Il voto nell’imperfetta democrazia della Thailandia

Oggi alle urne 50 milioni di aventi diritto a scegliere la Camera Bassa. I sondaggi danno in vantaggio l'opposizione

Sono iniziate questa mattina in Thailandia per per il rinnovo del Parlamento del regno che dipende da 52 milioni di aventi diritto a mettere la scheda nell’urna.. E’ un voto importante anche se chi infatti vince la maggioranza nella Camera Bassa (500 seggi), in una competizione con decine di partiti, deve poi fare i conti con un Senato (250 seggi) grazie ai dettami di una Costituzione che un vasto movimento popolare avrebbe voluto cambiare prima di questa nuova tornata elettorale. Bisogna vincere 251 seggi alla Camera ma far poi la conta con i 250 nominati del Senato: un sistema molto semplice e che dà in vantaggio i militari, gli estensori dell’ultima Costituzione del 2017 che seguiva il golpe militare del 2014 cui si deve la decisione che il Senato, Camera legislativa apartitica, venga nominato dalle Forze armate.

Uno dei dominus anche di queste elezioni è l’uomo che è in sella da quell’epoca, il generale Prayut Chan-o-cha, attuale Primo ministro. Ma non è l’unico grande competitor. Questa volta, forse più che in passato, ha una nuova temibile nemica che appartiene al clan Shinawatra, una famiglia che ormai da decenni contende a militari (e in un certo senso persino alla corona) il potere in Thailandia. Lei si chiama Paethongtarn Shinawatra, una giovane businesswoman e politica nel solco dell’eredità famigliare dell’ex premier Thaksin Shinawatra di cui è la figlia minore. E’ anche la nipote di Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin e già premier tailandese e lei pure, come il fratello, in un ormai lungo e auto imposto esilio.

Paethongtarn, 36 anni, è adesso a capo del Pheu Thai Party, il partito di famiglia che per l’ennesima volta tenta di riportare il clan al potere. Potrebbe farcela, dicono i sondaggi, anche se Prayut, che ha superato le controversie nel suo Palang Pracharat fondando un nuovo “partito militare”(Utn), continua a vantare una solida posizione. Sembra invece andare male al suo omologo generale Prawit Wongsuwan, tra gli ispiratori delle scelte dittatoriali dell’esercito – con avallo reale – e già premier che adesso vorrebbe tornare a farlo (attualmente, dopo la scissione, contava su 73 seggi contro i soli 3 di Prayut). Gli altri incomodi sono almeno tre: Anutin Charnvirakul, un abile populista (sua la legge di depenalizzazione della cannabis) e attuale ministro della Sanità, e Jurin Laksanawisit, esponente di un partito democratico sempre meno potente. E infine Pita Limjaroenrat (classe 1980), giovane businessman, attuale leader del Move Forward Party, successore de facto del disciolto Future Forward Party, un partito che continua a piacere ai giovani e a coloro che sono contro Prayut e Prawit ma non vogliono votare il clan Shinawatra.

Gli ultimi sondaggi danno favorita l’opposizione con Pheu Thai al primo posto. Negli ultimi sondaggi prima del voto, Pheu Thai e Move Forward Party assieme supererebbero largamente il 65% dei voti. In altri arriverebbero comunque sopra il 50% richiesto per poter esprimere un premier. Ma potranno farlo? In un Paese dove l’ombra del golpe militare è sempre lunga c’è chi ha paventato anche una ennesima scelta in uniforme che però appare improbabile visto che la Costituzione mette l’esercito comunque in condizione di fare il bello e il cattivo tempo. Ma questa volta non sarà facile e giochi e alleanze potrebbero cambiare una scena politica per ora saldamente in mano ai generali col doppiopetto e la mimetica nell’armadio.

Nella foto di copertina schede elettorali a Bangkok (® PatiPati/ Shutterstock.com)

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