miliardi di dollari sono destinati ai reattori nucleari navali, il 2,2 percento  in più rispetto al livello previsto per  il 2020. Questo sostiene tre iniziative di modernizzazione: lo sviluppo del sistema di reattori della classe Columbia, la revisione del prototipo di rifornimento S8G basato a terra e il progetto di ricapitalizzazione della gestione del combustibile esaurito.

Complessivamente, il bilancio atomico di Trump ha destinato quasi 46 miliardi di dollari per i programmi di armi nucleari. In attesa delle elezioni di metà mandato, che decideranno la composizione del nuovo parlamento a stelle e strisce, questo é il programma. E anche negli Stati uniti  non si vede un rallentamento nella corsa agli armamenti.

Armi nucleari “tattiche” o “limitate”

Una parte importante del budget consiste nel dispiegamento del W76-2, una variante a bassa potenza della testata nucleare tradizionalmente utilizzata sul missile Trident reso noto per la prima volta il 29 gennaio del 2019  dalla Federation of American Scientists. Il primo a muoversi con la nuova arma è stato  il sottomarino USS Tennessee (SSBN-734),  stanziato nella base sottomarina di Kings Bay, in Georgia, alla fine del 2019, come confermato dal sottosegretario alla Difesa di allora  John Rood. Il dispiegamento “rafforza la deterrenza e fornisce agli Stati Uniti un’arma strategica a bassa potenza pronta e più moderna; sostiene il nostro impegno per una deterrenza estesa; e dimostra ai potenziali avversari che non c’è alcun vantaggio nell’impiego nucleare limitato, perché gli Stati Uniti possono rispondere in modo credibile e decisivo a qualsiasi scenario di minaccia”, ha scritto Rood nella dichiarazione.

La creazione di una testata “a bassa potenza” lanciata da un sottomarino era uno dei due nuovi progetti richiesti dalla Nuclear Posture Review del 2018. La testata è progettata per essere più piccola dell’arma fatta esplodere a Hiroshima. Il progetto è una modifica della testata W76-1. La scelta del missile balistico Trident della Marina, che ha permesso all’Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare di trasformare rapidamente il progetto e la produzione in circa un anno.

I sostenitori del sistema ritengono che gli Stati Uniti abbiano bisogno di un’altra opzione nucleare “a basso rendimento” per contrastare in modo credibile la Russia, che negli ultimi dieci anni ha investito molto nelle cosiddette armi nucleari tattiche. I funzionari della Difesa ritengono che Mosca potrebbe usare un’arma nucleare più piccola per dissuadere l’America dall’entrare o prolungare un conflitto, secondo la dottrina  definita paradossalmente “escalation to deescalate”;  La teoria alla base del programma nucleare tattico degli Usa sostiene che, se gli Stati Uniti hanno solo armi strategiche più grandi con cui rispondere, potrebbero esitare a contrattaccare. Gli oppositori dell’arma mettono in dubbio che questa dottrina sia realistica e sostengono che nessun sistema nucleare può essere veramente non strategico.

Cina

L’arsenale nucleare cinese è stimato dall’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma in 350 testate, mentre gli Stati Uniti e la Russia ne hanno circa 6.000 ciascuno. Il Pentagono sostiene che la Cina raddoppierà almeno le dimensioni del suo arsenale in 10 anni. I ricercatori della Federation of American Scientists confermano questa valutazione, e stimano che la Cina abbia circa 250 silos missilistici sotterranei in costruzione, dopo aver utilizzato le immagini satellitari per identificare un nuovo campo in costruzione nella Cina occidentale.

Sulla divulgazione delle foto satellitari che documenterebbe la costruzione di almeno 250 silos per il lancio di missili balistici intercontinentali (ICBM) in Cina, Il Comando strategico degli Stati Uniti ha twittato nel giugno 2021 un link a un articolo del New York Times : “Il pubblico ha scoperto quello che abbiamo sempre detto sulla crescente minaccia che il mondo deve affrontare e sul velo di segretezza che la circonda”, ha dichiarato il Comando strategico. Il campo nella regione dello Xinjiang è il secondo segnalato l’anno scorso. A giugno 2021, i ricercatori del James Martin Center for Nonproliferation Studies in California hanno identificato un altro campo in costruzione nella vicina provincia di Gansu.

“Guardate cosa dicono i politici americani sulla Cina e guardate le azioni provocatorie dei loro aerei da guerra e delle loro navi da guerra vicino alla Cina“, ha commentato Hu Xijin, giornalista cinese, ex caporedattore e segretario di partito del Global Times, un tabloid  emanazione del Quotidiano del Popolo del Partito comunista cinese (PCC). “La Cina deve intensificare (…) la costruzione della sua forza militare e la deterrenza nucleare come pietra angolare della sua sicurezza nazionale”. “Il programma cinese di silos missilistici costituisce la costruzione di silo più estesa dai tempi della costruzione della Guerra Fredda”, hanno scritto i ricercatori Matt Korda e Hans Kristensen nel rapporto della Federation of American Scientists. Dato il divario esistente – sia gli Usa sia la Russia hanno arsenali atomici 20 volte più grandi della Cina – le grida allarmistiche che provengono dalle fonti militari sul riarmo dell’ Impero di mezzo suonano quanto meno stonate. 

Dove stiamo andando?

Ma la stessa inquietante definizione di armi atomiche “tattiche” , che sembra insinuare il  loro possibile impiego senza innescare l’Apocalisse atomica, indica che si sta effettuando un pericolosissimo cambio di percezione della loro funzione. Malgrado l’angoscia che il rischio di un olocausto nucleare ha sospeso sulle teste di tutta l’umanità per mezzo secolo, al momento la funzione di deterrenza, per quanto perversa, ha funzionato. E Hiroshima e Nagasaki sono rimasti gli unici tragici  casi di un loro impiego effettivo. Ma ora questo equilibrio pare spezzarsi, e ha probabilmente ragione chi ammonisce sul fatto che chi rompesse questo tabù farebbe innescare una reazione a catena, e farebbe entrare in gioco anche “the Big One”, le incredibilmente potenti bombe nucleari montate su missili intercontinentali, sottomarini, aerei. 

Tutto questo dovrebbe indurre la parte più consapevole di tutte le Nazioni coinvolte a riprendere con vigore i dialoghi sul disarmo nucleare generalizzato. I segnali del presente non sono incoraggianti. Ma la storia dei trattati sulla limitazione delle armi atomiche viene da lontano, e ha avuto momenti almeno incoraggianti. Di questo processo faticoso e incerto, ma che pare l’unica via sensata per tutto il genere umano, parleremo nella seconda parte di questo servizio. 

Leggi anche gli articoli di Elia Gerola  “Trattato sulle forze nucleari a medio raggio”(Inf) e  sul Trattato per la Messa al Bando della Armi NucleariUn dossier dedicato al nucleare si trova anche nella X edizione dell’Atlante cartaceo 

Nell’immagine di copertina: George R. Caron – Nagasakibomb.jpg Atomic_cloud_over_Hiroshima.jpg

Nel testo: una copertina del periodico satirico inglese Puck, dei primi del’900,  un missile Trident (U.S. Department of Defense photo) e il fungo del primo esperimento cinese 

 

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