Il «sistema» Angola

di Andrea Tomasi
 Per le esportazioni dell’Angola il petrolio rappresenta il 95%. Questa estrema dipendenza dalla materia prima, al pari di Venezuela e Iraq, è alla base del crollo dei corsi della valuta locale (-33% sul dollaro nell’ultimo anno) e all’impennata dei prezzi dei derivati per assicurarsi sul debito pubblico del Paese. Così scrive il Sole 24 Ore. Oggi l’Angola – racconta Analisi Difesa – è «il principale partner petrolifero africano di Pechino e nelle varie assegnazioni dei blocchi off-shore si assiste spesso alle classiche manovre cinesi in Africa sub-sahariana. Aiuti allo sviluppo in cambio di corsie preferenziali». Ora il governo – retto dal presidente José Eduardo Dos Santos (nella foto) – pare voler puntare anche sull’industria siderurgica. «Secondo la CNN a Barra de Dande, località 80 chilometri a nord di Luanda – dice Andrea Spinelli Barrile sulll’International Business Times – è stato attivato l’impianto siderurgico Aceria de Angola (ACA, il più grande dell’Africa occidentale e centrale), dalla società franco-angolana K2L Capital dell’uomo d’affari francese Georges Choucair: si tratta di un investimento notevole, 300 milioni di dollari, e che potrebbe rappresentare una soluzione intelligente ed efficiente per riciclare i metalli abbandonati della guerra civile».
Petrolio e acciaio: settori economici che stanno vivendo, in maniera diversa, due crisi parallele. Ma, stando ai dati in possesso dell’Ibt, il governo di Dos Santos sta investendo in tutt’altro settore, quello degli armamenti. Spinelli Barrile parla dei dati diffusi durante il convegno «Africa, continente in cammino» che si è tenuto a Roma presso l’Università Pontificia nel marzo 2015 l’Angola, nel periodo tra i 2009 e il 2013, «ha aumentato le sue spese militari da 3.640 milioni di dollari a 5.208». Secondo lo «Small arms survey» – progetto svizzero sulle armi di piccolo taglio – l’Angola è anche uno dei paesi africani che più importa questo tipo di armi. L’Italia, tra i primi 10 esportatori di armi in Africa, ha si sarebbe riservata una bella porzione di questo mercato in Angola. L’agenzia di stampa portoghese Lusa dice che il presidente Dos Santos in dicembre avrebbe firmato contratti per centinaia di milioni con aziende italiane del settore bellico e militare. «Nell’ambito del Programma di sviluppo della forza navale (Pro-Naval) varato dal governo di Luanda per modernizzare la propria Marina entro il 2017 Selex EX fornirà radar e sistemi di comunicazione al Centro Nazionale di Sicurezza Marittima dell’Angola (115 milioni di euro), Augusta Westland 6 elicotteri alla Marina Militare di Luanda (90 milioni), Whitehead Sistemi Subacquei consegnerà siluri antinave A-244S (7,3 milioni)». Stando a quanto riportato da Nigrizia il rapporto tra l’Italia e l’Angola, per quanto riguarda le forniture di armi, è addirittura precedente all’indipendenza e nel corso dei decenni il legame si è saldato fortemente fino a portare la portaerei Cavour, la fregata Bergamini e la rifornitrice Etna a far bella mostra di sé nel porto di Luanda.
«Pochi mesi dopo Matteo Renzi, il 21 luglio 2014, incontrava nella capitale angolana il presidente Dos Santos accompagnato, tra gli altri, da Mauro Moretti di Finmeccanica». E si parla dell’appalto per elicotteri di uso civile e militare. L’Italia potrebbe poi «sostituire l’intera flotta angolana» oltre al controllo dei territori attraverso «sofisticati sistemi come droni e satelliti». José Eduardo dos Santos staa al potere da 36 anni. La poltrona è salda sotto il suo sedere. Del suo impero, delle ricchezze della sua famiglia e del modo in cui le avrebbe ottenute scrive Nigrizia. Il periodico Comboniano, citando Forbes, dice che le fortune personali del presidente supererebbero i 20 miliardi di dollari. Ma dove vengono messi i tesori familiar-presidenziali? Grazie a un rapporto pubblicato nel 2013 da Corruption Watch Uk e dall’Associação mãos livres si è saputo che il capo di stato angolano è titolare di conti nei paradisi fiscali. Ha ricevuto sui suoi conti alla Banca Rotschild e alla Banca internazionale del Lussemburgo 36,5 milioni di dollari dal fondo d’investimento Abalone (incaricato di negoziare il debito angolano nei confronti di Mosca) in corrispondenza di una consegna di armamenti. E Nigrizia – per firma di François Misser – sintetizza il «sistema Angola» con queste parole: «Quella che è certa è la strategia deliberata e sistematica di “Zédu”, come lo chiamano gli angolani, di utilizzare denaro pubblico per conservare il potere (…). Una strategia che prevede la nomina di famigliari e di amici ai posti di comando e il controllo di tutti gli incarichi che danno prestigio e visibilità: questa è perlomeno l’analisi di Justino Pinto de Andrade, economista e leader del partito di opposizione Bloco Demócratico». Ring any bells?

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